sabato 27 febbraio 2010

Questione di punti di vista...


Cosa rappresenta questa immagine?
Come ha già ben detto il Presidente, l’altra sera c’è stato quello che in gergo tecnico (non calcistico) si dice uno “splitting”: i giocatori hanno dichiarato di aver giocato male, la curva ha dissentito restituendo l’immagine di una squadra che tutto sommato c’era…Certo è vero, forse noi non ne capiamo molto di ca…alcio, però forse ne capiamo un po’ di “umanità”, e quello che abbiamo visto è stato uno spirito di squadra, uno spronarsi a vicenda, una grinta, che nella partita precedente ci erano un po’ mancate, e forse questo ci basta per dire che avete giocato bene! dopotutto qualcuno canta che “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…”. Chiaro…è importante vedere anche gli errori, ciò che si sarebbe potuto fare di meglio, capire cosa non ha funzionato…ma ancora più importante è, sia per chi veda in questo quadro un gruppo di persone in un villaggio africano, sia per chi ci veda il viso di una donna distesa, avere la capacità di cambiare il punto di vista, per potersi vedere in modi diversi, per scrivere un’altra storia…
la psico/avv

La foto del giorno


Andare avanti...

venerdì 26 febbraio 2010

Le pagelle del Presidente vs Los del Barrio

E purtroppo no che non hai frainteso, Olly: gli ecuadoregni erano dei killer e ci hanno mazzulato per bene.
E ora, nonostante io non ci capisca niente di ca..o, come ho avuto modo di ribadire ieri sera colpita dalla maledizione di Antonella Clerici (la quale però, a detta di Giovanni, ne veniva fuori meglio), mi ritrovo a fare le pagelle di una squadra più coesa e sintonizzata della volta scorsa (secondo noi della curva almeno) ma che comunque, a detta di tutti fuori e dentro il campo, non ha giocato bene come avrebbe potuto.
Procediamo dunque col pagellino:
23 The Wall: 6- Rotola, si tuffa, si contorce, s'appallottola, s'allunga, para: ma non quanto basta. E le sue gambe si fan tunnel per la pelota per ben due volte.
18 Butterfly: 5,5 Il Mister non ha mai urlato così tanto da bordo campo e nella sua voce risuona una carica e una brama di riscatto degna di un guerriero più che di una farfalla. In campo corre e sta zitto (le orecchie della curva ringraziano) ma il suo gioco è poco determinante.
5 Re Leone: 6/7 L'unico ieri sera che riesce a crederci fino alla fine e a trasformare in energia la propria determinazione. Manca però un paio di buone occasioni.
11 Child: 5,5 Pare stanco e un po' spaesato. Sembra che il numero della maglia abbia un effetto negativo, ormai provato, sulle sue prestazioni. E allora non diamogliela più questa maglia, no?
8 Cavaliere Nero: 5,5 L'ho visto poco, e sì che ce ne vuole. Perciò i casi son due: o è stato poco in campo, o il suo gioco non ha sortito molto.
9 Spaccaghiaccio: 5,5 L'ho già redarguito ieri sera per quanto "spacca il ghiaccio" con l'arbitro, perciò proseguo coi rimproveri (certa che sia consapevole di giocar bene e che dunque non si offenderà): passala Seba! Non aspettare che ti arrivi sul piede: coriiiiiii!
4 Green Eyes: 6 Per essere in ferie non si sta riposando molto: gioca e fa la sua parte con equilibrio. Volete dire che è stato davvero dalla psicologa?

La dirigenza crede in voi e vi ama sempre, soprattutto se non vi buttate giù: quando siete allegri siete pure più belli.
E adesso aspettiamo le prossime convocazioni del Mister...!

Foto del giorno


Segnali di pericolo

martedì 23 febbraio 2010

Convocazioni vs Los del Barrio


Non è un esercizio difficile ma serve un pò di concentrazione e di applicazione. Leggere e basta non è sufficiente. Probabilmente questa frase ha a che fare con quanto detto ieri sera, però io voglio che ora ti concentri su questo esercizio. Non leggere velocemente, concentrati. Meglio se sei da solo in quella stanza.
Te lo ripeto, leggi molto lentamente. Immagina di avere nella tua mano un limone e immagina di guardarlo, è un limone molto grosso e giallo, è molto succulento, uno di quelli siciliani per intenderci. Per aiutarti alza il braccio in modo tale da avere la mano con il limone di fronte al tuo viso. Muoviti piano, stai concentrato su ciò che ti chiedo. Ora, con l'altra mano taglia il limone a metà e scarta una delle due parti. Leggi lentamente mi raccomando. Restando concentrato su quell'unica parte di limone freschissimo, avvicinalo alla tua bocca (fallo!) e mordilo (assaporalo). Se hai fatto l'esercizio nel modo corretto...hai l'acquolina in bocca! In questo caso ti faccio i miei complimenti, sei riuscito a rendere il tuo cervello più forte della banale evidenza.
Nello stesso modo ora ti chiedo di avere la capacità di vederti uscire da quel campo vittorioso, le gambe sono dolenti ma tu sei fiero, il tuo apporto è stato fondamentale per la squadra, e la squadra ora è soprattutto la TUA squadra perchè hai dato il massimo, perchè l'hai aiutata come potevi, anche da fuori quando è capitato. Esiste una cosa strana che si chiama energia, può essere influenzata da tante variabili ma tu pensa solo a quella positiva, sarà la tua, sarà la nostra, arma in più; dal primo saluto che darai giovedì sera all'abbraccio della vittoria finale, passando per la sofferenza di voler ottenere a tutti costi quel risultato la tua energia aumenterà la mia energia, sarà qualcosa di grandioso.
E' ora il tempo giusto per tornare a vincere.

