Ecco i 7 nomi per domani sera:
1) Giovanni
2) Dario
3) Palu
4) Gianluca
5) Teto
6) Carlo
7) Christian
Ritrovo h.20,30
giovedì 25 ottobre 2012
venerdì 19 ottobre 2012
Subtotale
Non è proprio un conto definitivo. E' una riga ad un certo punto: in mezzo alla spesa, tra le cose tue e quelle che ti ha chiesto qualcun altro, giusto per sapere quanto ti deve; è il conta-e-riconta delle schede elettorali quando lavori al seggio, la somma delle monetine superstiti a metà vacanza, per capire quante ne puoi bere ancora, quando si andava in Grecia e la Grecia era solo un posto economico, non si ammazzavano per strada per colpa della crisi, c'era solo un gran mare e tanti ricordi da portarsi a casa, insieme alle foto che oggi stanno in un cassetto ad ingiallire. E' un subtotale: un conto parziale per capire dove siamo. Due giornate appena non sono nulla. Non dopo quattro anni, almeno. Però.
Partiamo male, con i Golden Boys. Prendiamo goal molto evitabili. Loro sono bravi ma noi li aiutiamo. Abbiamo un paio di sussulti che ci fanno ribaltare il risultato in una girandola vorticosa, poi sprofondiamo lentamente ma inesorabilmente. Il tentativo di risalire in superficie è tardivo. Ci arriviamo quasi, ma il fischio della fine giunge prima del goal del pari e si chiude a meno uno. Poi tocca ai Ciaparat, che arrivano male assortiti, con pettorine e senza numeri ed esordiscono in cinque (non è un bel segnale per il futuro del girone e del torneo, se alla prima arrivi con le munizioni contate) e battono il loro primo pallone in assoluto (primo turno, riposo) all'indietro. La partita è maschia, fin troppo. Loro si lamentano parecchio -ma sempre entro i limiti- mentre noi ci illudiamo, legittimamente, di fare bottino. Invece alla fine del primo tempo, pur giocato benino, abbiamo fatto un solo goal. E nel secondo non va meglio. Un goal rubato dall'esperienza di Christian, complice un arbitro che non possiamo criticare per il suo encomiabile passato, ma nella circostanza un po' confuso è tutto quello che otteniamo, concedendo pure un altro evitabilissimo punto allo score dei "subìti". Finisce con i tre punti che volevamo (e dovevamo), ma il nervosismo e la confusione del finale sono palpabili, anche perché a meno di un giro di lancette dal quarantesimo è il palo a salvarci. Abbiamo sbagliato cose elementari a tu per tu con il mutevole portiere avversario, ma il clima post-partita è più sgonfio del nostro pallone che non abbiamo usato, appunto perché era sgonfio. Subtotale. Nel carniere restano tre punti. Sulla retina e più su, nel cervello, la necessità di trovare la quadra, di integrare le novità importanti nel tessuto della squadra, rendendo questo tessuto un abito da sera e non uno straccio. Aspettiamo uomini chiave, l'infermeria trabocca. Arriverà altra qualità, abbiamo fiducia, lavoriamo (si, vabbè) per progredire. Ancora una settimana al prossimo tentativo di fare bene davvero. Che non vuol dire vincere. Il prologo filmato visto nello spogliatoio parla chiaro. Divertirsi. Come bambini serissimi.
