martedì 19 febbraio 2013

La Pessima - FCE


Finalmente La Pessima. Priva del bomber Stanghi, di The Wall Giovanni e dell'esperienza di Teto la Elitron si appresta a giocarsi una delle partite più belle della stagione. Un classico per FCE che sempre ha affrontato in questi anni la compagine del Plaz, dai tempi in cui loro erano in casacca verde e noi nera. Si sono rinnovate le maglie da allora, noi casualmente simili a quel Parma di Nevio Scala, Asprilla e Zola e loro con una leggerissima sfumatura di arancio su casacche indubbiamente troppo grandi per il sottoscritto. Non è cambiato invece il nucleo di questi due team, perchè  non è mai cambiato il senso dell'essere una squadra prima di tutto di amici. Lo stile di gioco tra noi e loro è simile ed identica è la scelta di aver in rosa giocatori con la carta d'identità un po' rovinata. Pagherei oro per vedere e giocare questa partita vent'anni prima. Non è possibile, stasera saremo sicuramente più lenti di quel che saremmo stati negli anni novanta ma di certo, tutti, scenderemo in campo con la solita grande voglia di giocare a pallone.



mercoledì 6 febbraio 2013

FCE-Real Concordia 4-7

Tra le alghe e la melma dove d’inverno si acquatta la tinca, dove più sotto non si può scendere e la luce fatica ad arrivare, filtrata tra la fanghiglia smossa e torbida, al freddo e allo sconforto: sul fondo. E’ lì che stiamo, con le nostre birre in mano e gli sguardi a ghermire le pettinature attorcigliate di ventenni fumatrici e il nostro risultato che ci pesa addosso, insieme alle sue cause: alla poca determinazione, alla colpevole sufficienza e alla confusione individuale e del coro. Sul fondo della classifica e del gioco. Onore al merito degli avversari, affamati e urlanti; vincenti. Comincia così, come il peggiore dei sogni da cui vuoi svegliarti, il nostro girone in purgatorio. C’è voglia di redenzione, ma il primo è un passo falso, una buca che è una voragine e si inghiotte quello che sapremmo fare ma non c’è verso di mettere in atto. Soffriamo da subito, rischiamo e andiamo sotto. E quando, riagguantato a fatica il pari, dovremmo far girare il transatlantico della partita, ci incagliamo nella prima secca e regaliamo errori e vaghezza. Bravi gli altri ad approfittarne, colpevoli noi di ogni colpa possibile. La ripresa del gioco è una granita nella schiena, con due fantasmagorici goal al passivo nello spazio di un giro di lancette. Ci proviamo a tornare a galla solo nel finale, quando il tempo è troppo poco e torna un po’ dell’agonismo che sarebbe servito molto prima. Non basta, siamo sul fondo, silurati ripetutamente e tramortiti. Vogliamo fare bene, dobbiamo farlo, ma gli altri galleggiano al sole già metri sopra di noi. Dal fondo si risale.