Convocati:

1) The Wall

2) Il Re Leone
3) Butterfly
4) Green Eyes (c)
5) Il Cavaliere Nero

6) Child
7) Diamante
8) Spaccaghiaccio

Ritrovi come al solito

lunedì 22 febbraio 2010

Le diverse stagioni



Credo proprio ci sia un errore. Come è possibile che nessuno se ne sia accorto?
Si fanno calcoli sul big bang, sull’universo, sulle maree mosse dai pianeti, sull’oroscopo, sulle meridiane, sulle coltivazioni, ecc ecc ecc e poi si combina un pasticcio del genere.
Il fatto: SETTEmbre, OTTObre, NOVEmbre e se vogliamo anche Dicembre sono in realtà rispettivamente i mesi numero 9, 10, 11 e 12 dell’anno! Se qualcuno conosce i motivi di questa traslazione me lo dica.
Altro fatto: in questi mesi in cui i numeri erano più avanti delle PAROLE la nostra squadra ha strabiliato.
Febbraio invece sembra essere onesto con tutti. Senza troppa fantasia lo accostiamo all’idea della febbre, e come si vede dal faccino provato di Simba tutto sembra tornare. La febbre è quella cosa che fisicamente ti stende e che talvolta, quando è alta, porta ad allucinazioni, a vedere cioè cose deformate rispetto alla visione di tutti gli altri. Un numero in questo caso, vicino al quaranta, che determina strane PAROLE. Talvolta, e lo sappiamo tutti, non è neanche necessario avere la febbre per scaldare l’animo, siamo tutti capaci di far ribollire il sangue dentro alle nostre vene per altre cause, che ovviamente a noi medesimi sembrano giustissime. Il tutto è dovuto ad una propria scelta, il voler oppure no compiere un viaggio all’interno del cervello e permettere all’ipotalamo, che controlla emozioni e stati d’animo, d’incazzarsi.
Ognuno si fa bella la vita da solo, ovvero decide che fare e come comportarsi, sempre. Di solito, quando più persone arrivano ad avere pensieri simili creano un gruppo, e più questi pensieri si stringono nel significato e più diventano degli ideali. Se invece non si vuole andare così oltre allora è sufficiente sostituire la parola “ideale” con “stile”.
Team Building ci dice chi ci ha visto giocare martedì scorso, e chi osserva lo fa con attenzione oltre che con passione e speranza. “Team building” è la considerazione peggiore che potessi sentire, quella che fa più male, quella che non posso accettare. E non perché sia sbagliata ma perché non voglio che faccia parte dello stile Elitron. Ecco, mi piace…STILE ELITRON. Voglio che nasca oggi questo nuovo concetto, e vorrei condividerlo con te. Lo stile Elitron significa divertirsi, lo stile Elitron significa rincuorare chi sbaglia, significa non darsi mai pervinti, anche di fronte ai più forti, anche quando le poche forze sembrano immobilizzarci, significa aver fame di vincere. Vuol dire studiare la situazione, avere il controllo di noi stessi, del nostro cuore e del nostro ipotalamo. Vuol dire dare tutto noi stessi, sapendo che noi stessi da soli non facciamo una squadra. Ma sia anche ben chiaro che questo è un concetto che ognuno di noi deve radicare dentro, sia ben chiaro che queste non son PAROLE.
Alle porte c’è la primavera. Finalmente la luce, per alcuni persino la resurrezione. Alle porte c’è quella stagione in cui tutti i limiti dovranno essere azzerati (o almeno ridotti), perché ciò che io voglio, ciò che tu vuoi è non aver rimpianti. Tra un pò sarà l’estate, anche della nostra carriera calcistica, e tu ed io saremo sdraiati su una spiaggia a ricordare cosa è stato, come è andata quella volta. Facciamo oggi che il nostro ricordo di domani sia il migliore, conto su di te.
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Il Mister



