mercoledì 3 marzo 2010
Elitron - Los del Barrio 2-8
Finisce la tournè sudamericana e abbiamo le ossa rotte. Il nostro viaggio d’oltremare, o il loro qua dalle nostre parti, se vogliamo dar retta al blog, avviene in un momento un po’ disgraziato, con assenze varie a scacchiera che minano la continuità, che è uno degli ingredienti del successo, soprattutto se “un po’ d’argento tra i capelli li colora”. L’acqua della doccia è un mezzo battesimo, la morte e la resurrezione, in compagnia degli anomali ragazzi del quartiere che a differenza di altri indios si lavano prima di bere birra e raccontarsi chissà che cosa nei capannelli improvvisati fuori dal campo. L’umore è pesto e si cerca di guardare avanti. Che si potesse anche fare zero punti in questi tre incontri lo avevamo un po’ tacitamente messo in conto (almeno i più pessimisti, che oggi dovremmo chiamare realisti), ma con gli uragani siamo passati avanti, abbiamo retto bene e perso con onore contro una delle squadre certamente più forti di tutto il torneo e lì ci siamo fatti l’idea che i risultati potessero essere diversi. Poi è stata la voltà dei Perù, affrontati senza i leader della classifica marcatori e con altre assenze importanti che hanno costretto a rivoluzionare il modulo. Ed è arrivata una sconfitta che lasciava spazio a rimpianti e speranze per la volta successiva. L’ultimo match invece è stato un Mortirolo calcistico, tutto salita, sempre a inseguire, spesso col fiato corto. La prima metà del secondo tempo è stata di qualità e ha un po’ riacceso la luce dell’ottimismo, ma il goal preso nel momento sbagliato e il successivo tracollo non ci hanno fatto bene per nulla. Mettere in conto tre sconfitte è una cosa, fare i conti con tre partite perse è tutt’altra musica. Aver la sensazione di stare sulla ripida china di una parabola discendente non è piacevole. E infatti il blog si è popolato di immagini, suggerimenti dello psicologo, inviti alla positività e ad un atteggiamento costruttivo, tutti segni tangibili di uno stato d’animo un po’ così. Non voglio aggiungere una voce al coro dei motivatori. Non voglio sovraccaricare il prossimo impegno. Voglio invece aderire ad un invito più volte espresso in questi giorni: cambiare punto di vista. Andiamo alla radice, ad un concetto che ci ripetiamo allegramente ogni tanto: giocare è bello, amiamo giocare e grazie a Dio possiamo farlo. Che bellezza, che gioia! Se non ci dimenticheremo di questo, se riusciremo a sorridere dentro accarezzando un pallone come ai bei vecchi tempi, avremo fatto metà dell’impresa, credo. L’altra metà sarà solo buttar dentro qualche biglia, gonfiare il sacco, vincere. Un gioco da ragazzi.
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4 commenti:
Bravo Gio'! Anche nell'auto-rimando! Buttiamo dentro qualche biglia ... poi si vedrà.
Il Presidente dice:"Minchia sei di poche parole!". Poi aggiunge:"Minchia non lo scrivere, stronzone!". Adesso frigna:"Ti prego togli le parolacce, non mi va! Non le ho neanche dette!". Ovviamente le ha dette. E nell'ultima frase non ne ha messe solo perchè finalmente ha capito che scrivo tutto.
Un po' di parole le ho aggiunte.
Non le ho dette, non le ho dette! E non ho neanche detto "ti prego"!
Non le ho dette, non le ho dette! E non ho neanche detto "ti prego"!
che bel quadretto di vita familiare!
buongiorno elitron. meno uno alla nuova sfida. forza noi!
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