mercoledì 28 novembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
Vs. Golden Boys - Convocazioni
1) Giovanni (p)
2) Silvio
3) Gianluca
4) Palu
5) Teto
6) Dario
7) Christian
2) Silvio
3) Gianluca
4) Palu
5) Teto
6) Dario
7) Christian
venerdì 23 novembre 2012
FCE-A La Grange 3-3
Diventare un po’ più grandi, diventare un po’ più squadra
significa anche diventare abbastanza cinici e determinati per trasformarsi da
quelli che troppe volte si fanno raggiungere all’ultimo secondo e gli si
strozza l’esultanza in gola in quelli che fino all’ultimo centesimo di secondo
ci credono e non importa se hai giocato solo scampoli di partite, per quel
maledetto ginocchio che un giorno ti ha tradito con un crac e hai coccolato col
freddo parallelepipedo di spinaci, in mancanza di meglio, non importa perché
quando c’è da fiondarsi su un’occasione a forma di palla indifesa davanti alla
porta raccogli tutto ciò che hai, ciò che resta nel serbatoio e ci vai dentro
col piattone, a fare tre-a-tre e girarsi ed esultare come Tardelli redivivo,
perché la zampata corre sul filo del rasoio che recide il tempo della partita
(poi solo lo spazio per una staffilata da brivido da centrocampo) e dopo un
inseguimento che pareva non si compisse, invece, è fatta, è pari, è un
punticino che fa bene alla classifica, un’impresa che coccola il morale, anche
se la consapevolezza di non aver fatto il meglio, di poter (anzi dovere) fare
di più storta un po’ i sorrisi negli spogliatoi. Ma va bene così, ora. Stiamo
costruendo un nuovo corso e va bene così, senza guardare la classifica, ma solo
lo specchio delle nostre prestazioni. Ci sono errori, ma anche tanta
concentrazione, volontà, abnegazione. C’è silenzio in campo, parla –urla- il
mister (e qualche volta qualche destinatario di passaggi troppo alti), cantano
i muscoli, fin che ce n’è. Fischiettano le budella: non abbiamo voglia di
crescere, davvero: una sera a settimana abbiamo voglia di essere così, bambini spensierati e pensierosi. Serissimi, sempre come nella prima clip.
lunedì 12 novembre 2012
Convocazioni vs. FC Internazionale
Ritrovo h.19.30
1) Palu (p)
2) Dario
3) Teto
4) Gianluca
5) Silvio (c)
6) Luca
7) Christian
1) Palu (p)
2) Dario
3) Teto
4) Gianluca
5) Silvio (c)
6) Luca
7) Christian
venerdì 9 novembre 2012
Giallo e Blu
Lasciatemi colorare questa maglia con dei nomi. Quello di Sebastiano è il primo, il bomber dei bomber, gol da record, categoria superiore, che faceva da noi reparto da solo ma che non disdegnava certo il post-partita tutti insieme. Danilo, oppure, il nostro capocannoniere ai vittoriosi Play out dell’Ausonia, ma anche l’agente del mercato della Elitron poche settimane fa nell’affare Stanghi. Simone, il difensore più forte del Libertas, che quando sbaglia qualcosa lo senti urlare - “dai Simon, cazzo!!” - e che dopo una sconfitta mi mandava sms per dirmi che non vedeva l’ora di rigiocarsela per vincere. Oltre a loro, magnificenze del calcio Libertassiano e oggi - purtroppo - nostri avversari, un mondo di altri colori: Fabio, Beppe, Matteo, Tiziano, Stefano, Alberto (il fantastico Alberto), Francesco, Alessandro (ma che fine hai fatto?), Flavio, Igor (ha vinto la schiena, eh?!), Marco, ecc, ecc, ecc…e per ognuno di questi un soprannome. Da giocatori storici della mia squadra a fugaci quanto fondamentali presenze in quei momenti di emergenza. Amici, prima di tutto, compagni di avventure solo belle, che giocano ancora, che non giocano più, parte indimenticata della storia di questa squadra, colori giallo e blu di questa maglia.
giovedì 8 novembre 2012
FCE-Black Stars 4-3
A quarant’anni, da ieri, siamo una squadra nuova. Fiorita in
quaranta minuti, all’improvviso.
E' una sensazione, è una certezza.
Le ragazze che hanno diviso una birra in due sono arrivate
tardi nel locale a gestione e servizio bipolare e avranno arricciato un naso
interiore nel sentire certe virili considerazioni, sicuramente ci hanno
regalato uno sguardo di commiato, per verificare chi fossero i quarantenni che
discutevano così alcolicamente entusiasti di un’impresa che loro non avevano
visto.