Elitron-Arriba Perù 3-6

Ci sono questi cinque all’aeroporto di Lima, con la valigia in mano e le idee confuse su come sarà questa Milano, lontana dal mare, dall’altra parte del mare. Quello con il nome del fondatore ha i piedi buoni, è un po’ più alto degli altri e guarda la signorina al gate della LAN Airlines un po’ più a lungo del dovuto, finché lei torna ad interessarsi di chissà quali carte che ha davanti e le sfugge un mezzo sorriso. Dormono, durante il volo, mangiano tutto quello che le hostess offrono e chiedono un paio di birre extra. Fuori nuvole, mare, il niente della notte d’alta quota punteggiato dalle luci intermittenti sulle ali. Un vuoto d’aria che si mescola con un vago senso di nostalgia. Altitudine undicimila piedi, temperatura esterna -53°. Il portiere ha il posto accanto al finestrino e guarda sotto, pensa com’è lontana casa sua in quel momento, così indietro, così in basso. Chissà perché gli torna in mente il poster in camera sua, il pallone di suo nonno, sdrucito e sgonfio sotto il letto e sopra il letto i guanti… cazzo, i guanti! Li ha lasciati a casa, maledizione. Si volta per dirlo al compagno, ma la frase gli si inceppa a metà perché quello ronfa tranquillo con le cuffie dell’iPod nelle orecchie. Speriamo che questi Elitron non siano troppo forti. Due ore ancora e poi Milano. Dicono che nelle sere più calde ci si trovi tutti in un parco non lontano dallo stadio per giocare, bere e far casino, ascoltando la musica dall’autoradio a stecca, con le macchine buttate sui marciapiedi, dove al mattino c’è un tappeto di bottiglie e i ragazzini con le maglie azzurre che vanno a giocare al campo dell’oratorio lì di fronte fanno lo slalom tra i resti della festa. Questa sera di Milano invece è fredda, le maglie dorate fanno poco, ma presto si comincia. Gli Elitron se ne stanno chiusi dietro, aspettano e si difendono bene. I ragazzi del Perù fanno il gioco del Perù: corrono, fintano, cambiano direzione, urlano ad ogni passaggio e se proprio non sanno cosa dire strillano pelota pelota, tanto per ricordarsi perché sono lì. C’è un calcio d’angolo e una strana prateria davanti alla porta, ad un tratto. Uno ci prova: fin troppo facile; piattone e vantaggio. Dall’altra parte sono tutti vestiti di nero, non perdono la calma e riprovano a macinare gioco come prima. Niente di speciale per un po’, passaggio, urlo, finta, urlo, torna indietro, ricomincia, urla e poi tocca agli altri. Poi un buco in difesa, su un lancio verticale, un liscio e il dieci nero che si avvita sulla palla e la ficca nell’angolino. Peccato, uno a uno. Non dura molto, c’è una punizione, tirata forte ma non imprendibile. Passa in mezzo ad un po’ di gambe, anche quelle del portiere, che ha i guanti, ma stavolta servivano i riflessi più pronti. Finisce il primo tempo. Si riparte e i neri della Elitron si rifanno sotto. Questa volta a dare dispiaceri è un piccoletto che sfarfalla per il campo e sembra il capo perché parla e sposta le pedine sul campo. Qualcuno tra i Perù ha un presentimento quando vede di nuovo troppo spazio davanti a sé su una punizione. Infatti ha il tempo per un assist a fil di palo e per godersi il tap-in del compagno. Il sonno in volo gli ha fatto bene. Ma di là non mollano ancora. Il dieci fa fatica, ha la faccia di uno che di dormire avrebbe un gran bisogno, forse ha dei figli. Ma quello lì più grosso sulla sinistra chi lo prende? Nessuno. Botta e goal, di nuovo pari. Palla al centro, si riparte per l’ennesima volta. E subito arriva quel secondo sospeso, arriva l’attimo dell’equilibrio. E’ un contrasto poco dopo la metà campo, uno di quelli dove i duellanti sono sbilanciati, con la palla in mezzo e basta un niente a portarla via, ma basta un vento per lasciarsela soffiare. E’ un attimo lunghissimo, si sentono i meccanismi degli orologi battere, il fiato resta sospeso, gli occhi spalancati. Il portiere fa mezzo passo avanti verso l’azione, la palla fa il suo giro, dice il suo verdetto e si srotola verso il piede del Perù, che avanza, proprio mentre la vita riprende la sua velocità normale. Botta in diagonale e goal. E’ lì che i Perù sanno di avere vinto. Era una sfida sul crinale e ora la partita sta rotolando sulla loro discesa. E’ fatta. I due goal dopo sono una formalità, sono il timbro su un evento già finito. Che bello, tanta strada, ma tanta soddisfazione. Negli ultimi minuti si comincia già a pensare al dopo. Ancora un giorno intero prima di tornare. C’è tempo per fare un salto a quel parco, magari c’è qualche chica con cui riprovare lo sguardo. Qualche amico lì per lì con cui scolarsi una birra e raccontare l’impresa, raccontare il calcio, romanzandolo un po’, immaginandosi le vite degli altri e qualche fantastico particolare, prima che torni la nostalgia del mare e del pallone sotto il letto.

mercoledì 17 febbraio 2010

Le pagelle del Cavaliere Nero vs Arriba Perù

GIOVANNI s.v. Il compito ingrato e direi quasi l'essenza del portiere è cercare di metter l'ultima pezza ad una sequenza di errori dei compagni. L'opportunità di diventare il salvatore della patria questa sera gli viene gentilmente concessa (a causa di una difesa distratta soprattutto sui calci da fermo), ma non viene colta anche perchè le 5/6 situazioni di rischio sfociano in tiri insidiosi a tratti imparabili: SPETTATORE

IBE 5,5 Non risce ad incanalare la sua energia straripante nella direzione giusta.La grandine delle incursioni avversarie non lo scalfisce e gli rimbalza addosso mentre l'acqua insinuata nelle fessure interne, con il gelo, lo spacca: ROCCIA FRIABILE

ZACCA 6+ Interpreta la gara nel giusto modo evidenziando personalità e volontà di prendere la squadra per mano. Costruzione e finalizzazione dell'azione sono di livello. Un gol sul campo e tripletta al ristorante, è galante verso il pubblico femminile che ci segue e si ripropone come pagellaro di giornata. AMICO RITROVATO

STE 6,5 Non è un giocatore usa e getta, ma ricaricabile: emblematica del cambiamento rispetto alle sue ultime prestazioni la caduta serale dovuta questa volta ad un eccesso di foga invece che ad un afflosciamento! Orchestra egregiamente la difesa anche con l'improvvisazione perchè non conosce lo spartito a memoria:CAPITANO

SILVIO 6+ Regge tutta la partita non risparmiandosi in recuperi difensivi e non perdendo il vizio del goal. E' la parte terminale della fase offensiva e appoggia i compagni (che lui reputa a priori persone intelligenti) quando non lo lasciano solo; ma è proprio quando è solo che deve ritrovare il guizzo che gli spalanchi la via della rete: CAPITONE

LELE 6 - E' il perno intorno a cui ruota la squadra, è lui che inventa ed è lui che accellera i fraseggi inizializzando le migliori occasioni da goal! Talvolta però ruota intorno a se stesso incaponendosi nella ricerca di un pasaggio filtrante a scapito di uno lampante: VITE AUTOFILETTANTE

