
venerdì 24 dicembre 2010
martedì 14 dicembre 2010
Pagelle vs. Golden Boys (di Lupin IV)
Partita onesta contro avversari con cui è un piacere lottare. Un buon risultato, si diceva nel post partita, ma in fondo non ci crede nessuno.
Livello dei partecipanti pressoché omogeneo (soprattutto nel non ascoltare le indicazioni pre partita del mister), quindi abbandonerò la pagella “relativa” e mi avventurerò in quella assoluta.
The wall: 5/7. Para un rigore con l’alluce destro trasformandosi letteralmente nella linea di porta. Strepitoso e da 9, tuttavia partecipa fin troppo attivamente alla costruzione del rigore stesso e ciò impone un 5; come non è troppo attento (anche qui compartecipando) sul primo gol, esita e non esce in aiuto di Dario: e qui siamo sul 5/6. La chicca è un “mia” finito senza “sua” sul palo: brivido da 6--. Sinusoidale.
Palu: 6--. Parte con gamba, grinta e attenzione. Ma dà tutto in poco meno di dieci minuti, sancendo il suo definitivo out con un brutto fallo: brutto perché scaturito da un impossibile tentativo di anticipo (caldamente sconsigliatogli dal mister). Compulsivo.
Dario: 7--. Il Leone è Re soprattutto perché capisce quali sono le difficoltà dei suoi sudditi. E quindi nel primo tempo deve dedicare più tempo ad aiutare (non riuscendovi sul primo gol) che a giocare come sa fare. Trovato l’assetto della squadra, può finalmente dedicarsi all’hobby di quest’anno: il gol. Sovrano.
Lele: 7. Butterfly costruisce i suoi voti a partire da dieci, meno uno per ogni colpo di tacco, meno uno per ogni titic e titoc, meno uno per ogni inutile dribbling. Sarebbe quindi da dieci, anche per l’eccellente copertura difensiva. Tuttavia commette tre errori non da lui: passaggio troppo lungo e veloce su un contropiede tre contro uno (-1), chiama la sostituzione a Lupin IV (-0,5) e la chiama con palla agli avversari (-1,5) causando quel momento di esitazione che darà luogo al pericolosissimo rigore. Incauto.
Zacca: 5. All’ombra dell’ultimo stinco, era sparito un calciatore. Così più o meno recitava una splendida canzone di un De Andrè inconsapevole di averla scritta per l’ombra di Zacca. Marco è rimasto a casa e ha mandato a giocare un feticcio di sé. Totem che, un po’ per la paura di farsi male e un po’ perché fuori ruolo e un po’ perché alle ombre accade sovente, non gioca. Ectoplasmatico.
Seba: 6/7. Prendete la sua ultima partita (o quella prima, o quella prima, o quella prima..), togliete cinque gol, aggiungete 12 tiri e il risultato non cambia perché non è solo una questione di capacità, ma anche di costanza. Fa la differenza. Perde un punto per la scelta della palla con cui giocare e per il continuo “sali-staisu-stailì” irrispettoso delle indicazioni opposte del mister. Asintotico.
Carlo: 5.5. Corre come Gigi la trottola (simpatico nomignolo affibbiatogli dalla nonna paterna agli inizi degli anni 80), recupera palloni, si propone, addirittura in un paio di situazioni azzarda a tenere la palla più dei soliti 12 millisecondi e alla sostituzione finale manda “là” il mister. Per recuperare la stima calcistica del figlio maggiore, peraltro totalmente disinteressato, gli narra del proprio primo storico 7 preso lottando come un gladiatore. Forse la sua migliore prestazione fino ad ora. Anzi, non fino ad ora, bensì fino al gol non fatto e relativo passaggio non fatto. Incompiuto.
domenica 12 dicembre 2010
Convocazioni vs. Golden Boys
Partita determinante, primo crocevia per decidere se il nostro futuro prossimo sarà in serie A o B. Seguiranno 40 lunghissimi giorni di pausa dal torneo da riempire con una cena di Natale magari. Domani sera ritrovo come al solito.