Attorno al tavolo, a colpi di medie, cercavamo di far star
buono l’entusiasmo, di placare quel sentimento che conosce bene chi ha provato
l’emozione di certe vittorie, dove non sono i punti, i goal, lo spettacolo a
contare, ma è la sensazione di avere giocato in un certo modo.
I goal, le azioni ci sono state, anche spettacolari, i punti
li mettiamo in cascina, ma non è quello che conta veramente. Quello è solo il
risultato che si misura in numeri (il nostro maggiore del loro) di
un’operazione umana molto più importante. Un'operazione che abbiamo visto concretizzarsi in cose belle, ma il cui cuore vero stava nell'invisibile. Ciò che abbiamo visto è un uomo innalzarsi al cielo e ripetere fuori
di sé un modello di torsione interiorizzato come conseguenza di multiple
esposizioni televisive al gesto plastico e ficcare di testa una palla in rete,
sfruttando un lunghissimo cross diagonale; abbiamo visto ripetere la stessa diagonale
a palla bassa e con due tocchi di prima di adamantina bellezza un’altra palla
trasformarsi in gioia; abbiamo ammirato il granitico funambolismo di un
fuoriclasse sfuggire alle tagliole dei suoi ex compagni e produrre un nuovo
vantaggio, cristallizzato dal velluto di un tocco di classe sublime, al limite
dello stiracchiamento fatale. E in mezzo ordine, sacrificio, corsa, botte,
indulgenza arbitrale, sudore, dolore (quanto serve davvero un crociato ad un
uomo che non si comporta da vezzeggiativo vegetale ma accetta il ruolo di
ripescato?), urla, un miracoloso riflesso da portiere di un portiere che aveva
detto “fatene quattro e vinciamo”, qualche errore come insignificante
pulviscolo nella luce sfolgorante di una prestazione concentrata e intensa,
quasi perfetta per esecuzione, assolutamente perfetta per spirito. La cosa
migliore, tra tanta bellezza, era la sensazione, presente in ogni istante e
indelebile poi, dopo le docce, la strada, le birre, le parole, di essere una
squadra. Diversa, più forte. Una squadra nata dalla necessità di una difesa
evaporata nelle ventiquattro ore prima della sfida e coagulata dalla necessità
di fare meglio del meglio. Le chiacchiere post-partita ci regalano uno sguardo
dal campo: uno sguardo che coglie tutti i compagni schierati accanto, serrati
vicino, precisi nel difendersi, nel tenere la posizione come una metafora di
ciò che la loro volontà e il loro spirito stava costruendo ad un altro livello.
Ognuno ci ha messo del suo: da Palu che un giorno prima di arrivare alla soglia
dei quaranta si riscopre portiere, a Giangio che nei suoi apparenti trent’anni
sta per tutta la partita inamovibile e insidioso come uno scoglio piantato in mezzo ai flutti neri, a Carlo,
telecomandato e sempre sovrabbondante per impegno, corsa, cuore, a Olly,
interpretazione gialloblu dell’Eto’o del triplete, a Luca, pietra angolare
della squadra, chiave di volta che innerva l’ordine del gioco, a Christian,
sempre serio, ma questa volta, finalmente, con il cuore leggero, seppur non
circondato da cortesie. Ricordiamoci di questa notte. Gli psicologi insegnano
che un modo per motivare e motivarsi è pensare alla bellezza del risultato,
alla sensazione del successo. Scolpiamoci in testa, nel cuore, in un organo
qualunque, basta che sia comodo da leggere la sensazione di questa vittoria. Il
modo per replicarla è semplice. Basta essere la F.C.Elitron.
Pagelle in pillole
1) Stefano: Clessidra, necessario come il tempo e come il tempo passegero, lì tra i pali, troppo stretti per farlo divertire.
18) Gianluca: Felix the cat, all'inizio della sua quarta vita, diventa volpe.
20) Carlo: Giocatore n°1, è quello con il triangolino giallo sulla testa, a muoverlo come vuoi sei tu.
19) Silvio: equazione, Ancelotti : Pirlo = Strengacci : Oliveri (modestamente)
12) Luca: Leonardo da Vinci, disegna schemi perfetti sul campo senza neanche spiegarceli.
11) Christian: Robin Hood, si ruba ai forti per farci forti.
18) Gianluca: Felix the cat, all'inizio della sua quarta vita, diventa volpe.
20) Carlo: Giocatore n°1, è quello con il triangolino giallo sulla testa, a muoverlo come vuoi sei tu.
19) Silvio: equazione, Ancelotti : Pirlo = Strengacci : Oliveri (modestamente)
12) Luca: Leonardo da Vinci, disegna schemi perfetti sul campo senza neanche spiegarceli.
11) Christian: Robin Hood, si ruba ai forti per farci forti.
martedì 6 novembre 2012
lunedì 5 novembre 2012
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