martedì 16 febbraio 2010

Elitron-Huracan F.C. 4-6

L’estate dell’huracan ho compiuto trent’anni. Eravamo in Messico, con un caldo umido infernale fuori e il sudore che si gelava sulla pelle ad entrare nei negozi, come il rent-a-car di Merida, saturo di fumo, in cui abbiamo preso a noleggio un maggiolone nero. Un giorno tornavamo dall’isola di Hol Box, tagliata in due da un uragano diversi anni prima, su un taxi, diretti verso le mete turistiche più classiche, per l’ultima settimana di relax e mare, dopo aver girato il Chiapas su pullman lentissimi con gli scarafaggi a passeggio nel corridoio (ad Hol Box ricordo stormi di zanzare, una gara di pesca con grigliata per tutti e un pomeriggio un cielo nero come non l’ho mai visto, a far da quinta al baretto dove si bevevano meravigliosi succhi di frutta fresca). Sul taxi la radio andava e quasi all’arrivo ho sentito per la prima volta in trent’anni la parola “huracan”. Stava arrivando, proprio lì, insieme a noi. Per le strade di Praya del Carmen –una specie di set western, con una sola lunga strada parallela al mare, costeggiata da alberghi e negozi– i commercianti mettevano tavole di legno sulle vetrine e portavano al riparo tutto ciò che poteva volare via. In albergo ci hanno dato un volantino di istruzioni fotocopiato, con la scritta a lettere cubitali HURACAN, una candela tozza e una scatola di fiammiferi. Le finestre avevano le imposte sbarrate. Niente di cui preoccuparsi troppo, comunque, ci hanno detto: devi avere paura solo se il mare comincia a ritirarsi. E infatti la notte è trascorsa tranquilla, con qualche raffica di vento e scroscione di pioggia sul legno delle imposte e la mattina il tempo era più bello che mai. Conservo ancora le istruzioni, in un libro con la copertina di foglie di banano che a mia figlia piace guardare, insieme alle foto di quella vacanza, ai biglietti dei pullman e dell’aereo, insieme al ricordo di una guida mezzosangue che ci ha portati nei villaggi zapatisti e che alla notizia che eravamo di Milano commentò “ah, Leoncavallo”. Il mio primo huracan è stato una pioggerella. E anche l’ultimo era partito così, come una sciacquata che basta un ombrello per contenere. Tutto abbastanza facile. Noi con la voglia e la grinta dei momenti migliori, loro forse sorpresi dalla nostra aggressività e disciplina. In porta ci arrivano comunque, ma sempre con tiri sporchi e difficili, di quelli che si possono respingere. Dopo un paio di traverse in pochissimi minuti, passiamo in vantaggio con un tiro del Re Leone, avvelenato da una deviazione che manda fuori tempo il portiere avversario e troviamo il raddoppio con un’intuizione fulminante di Seba, ci facciamo bucare su un tiro impossibile da scoccare e da non parare, ma tant’è, passa nell’unico millimetro disponibile, ma soprattutto carichiamo di falli gli avversari fino ad avere tre liberi a favore, di cui però trasformiamo solo uno. Fine primo tempo: la sensazione è molto positiva. Beviamo l’acqua del presidente riprendendo fiato e tutto sembra sotto controllo. Sono solo due gocce. Ma poi comincia a piovere davvero e a fare vento forte. Gli huracani non mollano e sono forti. Si rifanno sotto, ma Butterfly, in versione Caterpillar, si intestardisce sulla destra, strappa una palla al portiere avversario e ci riporta a più due. Alla lunga però cominciamo ad accusare un po’ di stanchezza e cediamo terreno, finendo per prendere due goal in una modalità già collaudata contro questi avversari lo scorso anno, lasciando cioè loro troppo spazio e subendo le loro imprendibili serpentine da lontano. Non siamo brillanti come nel primo tempo e quindi dobbiamo ricorrere più spesso al fallo (l’arbitro è indulgente e ci risparmia almeno un paio di gialli di cui uno molto pericoloso al Re Leone, già ammonito e protagonista di un siparietto con il più forte degli avversari, reo di aver detto una parolaccia dopo la seconda rasoiata subita in due minuti): questa volta al tiro libero ci arrivano loro, trasformandolo per il vantaggio. Le strade sono deserte, la gente al riparo. E' un uragano vero. La nostra occasione arriva poco più tardi, ma è un altro legno, il quarto di serata. A pochi minuti il sesto goal ci mette sulle ginocchia. Finisce così, con la palla sul dischetto del tiro libero per un tentativo che non ci sarà mai e ci risparmia un distacco potenzialmente più pesante. Alla fine il Mister non gironzola per il campo, come nelle sconfitte peggiori: non deve smaltire nulla, è soddisfatto e lo dice subito. Lui è più saggio (è il Mister!) e vede cose che a noi restano nascoste dalla frustrazione del risultato mancato dopo una partita che abbiamo dominato per almeno metà del tempo. Certo tutti abbiamo la sensazione di essere forti, molto più dello scorso anno, quando l’Huracan ci ha veramente travolto e tagliato in due come l’isola di Hol Box. Abbiamo la sensazione che giocando così possiamo arrivare a partite davvero molto importanti. Lo scopriremo presto, prestissimo, nella seconda tappa della nostra tournè sudamericana, affrontando i Perù. Un bel posto, dove non sono mai stato. Me lo immagino pieno di montagne e verdissimo. Me lo immagino pieno di gente con il cappello di lana. E quel gruppetto con un pallone in mano e la valigia pronta, in attesa di partire per Porto di Mare, Milano, Italia.

lunedì 15 febbraio 2010

Oltre



Nella mano il dito medio è ben più lungo di tutte le altre dita mentre il dito medio nel piede non lo è. Sicuro del fatto che ognuno di voi conosca il perchè di questo fatto in modo scientifico non mi dilungo oltre.