Convocati:
1) Giò
2) Dario
3) Lele
4) Carlo
5) Palu
6) Zacca
7) Seba
venerdì 10 dicembre 2010
Pagelle vs. Atletico disagio
23) The Wall: 5 ; Una partita di calcio non è entrare in campo e giocare, non è un pulsante che basta accendere (forse solo per alcuni è così), è piuttosto un complesso di pensieri, sentimenti, rituali, parole e sguardi che vanno a convogliare in un'unica direzione fatta di concentrazione e determinazione. La gara altrimenti diventa il momento topico di un videogioco di avventura, nel quale vieni catapultato senza avere però il tempo di reagire.
4) Lupin IV: 5.5 ; La vita è un punto di vista, in ogni suo aspetto, ed una gara di calcio non si sottrae a questa regola. Arsenico viene visto giocare in modo differente dai vari compagni piacendo ad alcuni e non soddisfacendo altri. Per il suo approccio timido e poco vigoroso alla gara, per un interpretazione nell'occupare la zona di competenza poca lucida, nonostante un ottimo tiro finito però solo sul palo...io mi schiero tra gli insoddisfatti.
7) Il Re Leone: 7- ; Il destino gli rema contro. E' l'anno in cui le previsioni lo vedevano giocare più sulla fascia e la squadra beneficiare delle sue folate. 10 gol per uno che parte da dietro sono un numero notevole. La realtà dice invece che gli altri centrali di ruolo della FCE sono irreperibili per motivi diversi. Così anche ieri sera si piazza lì in mezzo e fa il suo lavoro alla grande facendo reparto quasi da solo, forse troppo da solo in alcune circostanze.
10) Il Cavaliere Nero: 7 ; Il numero 10 ha colpi da numero 10. Il gol di sinistro al volo è insieme coordinazione ed efficacia, è eleganza e precisione. L'esultanza è Tardelli, il suo conseguente salto per abbracciare il portiere è...paura. Così mentre rischiamo di avere in porta il muro di Berlino, il nostro capitano può annoverare nei suoi ricordi una prestazione molto importante
18) Butterfly: 7+; è dura esprimere talento nel disciplinare l'assetto della squadra in una gara se sei compresso tra la dittatura della democrazia tattica e lo stato di grazia della linea di fuoco. Così la farfalla svolazza free style cucendo i reparti come sempre e regalando spunti ai finalizzatori. Un brivido che parte da una coscia nel finale. Che ne sarà di lui al prossimo giro di giostra?
5) L'ultimo Reduce: 5.5 ; Chissà che effetto fa passare dalla squadra pluricampeones ad un'altra che è in fase di evoluzione, chissà cosa vede senza dirci. Quanti modi diversi ci sono per giocare a pallone? Tutti che attaccano, tutti dietro che la passano a uno, quelli che hanno il fuoriclasse che non la passa mai e poi vincono sempre, quelli che ci mettono l'anima, quelli che hanno l'umiltà e questo basta e gli basta per amare il calcio
9) Spaccaghiaccio: 8 ; Se uno ti fa 6 gol a partita finisce poi che non ti sorprende più. Allora devi trovare altro per capirlo, e ti accorgi che questo è evidente se lo guardi come persona più che come giocatore, benchè forte. E' in quella dimensione che valgono veramente le vittorie, perchè quando piano piano ti riconcili con te stesso poi tutto intorno gira nel verso giusto
4) Lupin IV: 5.5 ; La vita è un punto di vista, in ogni suo aspetto, ed una gara di calcio non si sottrae a questa regola. Arsenico viene visto giocare in modo differente dai vari compagni piacendo ad alcuni e non soddisfacendo altri. Per il suo approccio timido e poco vigoroso alla gara, per un interpretazione nell'occupare la zona di competenza poca lucida, nonostante un ottimo tiro finito però solo sul palo...io mi schiero tra gli insoddisfatti.
