giovedì 3 ottobre 2013

FCE-Black Stars 3-2


Cara Daniela,
ci sorprende apprendere che, a considerevole distanza temporale dall’evento con il pulmino giallo che fa sì che oggi il mister dica “mia moglie” con una disinvoltura che ci ha fatto sobbalzare sulle panche, e ad ancor più considerevole distanza dalla data del tuo insediamento nell’attuale domicilio, tu ancora abbia la necessità di un cucchiaio di legno.Tuttavia, fonti sicure ci dicono che tu versi in questo misterioso stato di indigenza strumentale.
Ora, la notizia è che, carissima, il cucchiaio dovrai andare a comprartelo il prossimo weekend.
Già, perché per quanto ancora una volta leggermente brancaleonici nell’assortimento della compagine, abbiamo avuto la meglio nell’ultima occasione disponibile per non fare il filotto della vergogna e ci siamo portati a casa l’undicesimo posto con una bella vittoria contro i signori di Black Stars. 


Non indugerò qui in lunghe descrizioni dell’accaduto (il tempo è tiranno e l’attenzione femminile alle cose di calcio è normalmente riservata a materiali iconografici tipo, chessò, le foto di Beckham mezzo nudo? Piuttosto che a noiose descrizioni di eventi parabellici), ma sappi che l’uomo che ieri sera è tornato a casa cavalcando l’immane drago bianco giapponese dalla smisurata cilindrata, ha vissuto e visto i proprio compagni resistere nell’inferno di Fort Apache. Prima, all’inizio della partita, avevamo messo tre palloni nel sacco, poi, lentamente, abbiamo subito la rimonta dei nostri avversari, che sempre più insistentemente attentavano alla verginità della nostra porta. La verginità è stata invero perduta, ma solo in un paio di occasioni e, annullato un tiro libero a venti secondi dal termine, al fischio finale il conto era ancora a noi favorevole. E’ stata dura, abbiamo anche dovuto usare le maniere forti qualche volta (ma la correttezza non ci ha abbandonato e abbiamo anche restituito il maltolto quando l’arbitro ha sbagliato), ma alla fine eravamo contenti. E tuttavia sprovvisti del suddetto utensile. Ci auguriamo che tu non te la prenda per questo e continui a consentire a tuo marito di giocare con noi. Ne abbiamo bisogno, sai? Fin qui erano prove, la prossima settimana inizia il campionato.
Cordialmente.