Guardando una persona barcollare, claudicare e cadere ogni due passi, scommettereste che questa possa vincere una gara di corsa dei 100 metri alle olimpiadi?
Il motivo per cui sono molto contento del risultato contro FC Huracan (e a quanto ho sentito sono il solo) è molto semplice. Se ci fermiamo sull'attesa di un risultato che speravamo poter conquistare già in quel momento è ovvio che ne emerga delusione. Il singolo risultato, decontestualizzato dall'andamento della gara ed utilizzato come elemento unico e fondamentale a valutare le nostre capacità, ha l'effetto quindi di svuotare le speranze invece di fornire la giusta risposta al viaggio.
Tu che stai leggendo come hai imparato a farlo? Di botto? Prima non sapevi leggere e adesso si? Quando due squadre, una plurivincitrice e l'altra outsider, sono in corsa per lo scudetto su chi si scommette? Sempre sulla prima! ...Perchè è più abituata a star lì in alto, a combattere contro la pressione.
Riguardando più e più volte l'ultima partita io dico che noi siamo stati superiori, ma non contro la pressione, non nell'essere abituati a dominare fino all'ultimo secondo contro una squadra molto forte. E di questo io però non faccio torto a nessuno, perchè ci sono cose ancora da comprendere e da vivere sul campo. Pensare di essere oggi la forma migliore esprimibile è riduttivo e in qualche modo pure presentuoso. Il modo migliore per affrontare questo girone Signori non sono i risultati ma avere l'obiettivo di uscirne forgiati alla lotta, non solo nelle gambe ma soprattutto nel carattere. Ci vedo allora arrivare alla fase finale (e lì si che dovremmo valutarci) con elmo, corazza e scudo...che ancora non sono su questo giovane ma straordinario apprendista guerriero. Per farlo però sono necessarie due cose. La prima si chiama umiltà (e non aggiungo altro) e la seconda prospettiva. Quest'ultima è quella visualizzazione che ti permette di buttare il severo ed inutile fotogramma e che ti fa pensare a quella persona di cui sopra, quella che barcollava, claudicava e cadeva...magari non come ad un vecchio o uno zoppo...ma come ad un bambino.


Della lunghezza del dito medio della mano invece....

domenica 14 febbraio 2010

Convocazioni vs. Arriba Perú

Sono sicuro che se avesse la connessione a internet il Mister, che mi ha incaricato di diffondere alla ciurma le sue volontà, ci parlerebbe delle incognite che il prossimo match cela e delle sue poche certezze, tra cui quella che affronteremo un'altra squadra sudamericana molto forte e che quindi saremo chiamati ad un'altra battaglia durissima e ad un altra fatica, resa anche più complicata da numerose squalifiche e assenze che non ci permetteranno di avere l'ideale assortimento di ruoli per la gara e richiederanno perciò un ulteriore sforzo di adattamento di alcuni. Ma come sempre è accaduto, nei momenti in cui si sono verificate indisponibilità, i presenti hanno dimostrato che il concetto di titolare fisso ha poco senso nella FCE e che il valore è distribuito uniformemente, perché il cuore, la concentrazione e l'impegno sono moltiplicatori straordinari del talento.

E dunque, difenderanno domani sera i nostri colori:

-The Wall, già pronto per un'altra vacanza

-il Re Leone, a un cartellino da un importante traguardo
-Butterfly (c), disconnesso ma sempre presente
-Green Eyes, un'altra giornata di pausa mancata
-Buffalo Bill, per completare la grande muraglia

-il Cavaliere Nero, col colpo in canna
-Diamante, a Camilla piacendo


gli appuntamenti come sempre.

venerdì 12 febbraio 2010

Elitron-Huracan. Pagelle.

23 Gio: 8. Capitano per la triade all'unanimità, il nostro portiere è in grandissima forma forse grazie anche al viaggio a Saigon, forse nonostante il viaggio a Saigon (non dimentichiamoci che probabilmente il maiale laccato non l'avrà solo portato in spalla...). Eppure qualcosa gli fa rapace lo sguardo, gli alleggerisce i piedi, gli facilita il salto, gli allunga le braccia, gli fa spaziose le mani: sarà la voglia di giocare avendo perso una partita, sarà qualcosa che lui solo sa. Fatto sta che la differenza di due sole reti è anche molto merito suo. [La valutazione mi pare fatta con manica assai larga N.D.R.]
5 Dario: 7-. Sarà la sua naturale simpatia, sarà la faccia da angioletto, sarà che l'arbitro è generoso: schiva un rosso che avrebbe macchiato una prestazione ad alti livelli. Ordinato, sbaglia pochissimo, ci porta in vantaggio e tappa molti buchi.
10 Giangio: 5,5. Non è quello che ci aveva viziato nelle partite precedenti. Il taglio di capelli non è all'altezza ed in campo parte in apnea e alla lunga si trova un po' a corto di fiato. Ci mancherà martedì. E purtroppo anche ieri sera.
18 Lele: 7,5. Esce dal campo con tre buchi. Nella gamba, a differenza del noto cicciobombo cannoniere. Prepara benissimo la parte tattica della partita e si presenta in campo con la roncola in mano. Goal di caparbietà e marcatura pressoché impeccabile sul 10 avversario. Ma la parte migliore è quella recitativa, quando protesta dopo aver passato un colpo di bilama su uno stinco indio.
8 Zacca: 6-. Ordinato nella prima parte della partita, si applica con disciplina sapendo forse che i ghirigori degli huracani non sono la sua pietanza preferita. Solleva un po' il voto con la seconda presenza consecutiva in pizzeria, dove si distingue per la raffinatezza delle scelte.
9 Seba: 8. Peccato perderlo il prossimo turno per un'ammonizione data con un po' di leggerezza. Fa un lavoro straordinario che permette alla squadra, fin che ce n'è, di dare molto fastidio agli avversari. Scrosta a bordate i legni huracani e trova un goal di punta in diagonale da manuale del calcio a cinque. Un altro che ci mancherà con i Perù.
4 Palu: s.v. Entra, ruzzola, si sbuccia un gomito, gioca altri trenta secondi, fa la doccia e indossa la mutanda a quadri. Ha chiesto una pausa e non l'ha mai ottenuta. Sempre disponibile, ci auguriamo che presto le gambe riprendano il passo del cuore.