7) Il Re Leone: 7- ; Il destino gli rema contro. E' l'anno in cui le previsioni lo vedevano giocare più sulla fascia e la squadra beneficiare delle sue folate. 10 gol per uno che parte da dietro sono un numero notevole. La realtà dice invece che gli altri centrali di ruolo della FCE sono irreperibili per motivi diversi. Così anche ieri sera si piazza lì in mezzo e fa il suo lavoro alla grande facendo reparto quasi da solo, forse troppo da solo in alcune circostanze.
10) Il Cavaliere Nero: 7 ; Il numero 10 ha colpi da numero 10. Il gol di sinistro al volo è insieme coordinazione ed efficacia, è eleganza e precisione. L'esultanza è Tardelli, il suo conseguente salto per abbracciare il portiere è...paura. Così mentre rischiamo di avere in porta il muro di Berlino, il nostro capitano può annoverare nei suoi ricordi una prestazione molto importante
18) Butterfly: 7+; è dura esprimere talento nel disciplinare l'assetto della squadra in una gara se sei compresso tra la dittatura della democrazia tattica e lo stato di grazia della linea di fuoco. Così la farfalla svolazza free style cucendo i reparti come sempre e regalando spunti ai finalizzatori. Un brivido che parte da una coscia nel finale. Che ne sarà di lui al prossimo giro di giostra?
5) L'ultimo Reduce: 5.5 ; Chissà che effetto fa passare dalla squadra pluricampeones ad un'altra che è in fase di evoluzione, chissà cosa vede senza dirci. Quanti modi diversi ci sono per giocare a pallone? Tutti che attaccano, tutti dietro che la passano a uno, quelli che hanno il fuoriclasse che non la passa mai e poi vincono sempre, quelli che ci mettono l'anima, quelli che hanno l'umiltà e questo basta e gli basta per amare il calcio
9) Spaccaghiaccio: 8 ; Se uno ti fa 6 gol a partita finisce poi che non ti sorprende più. Allora devi trovare altro per capirlo, e ti accorgi che questo è evidente se lo guardi come persona più che come giocatore, benchè forte. E' in quella dimensione che valgono veramente le vittorie, perchè quando piano piano ti riconcili con te stesso poi tutto intorno gira nel verso giusto
giovedì 9 dicembre 2010
Elitron-Celtic 5-3
Dalle bocche dei ragazzini escono sbuffi di fumo, mentre nel gelo umidiccio inseguono il pallone sul campetto di cemento. Le porte le hanno fatte quelli più grandi, spostando due bidoni dell’immondizia e accostandoli ai sostegni dei canestri da basket; la traversa te la devi immaginare.
Il bimbo sovrappeso ha appoggiato la giacca a vento su una panchina e adesso ritorna in campo. E’ piuttosto scarso, ma il pallone è suo. E poi mena più forte degli altri. L’altro giorno a Miguel ha tirato un pugno e gli ha fatto venire il sangue dal naso. Quindi. Il bimbo sovrappeso è veramente scarso, fa appena in tempo a pensare il signore distinto che passeggia accanto al campetto, con la schiena dritta, il mento all’insù ed un cane al guinzaglio. L’uomo lo vede litigare con il pallone, tirare un calcio storto che voleva essere un pericoloso fendente. La palla parte di sghembo e punta verso il signore che ha rallentato il passo e ora esegue uno stop perfetto. Un magrolino con gli occhiali viene spedito al recupero. Si ferma davanti agli occhi di ghiaccio del signore con i capelli bianchi e respira affannato senza parlare.