Partiamo male, con i Golden Boys. Prendiamo goal molto evitabili. Loro sono bravi ma noi li aiutiamo. Abbiamo un paio di sussulti che ci fanno ribaltare il risultato in una girandola vorticosa, poi sprofondiamo lentamente ma inesorabilmente. Il tentativo di risalire in superficie è tardivo. Ci arriviamo quasi, ma il fischio della fine giunge prima del goal del pari e si chiude a meno uno. Poi tocca ai Ciaparat, che arrivano male assortiti, con pettorine e senza numeri ed esordiscono in cinque (non è un bel segnale per il futuro del girone e del torneo, se alla prima arrivi con le munizioni contate) e battono il loro primo pallone in assoluto (primo turno, riposo) all'indietro. La partita è maschia, fin troppo. Loro si lamentano parecchio -ma sempre entro i limiti- mentre noi ci illudiamo, legittimamente, di fare bottino. Invece alla fine del primo tempo, pur giocato benino, abbiamo fatto un solo goal. E nel secondo non va meglio. Un goal rubato dall'esperienza di Christian, complice un arbitro che non possiamo criticare per il suo encomiabile passato, ma nella circostanza un po' confuso è tutto quello che otteniamo, concedendo pure un altro evitabilissimo punto allo score dei "subìti". Finisce con i tre punti che volevamo (e dovevamo), ma il nervosismo e la confusione del finale sono palpabili, anche perché a meno di un giro di lancette dal quarantesimo è il palo a salvarci. Abbiamo sbagliato cose elementari a tu per tu con il mutevole portiere avversario, ma il clima post-partita è più sgonfio del nostro pallone che non abbiamo usato, appunto perché era sgonfio. Subtotale. Nel carniere restano tre punti. Sulla retina e più su, nel cervello, la necessità di trovare la quadra, di integrare le novità importanti nel tessuto della squadra, rendendo questo tessuto un abito da sera e non uno straccio. Aspettiamo uomini chiave, l'infermeria trabocca. Arriverà altra qualità, abbiamo fiducia, lavoriamo (si, vabbè) per progredire. Ancora una settimana al prossimo tentativo di fare bene davvero. Che non vuol dire vincere. Il prologo filmato visto nello spogliatoio parla chiaro. Divertirsi. Come bambini serissimi.
domenica 14 ottobre 2012
Convocazioni vs. I Ciaparat
Seconda tappa della nuova Elitron. Paga dazio Carlo, reo di aver dato ripetutamente e provocatoriamente fastidio al Mister durante il discorso prepartita con le sue liquirizie. Zacca é convocato ma come ottavo, visto che non é sicuro di scendere il campo. Giovanni tra i pali, Palu tra laterali. I laterali non ci saranno veramente, la nuova prolifica punta, Luca (Teto avvertilo) la mettiamo più lontana dalla porta, a Silvio é chiesto di portare palla, a Dario di essere devastante, a Teto di tenere insieme i reparti e a Christian di farci divertire, come pazzi. Elitron seconda puntata, a domani sera.
Ritrovo h.20,30
Ritrovo h.20,30
martedì 9 ottobre 2012
Convocazioni vs. Golden Boys
Prima di campionato, convocati:
1) Giovanni
2) Dario
3) Carlo
4) Teto
5) Luca
6) Christian
7) Silvio
8) Zacca
Ritrovo h. 19.30
1) Giovanni
2) Dario
3) Carlo
4) Teto
5) Luca
6) Christian
7) Silvio
8) Zacca
Ritrovo h. 19.30
lunedì 8 ottobre 2012
duemiladodici-duemilatredici
Ventiquattro ore a quel fischio che ci manca da nove mesi.
Un pargolo assente concepito in mezzo alle botte e agli strascichi e un addio
che poi è stato arrivederci. Proviamo, allora, a rivederci, in mezzo ad amici
di pallone sotto i palloni del Libertas. Proviamo a respirare un’aria che ci
era parsa ammorbata e capiamo la differenza tra un torneo ben fatto e le radici
che abbiamo piantato su una moquette nel frattempo rinnovata. Gli spogliatoi
continuano a fare abbastanza schifo, ma al cuore non si comanda e il cuore dice
Porto di mare. Stare via, toccare il fondo, giochicchiando partite che fanno lo
slalom tra i rinvii, uscire con la borsa e tornare a casa senza nemmeno aver
bevuto una birra e quando si gioca non trovarsi più. Mancavano i goal, mancava
il gioco, mancava il senso della squadra. Dubbi di tarda estate, prove, nuovi
contatti. Sconfitte enormi, brucianti, ma niente cicatrici. Più voglia di
capire e di capirsi, di scavare e ritrovarsi. Dov’è il limite? Cosa ci tiene
uniti? Dove possiamo arrivare? Sono un paio di amichevoli, le ultime, che ci
danno la carica finale. Pur tra errori e un solo punto in due partite, vediamo
una piccola luce laggiù. Per capire di cosa si tratta occorre camminare,
correre, giocare. Ci son cose peggiori nella vita. Forza Elitron, si riparte.
Non c’è bisogno di dire cosa è cambiato e cosa vogliamo che cambi. Quali garretti raddrizzare, quali motivazioni trovare. Che
spirito ci serve, quali polmoni, che testa. Siamo grandi abbastanza ormai. C’è un’aria nuova, ripulita. Cominciamo.
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