giovedì 11 febbraio 2010

Cartolina da Saigon

Fa molto caldo, l’ultimo giorno, sulla terrazza dell’Hotel Rex di Saigon. I piatti che abbiamo ordinato impiegano parecchio ad arrivare in tavola e la birra si scalda nei bicchieri: devi aggiungere il ghiaccio se vuoi che resti fredda. Il vento teso muove le bandiere rosse con la stella dritte sui tetti della città e nelle strade dove fervono i preparativi per il Têt. Mancano poche ore alla partenza. Arrivando, solo pochi giorni fa non avrei mai detto che mi sarebbe dispiaciuto così tanto lasciare questo posto. Arrivando, dopo un viaggio che prende la notte in contropiede, apro gli occhi mentre l’aereo tocca terra e la prima cosa che vedo del Vietnam sono dei campi di calcio a cinque, proprio accanto alla pista. L’orologio è ancora sull’ora italiana e mi dice che i miei compagni di squadra stanno dormendo nelle loro case, poco prima di un’alba ghiacciata. E’ già un mondo lontano, condensato nelle ultime immagini che ho catturato dal treno che andava verso Malpensa: tre pensionati che portano a spasso i cani in un giardino, i camion con le merci che sfilano lenti sulla statale, sullo sfondo delle montagne innevate, due conigli neri in un prato, al margine di un boschetto. (In viaggio, nuvole rosa sull’Iran, per un tramonto in anticipo). Le prime cose di Saigon ce le mostra Marco, un vietnamita che parla italiano, un bene prezioso. Marco non lavora più come guida ufficiale da qualche mese, perché deve stare a casa con suo figlio di due anni, che è autistico. Quando era piccolo lui, era la mattina dell’8 aprile del 1975, una bomba ha colpito il Palazzo della Riunificazione e i vetri della scuola hanno tremato. Lui si è rifugiato sotto il banco. Giri per la città, guardi le facce di chi non è più giovane e ti domandi dov’era, cosa faceva mentre c’era la guerra, mentre c’era la merda che ti fa venire la nausea a guardare le foto nel Museo, a sentire la paura che fanno le armi nel cortile. Da allora sono cambiate molte cose, la città si è espansa a dismisura e ora cresce verso il cielo, nei cantieri aperti a notte fonda, nei neon delle piazze con i fiori e i bonsai in vendita, nel casino infernale dei milioni di scooter che circolano per strada. Quando attraversi la strada non devi mai correre. Va’ piano, sii prevedibile, cammina regolare, come se non ti importasse di morire, lascia che ti schivino gli altri. Se scatti sei morto davvero. Il cibo ha sapori che non ho mai provato, freschi e pungenti, erbe con nomi irripetibili, peperoncino basilico e uno spruzzo di lime da aggiungere al Phở, la zuppa più popolare. Nei mercati coperti dai corridoi angusti a tratti l’odore di fermentazione ti stringe la gola: montagne di gamberetti secchi, frutta, pesci vivi messi nelle sporte di plastica, carne e interiora, vestiti, paccottiglia e finti jeans occidentali. Passi e ti toccano un braccio “what are you looking for, sir?”. Nel tempio del quartiere cinese bruciano incensi in quantità e il sole che filtra dalle finestrelle del tetto disegna righe luminose attraverso il fumo che avvolge la statua della dea del mare. Clacson in continuo, fin dall’alba, quando la gente riempie le piazze per la ginnastica. La città non dorme mai. La città mangia sempre, accucciata sugli sgabelli, con la ciotola in mano, sui marciapiedi e dentro i negozi. Da qui vedo il futuro. Le nove di sera arrivano che ancora è pomeriggio in Italia. La partita ancora lontana: si lavora, sbirciando l’orologio, aspettando il momento della battaglia. Dormo mentre dallo zio si portano in tavola le birre e mi sveglio poco dopo il messaggio del presidente: abbiamo vinto. Super Zacca. La ragassa si rigira sotto le coperte. Il Vietnam è un posto pieno di ragasse. Ti guardano se sei occidentale: i peli sul petto sono un lusso. Ti aspettano dal barbiere e le scegli come l’aragosta dalla vasca al ristorante. Sopra ci sono le stanze con le docce. Fanno i massaggi nei centri accanto agli alberghi. Parlano poco ma si fanno capire: se vuoi una piccola aggiunta basta un sì, o anche solo non dire no. Nei locali di notte è come nei film, con le ragasse sole al bancone che lanciano sguardi nell’aria fumosa e gente che gira con due bicchieri in mano. E poi ragasse sugli scooter, dietro un uomo che contratta in inglese o da sole. Le rimorchi stando in sella: le guardi ad un semaforo, ti fermi a quello dopo e sono in cinque a sorriderti. Il Nam è un posto per uomini soli. Se devi scappare, scappa nel Nam. Fa sempre caldo e si vive con poco, in ogni senso. Ci sono diversi italiani qui e ne posso solo sfiorare le storie. C’è un amico qui, che lascio in buone mani, dopo un matrimonio pirotecnico in cui ho portato a spalla un maiale laccato come dono per la famiglia della sposa. Lei è nata a Saigon e mi dice che non avrebbe mai pensato di sposare uno straniero. Si arrangiano per capirsi a parole, tra il vietnamita e l’inglese, ma si capisce che comunicano su un altro piano, aiutati dalla dolcezza naturale dei cuori a mandorla. Mi porto via la sensazione di aver visto un altro mondo, un altro modo di vivere. Vivere con poco in un posto dove ti senti uno nel formicaio brulicante. Non c’è niente da capire e quindi si fa fatica a dare un nome alla nostalgia che ti piglia mentre il rombo dei motori dell’aereo cresce di intensità, insieme al sospetto di aver sfiorato un segreto. Dormo per quasi tutto il viaggio, questa volta rincorrendo la linea della notte, che va verso sinistra sugli schermi nei sedili del Boeing. Fa freddo all’arrivo, sono le sei di mattina e tutto riprende come prima. Nessuno ti aspetta se vai in vacanza. Dicono che dopo che gli astronauti hanno visto la terra dallo spazio il loro sguardo non è più lo stesso. Per fortuna questa sera c’è l’Huracan. Sarà un’ora in cui la testa sarà sul campo, in cui non esisterà più nulla se non il mondo sotto quel tendone, intorno a quella palla. Reset. E’ bello ritrovarvi.