Non sa, il bambino, che il signore potrebbe partire, con quelle scarpe lì ai piedi, senza nemmeno togliersi il cappotto e dribblare lui e tutti i suoi amici senza nemmeno fargli vedere la palla, entrare in porta con una giravolta e il cane ancora al guinzaglio. Il signore è uno di quei signori che hanno segnato migliaia di goal nella sua vita, correndo con il freddo come oggi o nel caldo dei pomeriggi d’estate sull’erba, nella polvere, sulla moquette, il sintetico, il fango e facendo l’attaccante spesso il terreno lo ha visto da vicino, ci ha sbattuto contro una guancia, mentre il suo cervello registrava contemporaneamente il dolore allo stinco e la distanza dalla porta, valutando il tiro diretto della punizione. Il signore sa cosa come ci si sente a segnare un goal. Sa che il calcio è quello, il resto è oblio. Le belle azioni sfortunate non servono e non restano, i goal sì, diventano numeri e qualcuno li scrive e numero dopo numero si fa la classifica, la vittoria, la gioia, la sconfitta e tutto ciò che ci sta in mezzo. Il signore sa come un goal cambia le cose, come, per dire, quei goal allo scadere che improvvisamente cambiano il senso di una partita che si era messa male per colpa del portiere. Fare goal, prenderli. Il calcio è lì, con quelli in mezzo che lavorano per la gloria e contro la vergogna degli estremi. Come quella sera di cinquant’anni fa, quando fortissima fu la sensazione di essersi illusi allorché un rinvio maldestro del portiere rimpallò sull’attaccante avversario per un pareggio del penultimo minuto. Una partita condotta quasi sempre davanti, facendosi però rimontare un doppio vantaggio. Una sensazione di frustrazione dilagante, in una stagione ondivaga che stentava a decollare. Servivano punti, serviva continuità, serviva vincere. E invece… sembrava improvvisamente che il sogno cullato per trentanove minuti stesse evaporando. Ma poi ci pensò il signore con gli occhi di ghiaccio a raddrizzare la gara, con una botta imprendibile che il bambino sovrappeso mai sarà capace di tirare in vita sua. Una manciata di secondi dalla fine, ma i goal sanno insinuarsi anche negli spazi stretti e il suo trovò posto lì, tra la delusione e il fischio finale. Lo stesso spazio in cui il Cavaliere Nero riuscì poi a calcarne un altro: dopo essersi guadagnato l’applauso con un tocco sublime qualche minuto prima, una carezza alla palla, per saltare in scioltezza l’intervento di un avversario, ora anche l’ultima parola su quella partita dal meteo così variabile.
Il signore potrebbe dribblare tutta la squadra, ma è un bravo signore e sorride al bambino e si limita ad alzare la palla con un doppio tocco rapidissimo e perfetto e farla atterrare precisamente tra le mani del piccolo occhialuto. Con il tempo, anche il passaggio è entrato nel suo repertorio. Il signore alza lo sguardo e vede la piccola truppa ansimante che attende di riprendere il gioco. Da lontano non hanno potuto gustare la finezza. Ma il bimbo con gli occhiali sì che l’ha visto e adesso sorride di rimando al signore con il cane. Un giorno vuole essere anche lui bravo così. E’ il sogno di tutti quelli che giocano a calcio.
Il bimbo sovrappeso ha appoggiato la giacca a vento su una panchina e adesso ritorna in campo. E’ piuttosto scarso, ma il pallone è suo. E poi mena più forte degli altri. L’altro giorno a Miguel ha tirato un pugno e gli ha fatto venire il sangue dal naso. Quindi. Il bimbo sovrappeso è veramente scarso, fa appena in tempo a pensare il signore distinto che passeggia accanto al campetto, con la schiena dritta, il mento all’insù ed un cane al guinzaglio. L’uomo lo vede litigare con il pallone, tirare un calcio storto che voleva essere un pericoloso fendente. La palla parte di sghembo e punta verso il signore che ha rallentato il passo e ora esegue uno stop perfetto. Un magrolino con gli occhiali viene spedito al recupero. Si ferma davanti agli occhi di ghiaccio del signore con i capelli bianchi e respira affannato senza parlare.