giovedì 26 settembre 2013

FCE-Atletico Cicala 0-4


Il climax della serata è raggiunto negli spogliatoi, dopo l’incontro, quando la mutanda di ricambio di Giangio sfugge dalle dita del suo proprietario e atterra nella pozza d’acqua e reperti tricologici assortiti antistante le docce. Il commento è pacato, come nello stile del personaggio, ma esprime, al di là di ogni dubbio, chiaro sconcerto (per maggior chiarezza: non è stata scomodata la divinità ma più sobriamente tale Diaz, che potrebbe identificarsi nel capo di stato maggiore dell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale ovvero in un prolifico attaccante che vestì, tra le altre, anche la maglia dell’Inter in un fortunato campionato del passato millennio). La mutanda finisce in quarantena e il ritrovato atleta cavalca a pelo, al posto di comando della Citroën USS Enterprise, rinunciando in viva-voce alla cena in compagnia per ripiegare a casa e provare a mettere una pezza alla disorganizzazione mentale e pratica della sua esistenza.
La partita, incidentalmente, finisce quattro a zero: un punteggio classico, un risultato che nella sua cristallina e brutale evidenza non ha bisogno di tante spiegazioni, anche se in questo caso ne ha, magari, a partire dallo stato di forma precario del raccogliticcio manipolo di superstiti che ieri sera componevano la FCE per continuare con l’esiguità del suddetto gruppo, che non permetteva cambi, di fronte ad una formazione più giovane, come quasi sempre sarà, ahinoi, e fisicamente prestante; aggiungici una confcall con argomento VPN, condotta da Carlo a bordo campo, in due lingue diverse, approfittando di un epocale ritardo dell’arbitro, un ginocchio che tornava a piegarsi dopo mesi di inerzia e il quadro è completo. Prendiamo tre pere su azioni condotte in velocità e in verticale e una da calciobalilla su un rimpallone deflagrante a conclusione di un arabesco difensivo finito malamente. Nel primo tempo forse soffriamo più che nella ripresa, dove anzi la prima metà ci è decisamente favorevole. Sprechiamo un po’, un po’ ci vediamo negare il goal dal loquace e reattivo portiere avversario. Loro sono più giovani, veloci, concreti, cinici e fortunati. Risultato, vedi sopra. Ora ci aspettano i Black Star, nella finale non finire alla fine della classifica: non il migliore cliente per questo tipo di operazione.
Dopo, nel locale dei simpaticoni, che arricchiscono il loro profilo psicopatologico prendendo a cinghiate sul culo chi compie gli anni e decide di festeggiare da loro, non c’è gran spazio per le riflessioni sulla squadra e il suo futuro. Si opta piuttosto per una approfondita dissertazione circa l’opportunità di una copula al secondo appuntamento e sui suoi eventuali, reconditi significati, mentre su uno schermo muto vanno in scena carrettate di goal.
Propongo dunque qui, ora, uno snello decalogo basato su alcune cose che questo torneo pre-campionato ci ha insegnato o reso evidente e che sarebbe opportuno applicare al Libertas.
Primo: giocare bene si può. Giocare meglio si deve. Quello che abbiamo fatto, più che altro nei primi due incontri, era positivo, ma ha bisogno di essere concretizzato e di trasformarsi in vittorie e punti. Vanno evitati alcuni cali di concentrazione e possibilmente va guadagnato uno stato di forma che ci consenta di arrivare senza affanni al quarantesimo, anche senza cambi.
Secondo: un altro modo per giocare bene è essere una squadra. Non solo nel banale senso di sentirsi uniti da un obiettivo, che pure è importante, ma anche in quello di sapere che cosa sta succedendo attorno e che quello che si fa ha un senso in relazione al contesto e alle azioni degli altri.
Terzo: vincere conta; se giochiamo bene, ci divertiamo e questo ci piace, sopra ogni altra cosa (beh, quasi). Tuttavia, la sconfitta lascia l’amaro in bocca: quindi vedi punto primo (in senso figurato, se no poi torni qui e ricominci all’infinito).
Quarto: vanno evitati gli sport estremi nel fine settimana perché possono provocare infortuni (per esempio, Olly, basta andare a far funghi).
Quinto: non bisogna spedire mail ricche di entusiasmo alle due di notte dopo una partita. Meglio dormire. Inevitabilmente, infatti, lo dice la statistica ormai ricca, la gara successiva ha esiti che si collocano tra il grottesco e il patetico.
Sesto: non commettere atti impuri (questa l’ho copiata, lo ammetto).
Settimo: “la FCE si ama e basta” (cit.).
Ottavo: dopo la partita si fa la doccia e poi si va a mangiare. Se si deve andare, per esempio, il giorno successivo alla laurea di un parente, occorre organizzarsi per tempo, non decidere all’ultimo minuto e tornare a casa per fare la valigia e chiedere perdono per la propria inettitudine.
Nono: urge trovare un congruo numero di rinforzi. Il campionato è lungo, Teto è come Achille (quello greco dalla sessualità confusa, non quell’altro che non conosco se non di nome), Olly dà del tu ad ogni fisioterapista di Milano, le trasferte tendono imboscate, i bambini –come Lele, con verso di capra indiavolata, in una drammatica notte ligure– possono vomitare senza preavviso a pochi minuti dalla partita… pensare di affrontare il torneo con la rosa attuale significa votarsi ad un estenuante batticuore ad ogni vigilia. Diamoci da fare.
Decimo: siamo maschi, amiamo il calcio, siamo relativamente giovani e sani e avremo la possibilità di giocare: sfruttiamola, godiamocela, divertiamoci. Perché non si sa quanto durerà. Perché alcune cose fondamentali è meglio tenerle sempre a mente.
Amen.

mercoledì 18 settembre 2013

Ciao...

Ci sono notti che non dormi. L'adrenalina post partita, il pallone che ti gira ancora nelle vene e nel cervello. Il pensiero palleggia tra quel passaggio sbagliato a quella grande azione che hai fatto, e così non prendi sonno per un po'. Funziona così di solito dopo una partita. Almeno per me. Stanotte invece è diverso. È un altro il pensiero che non porta il sonno al suo posto. È un pensiero che ti rattrista profondamente, fino a raggiungere ogni anastomosi di te, se solo glielo permetti. È un misto, gusto dolce del ricordo sereno che porti dentro ma allo stesso tempo amaro, perché proprio non può essere che così. Tutto il resto me lo tengo per me. Ciao Enzo.

martedì 17 settembre 2013

Convocazioni vs. La Pessima

Questa sera Elitron in gara 3 contro una rimaneggiata ma pur sempre temibile La Pessima. Nello scorso anno gli arancio hanno sempre prevalso. Si gioca per evitare l'ultimo posto del girone. Convocati: 1) Giovanni 2) Dario 3) Teto 4) Silvio 5) Carlo 6) Luca 7) Lele h.20.30

giovedì 12 settembre 2013

FCE-Y5 3-5 (Elite Cup)

Monsters University racconta la storia della giovinezza e formazione di James P. Sullivan e Mike Wazowski. I due si iscrivono alla stessa università, con lo stesso desiderio: diventare uno spaventatore, la cosa più bella che possa capitare ad un mostro. Lo spaventatore è infatti una figura straordinaria nel suo mondo: ammirato, rispettato, invidiato. Un po' come un calciatore nel nostro. Sully è figlio d'arte, ha un ruggito terrificante e un indolente talento; è refrattario allo studio, gigantesco e spaccone. Mike è piccoletto, si applica con zelo encomiabile e proporzionale successo ad apprendere dai libri conoscenza e tecniche, ma ha un problema: non farebbe paura ad una mosca. Il finale è noto e raccontato in Monsters & Co, uno dei primi grandi successi Pixar. Sully diventerà uno spaventatore, Mike il suo assistente. Ma perché questo accada i due dovranno imparare, migliorare, cambiare se stessi. Nel film vediamo i due inizialmente avversari, unirsi per necessità ed entrare a far parte di una confraternita raccogliticcia e improbabile: anch'essa cambierà e si migliorerà: diventerà una vera squadra, di successo.