martedì 9 febbraio 2010

Convocazioni vs Huracan FC

Ebbene stasera mi soffermo un pò di più in farmacia per fare le convocazioni, internet a casa non va ancora ma il video è pronto.
Voglio farvi una domanda. Immaginate di essere ad un pub di classe e tra i clienti vedere seduta da sola una ragazza bellissima, una di quelle che tolgono il fiato e fanno tremare le gambe. Voi non siete niente male ma questo non potrebbe bastare per far colpo, lei è di fatto molto intelligente e pungente. Questa la domanda: quale sarebbe la vostra tattica per conquistarla?
Dopo aver riflettuto a lungo sulla domanda è d'obbligo guardare questo filmato
Questo video mi è stato proposto a quel corso sulla comunicazione che vi dicevo, i livelli di linguaggio verbale, paraverbale e non verbale sono intersecati su parecchi livelli ma quello che voglio fare ora qui non è una lezione su questa materia. Vi chiedo però di considerare l'azione di W. Smith; prima prende informazioni su di lei, poi le si avvicina e sfrutta il comportamento maldestro dell'altro tizio il quale continua con il suo modello predefinito di cuccaggio, senza ascoltare, senza creare un rapporto con la sfittinzia. Poi al momento giusto tocca a lui, si fa spazio e va a colpire nei punti deboli la ragazza; prima la provoca, poi smonta tutte le sue sicurezze, quindi la sorprende e dunque la lascia lì ed aspetta che lei lo rincorra.
Grandioso!
Un'altra domanda: considerando l'Huracan una gran bella figliola e noi niente male, dovendola conquistare quale tecnica usereste...?!!
Convocati:
1) The Wall
2) H. Bogart
3) Il re Leone
4) Butterfly
5) Child
6) Il Cavaliere Nero (c)
7) Spaccaghiaccio
PS: Ho guardato la classifica del primo girone. Primi FC Elitron e Huracan FC. Che sia il preludio della storia di questo girone?

lunedì 8 febbraio 2010

Il commento di Buffalo Bill - FCE vs Boom Boom

Nuovo girone e vecchia squadra! Causa defezioni ci ritroviamo al campo con la stessa squadra che ha militato nel torneo scorso.
Ma incominciamo con la descrizione dei fatti dicendo che nel mio particolare caso la partita incomincia verso le quattro del pomeriggio quando, probabilmente oppresso dal peso di dover indossare la maglia di The Wall, mi sopraggiunge un intenso mal di schiena non continuo ma altrettanto doloroso.
Ritrovo per pochi intimi (io e il Mister) al solito benzinaio, sfortuna vuole che stasera il mister ha voglia di parlare e di addentrarsi nella psiche (ma lui non è un farmacista e la psicologa un’altra?) del sottoscritto e incomincia un lieve, ma inesorabile interrogatorio sulla mia persona, sarà anche il fatto che sto girone è molto più insidioso di quello precedente e dei due dell’anno scorso e non ci vuole pensare, allora sfoga la sua ansia su di me; comunque non importa tanto ho già il mal di schiena che mi addolora, sosteniamo anche questa pena.
Arriviamo al campo e a sorpresa si presenta pure Green Eyes, lo stimolo non sarà dei migliori, ma facendo così a me personalmente dimostra l’attaccamento per la maglia che ci vuole in un gruppo affiatato, comunque, ripeto, sembra di essere tornati indietro alla stagione scorsa.
Nonostante tutto siamo fieri della formazione odierna, per ultimo, ma non meno importante (infatti ha lui la sacca delle maglie), arriva H.B. (e non intendo la birra) e a questo punto siamo davvero tutti. Ci si prepara, il Mister incomincia a caricare la squadra, prodigo sia di consigli su come affrontare la compagine avversaria (stavolta non sono più tutti secondi, ma sono arrivati nei primi quattro) sia aperto alle migliori soluzioni per utilizzare le nostre due punte, buone ma un pochetto a corto fisicamente.
Incomincia l’incontro, il pubblico purtroppo non è quello delle grandi occasioni (ci eravamo abituati troppo bene purtroppo), ma il supporto del Presidente non manca; pronti via la squadra si ritrova fortunatamente subito bene, concedendosi anche il lusso di andare in vantaggio di due reti, di cui una mostruosa di Diamante, che con un perfetto tocco di tacco insacca sotto il naso di tutto il pacchetto arretrato avversario. La squadra che abbiamo di fronte, a mio modestissimo parere non sembra una compagine di altissimo livello come direbbe il girone in cui si trovano, anche sicuramente grazie al quintetto FCE che non gli da nemmeno la possibilità di dimostrare il proprio valore senza sbagliare troppo. A questo punto l’attaccante dei Boom Boom, decide che è il momento della commedia e inizia a svenire a destra e a sinistra, fino a che incappa in uno sciagurato, nelle fattispecie io, che all’ennesimo svenimento gli rifila un bel VAFFA gratuito, proprio perché sono un signore e arrivo dai ranghi più alti della borghesia italiana. Fine primo tempo con la Elitron in vantaggio e senza nemmeno troppo soffrire.
Inizio secondo tempo e la squadra che ha praticamente dominato la prima frazione, si scioglie un po’ come neve al sole grazie ad un bel gol in diagonale che frega difensore e portiere e ad un regalo del sottoscritto, che preso da magnanimità per la situazione precaria degli avversari che stanno soccombendo 4 fichi a 2, porge gentilmente la palla al re dello svenimento a due passi dalla linea di porta, è sicuramente il momento più buio della gara. Da questo momento al cinema libertas parte la proiezione “Zacca, the dark knight” il nostro eroe sale in cattedra e sferra il colpo micidiale ai nostri avversari e non ce n'è più per nessuno, nemmeno per noi poveri suoi compagni di squadra che da questo momento siamo obbligati ad ascoltarlo, tra il serio ed il faceto, si gongola sul fatto che ci ha tolto le castagne dal fuoco.
Doccia e cena, sempre con Zacca che si gongola per la ottima prestazione e per la fascia da capitano affidatagli per la prossima gara, e gli eroi che possono tornare a casa con la consapevolezza che anche con la vecchia squadra, grazie anche a ciò che si è imparato dai nuovi innesti, possiamo tranquillamente dire la nostra nel GIRONE DEI PIU’ FORTI!!!!
Pronti per la prossima gara da non sottovalutare contro degli speedy Gonzales degli Huracan.