Non sa, il bambino, che il signore potrebbe partire, con quelle scarpe lì ai piedi, senza nemmeno togliersi il cappotto e dribblare lui e tutti i suoi amici senza nemmeno fargli vedere la palla, entrare in porta con una giravolta e il cane ancora al guinzaglio. Il signore è uno di quei signori che hanno segnato migliaia di goal nella sua vita, correndo con il freddo come oggi o nel caldo dei pomeriggi d’estate sull’erba, nella polvere, sulla moquette, il sintetico, il fango e facendo l’attaccante spesso il terreno lo ha visto da vicino, ci ha sbattuto contro una guancia, mentre il suo cervello registrava contemporaneamente il dolore allo stinco e la distanza dalla porta, valutando il tiro diretto della punizione. Il signore sa cosa come ci si sente a segnare un goal. Sa che il calcio è quello, il resto è oblio. Le belle azioni sfortunate non servono e non restano, i goal sì, diventano numeri e qualcuno li scrive e numero dopo numero si fa la classifica, la vittoria, la gioia, la sconfitta e tutto ciò che ci sta in mezzo. Il signore sa come un goal cambia le cose, come, per dire, quei goal allo scadere che improvvisamente cambiano il senso di una partita che si era messa male per colpa del portiere. Fare goal, prenderli. Il calcio è lì, con quelli in mezzo che lavorano per la gloria e contro la vergogna degli estremi. Come quella sera di cinquant’anni fa, quando fortissima fu la sensazione di essersi illusi allorché un rinvio maldestro del portiere rimpallò sull’attaccante avversario per un pareggio del penultimo minuto. Una partita condotta quasi sempre davanti, facendosi però rimontare un doppio vantaggio. Una sensazione di frustrazione dilagante, in una stagione ondivaga che stentava a decollare. Servivano punti, serviva continuità, serviva vincere. E invece… sembrava improvvisamente che il sogno cullato per trentanove minuti stesse evaporando. Ma poi ci pensò il signore con gli occhi di ghiaccio a raddrizzare la gara, con una botta imprendibile che il bambino sovrappeso mai sarà capace di tirare in vita sua. Una manciata di secondi dalla fine, ma i goal sanno insinuarsi anche negli spazi stretti e il suo trovò posto lì, tra la delusione e il fischio finale. Lo stesso spazio in cui il Cavaliere Nero riuscì poi a calcarne un altro: dopo essersi guadagnato l’applauso con un tocco sublime qualche minuto prima, una carezza alla palla, per saltare in scioltezza l’intervento di un avversario, ora anche l’ultima parola su quella partita dal meteo così variabile.
Il signore potrebbe dribblare tutta la squadra, ma è un bravo signore e sorride al bambino e si limita ad alzare la palla con un doppio tocco rapidissimo e perfetto e farla atterrare precisamente tra le mani del piccolo occhialuto. Con il tempo, anche il passaggio è entrato nel suo repertorio. Il signore alza lo sguardo e vede la piccola truppa ansimante che attende di riprendere il gioco. Da lontano non hanno potuto gustare la finezza. Ma il bimbo con gli occhiali sì che l’ha visto e adesso sorride di rimando al signore con il cane. Un giorno vuole essere anche lui bravo così. E’ il sogno di tutti quelli che giocano a calcio.
mercoledì 8 dicembre 2010
Convocazioni vs. Disagio Atletico
Amici, il mister sta facendo lo scrub vegetale ai bagni di Bormio, quindi le formazioni le faccio io. Non so, forse gli mancheranno delle pedine domani sera, ma in compenso avrà la pelle liscissima.
Giuocheranno alla ricerca dei tre punti (obiettivo minimo):
- Gio
- Dario
- Lele
- Carlo
- Zacca
- Ale P
- Seba
Ritrovo, come di consueto, alle 20.20 al campo di battaglia.
Dormite sereni, mangiate leggero, evitate gli sforzi e il traffico e presentatevi agguerriti e puntuali.
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