giovedì 4 febbraio 2010

Le pagelle del Cavaliere Nero

Ibe 6+ :gomito , avanbraccio, palmo, dita, unghie... e la palla scorre parallelamente alla linea di porta, ma non l'attraversa... e la squadra lo sa...salvo qualche legittimo dubbio quando regala il pallone all'avversario davanti alla porta per una facile rete. SICUREZZA

Ste 5,5: la corsa e il fiato non mancano, ma la mente non supporta il corpo nel superamento dell'ostacolo che si materializza spesso in una gamba dell'avversario che intercetta la palla titubante!Suggerimento: seduta dalla psicologa ...osteria madò. SCARICO MENTALMENTE

Dario 6: è un leone e la sua forza esuberante lo porta ad allontanarsi dalla tana per la caccia grossa!Lo vogli(am)o, in certi momenti, anche come i leoni raffigurati ai lati delle porte in atteggiamanto di attesa ad indicare che da li non si passa! CANCELLO AUTOMATICO FAAC

Lele 6: partita senza acuti e non per la mancanza del goal che non è il suo compito primario!Svolge diligentemente il ruolo di trenino sul binario di sinistra trasportando vagoni di palloni nella stazione di arrivo salvo incappare (poche volte) in un binario morto...

Giangio 7: grande partita a tutto campo la sua sia di quantità, come è nella sua natura, ma anche di qualità! Dribbling recuperi e goal determinanti che cambiano l'inerzia della partita! Fosse stato qualcun'altro la fascia da capitano non l'avrebbe ceduta ! CAPARBIO

Silvio 7: il fisico un pò appesantito dalla lunga sosta, gli fa compiere movimenti essenziali che ne esaltano la classe pura!Sente aria di mattanza e il suo arpione colpisce i due tonni più belli!Vorrebbe portarne un numero maggiore sulla tonnara ma c'è già qualcuno che ha provveduto alle provviste al posto suo! GOLOSO DI SUSHI
Zacca: 7+ : Contro una squadra che ben si addice alle sue caratteristiche si regala e ci regala una serata da protagonista in campo, nel dopo partita e nel volersi proporre come pagellaro (qui però si scorda del commentino finale a Butterfly). Assatanato di gol e con una gran voglia di giocare si ripropone ai suoi livelli. CAPITANO

martedì 2 febbraio 2010

Convocazioni vs Boom Boom

E' tempo di archiviare il vecchio capitolo e aprirne uno nuovo che sarà certo più impegnativo e difficile. Sarà necessario allora trovare nuove risorse dentro di noi per approfondire gli argomenti, affinare la tecnica di studio alla ricerca dei dettagli e dei cavilli per presentarsi pronti agli esami. Pronti per il salto quantico?

Convocati:

1) Buffalo Bill (p)

2) Humphrey Bogart (c)
3) Il Re Leone
4) Butterfly
5) Sua Eleganza

6) Il Cavaliere Nero
7) Diamante

Ritrovo alle 20,20 al campo, per chi vuole alle 19,50 alla Tamoil

lunedì 1 febbraio 2010

Elitron-Bad Boys 13-5

Alla fine il cuore ce lo abbiamo messo. I muscoli pure. La testa forse, non era completamente lucida, ma la fame, si sa, a volte gioca brutti scherzi. Epilogo breve e concitato del primo girone. Facciamo il nostro dovere e ci sediamo ad aspettare, con l’orecchio teso al vento, pronti a cogliere le notizie, con il dubbio di averne fatti troppo pochi, con l’ansia di perdere per un soffio il primato. Farne tanti, questo era l’obiettivo, creare differenza reti, perché, come profeticamente aveva avvertito il mister all’inizio del girone di ritorno, sarà fondamentale. Non ce lo diciamo, perché altre volte non ha portato bene e a questo punto bisogna curare anche la scaramanzia, ma sappiamo che dobbiamo provare ad arrivare in doppia cifra. Suonarle ai Bad per tenere lontani i Golden. Ci sono squadre con cui si fatica di più (vedi la sconfitta con i Rivareno dopo una partita di andata tutt’altro che facile, vedi i quattro punti lasciati ai Barzot) e squadre il cui modo di giocare rende più facile il compito (vedi i Chorry, terzi in classifica che mai ci hanno fatto tremare negli scontri diretti). Per fortuna i cattivi ragazzi verdi appartengono, dal nostro punto di vista, a quest’ultima categoria: come sempre corrono a volontà, ci mettono in difficoltà più di una volta nell’uno contro uno, ripartono bene, ma alla fine ad ogni colpo rispondiamo con gli interessi ed al termine in tasca ci troviamo un bel gruzzolo di goal, una buonanotte colma di speranza. Il resto è noto e ha avuto quella partecipazione che ci entusiasma anche se fa ancora fatica a farsi spiegare: l’attesa in diretta, le notizie, la soddisfazione di avere centrato l’obiettivo del primo posto, il tutto in salsa “che bella questa squadra” fatta dei giocatori e dalla sua curva, sempre più popolosa.
Ecco, ora davanti a noi sta una bellissima bicicletta, nuova fiammante. L’abbiamo voluta, un po’ anche sognata, l’abbiamo conquistata. Ora, come insegna il detto, è tempo di pedalare. C’è una lunga salita davanti a noi, piena di tornanti insidiosi e ripida. E’ in cima alle salite che si vedono i migliori panorami; è ripensando alla fatica fatta che si gustano ancora di più. Prima però bisogna arrivarci, mulinando con calma e ritmo, a testa bassa, pensando solo al metro che verrà dopo e mai ai chilometri dalla sommità, per non perdersi, per non angosciarsi. Che sia il nostro spirito, da mercoledì in avanti. Forza magica Elitron!

Il video - FCE vs Bad Boys

Il video della partita