La serata di martedì comincia con un temporale lungamente preannunciato e durato giusto il tempo di lucidare l'asfalto. L'appuntamento è spostato per un imprevisto che fa sì che basti una macchina a portarci tutti. Cinque contati. In campo va in scena una partita con due squadre che difficilmente potrebbero essere più diverse. Scapoli e ammogliati, giovani e vecchi, otto esami al traguardo da una parte, nove bambini a casa dall'altra: nessuno in campo ha un'età che cominci con il 3. Tutti sopra da una parte, tutti sotto dall'altra. Si comincia e subito capiamo che quest'incontro è il prolungamento di quello della scorsa settimana. Attenzione, concentrazione, facciamo quello che sappiamo fare meglio: metterla sulla corsa con i gialli sarebbe un suicidio, dunque si punta sull'ordine. Tutto funziona, rischiamo qualcosa ma nei limiti del fisiologico e per lunghi minuti il risultato resta fermo. Poi una sbavatura difensiva e andiamo sotto, infilati da un diagonale alto corretto in rete dopo un rimpallo palo-portiere-palo. Il primo tempo si chiude così. All'inizio del secondo un bello scambio tutto di prima viene chiuso da Dario, che ci riporta in parità. Non dura molto però: Y5 torna su di due, sempre sfruttando le ottime individualità di cui dispone e anche un errore difensivo su un calcio di punizione. Non molliamo, non ci scomponiamo, ma continuiamo a fare il nostro gioco. Questo torneo serve come preparazione, dunque il risultato conta, ma il gioco è la priorità. E col gioco, convincente, arrivano anche i due goal che a pochi minuti dalla fine ci riportano di nuovo in linea di galleggiamento. Il primo è un po' fortuito, il secondo un pezzo di forza e bravura del neo bomber Dario, che si fa tutta la fascia destra a sportellate e chiude con un diagonale terra-aria. Questa volta però ci viene un po' la gambina. E l'ennesima serpentina dei dervisci in giallo frutta un diagonale rasoterra che porta a un nuovo vantaggio. Proviamo a mettere il coltello tra i denti e ributtarci in avanti, ma subiamo il quinto in contropiede e rischiamo su rigore. Al fischio il risultato finale è 3-5. Dopo due partite abbiamo collezionato zero punti, ma il morale è alto, perché quello che abbiamo fatto ci convince. Giocare con due delle prime quattro squadre del Libertas 2013 è stato un bel test. Siamo usciti sconfitti, ma con una sensazione precisa, che ci fa essere soddisfatti e ottimisti. La sensazione è che forse in nessun momento come in questo inizio di stagione siamo stati una vera squadra: un gruppo dove ognuno riesce a dare il meglio di ciò che sa fare grazie al contributo e al comportamento di tutti gli altri.
Come all'università dei mostri.
Come mostra la storia di Sully e Mike e un'ottima recensione sottolinea, infatti, "c'è un solo modo di farcela, da quando esiste la Pixar: un solo modo per i giocattoli, gli insetti, i pesciolini, i supereroi, le auto da corsa, i cuochi i robot e i pensionati: la risposta non è dentro di noi, la risposta è sempre negli altri. Da solo sei un bambolotto, un insetto, un pesciolino sperduto nell’oceano, l’ultimo robot della terra, un ratto allo sbando o un vecchietto inutile. Da solo non vincerai mai nulla, non esistono le piume magiche di Dumbo. Fatti aiutare. Potrai arrivare da qualche parte, forse anche nel posto in cui sogni di arrivare, ma non ci arriverai mai da solo, scordatelo". E dunque puoi essere un quarantenne che un tempo calcava campi di calcio e ora si conta le ossa il giorno dopo la partita, puoi non essere in possesso di numeri da circo, ma attorno a te ci sono quegli altri con la maglia bianca e la striscia rosso blu e sono lì per essere una squadra e aiutarsi e aiutarti a valere di più, a raggiungere insieme l'obiettivo, come quella volta nel maggio fangoso che è passato. Questa è la cosa più importante che abbiamo guadagnato in questi ottanta minuti. Teniamocela stretta, nutriamola, crediamoci. Che bello.

martedì 10 settembre 2013

Elite Cup 2013 - Formazione vs. Y5

Così in campo questa sera alle 21,45: 1) Giovanni 2) Dario 3) Silvio 4) Teto 5) Carlo 6) Lele

venerdì 6 settembre 2013

Praticamente una prova tecnica.

Post inutile, che serve per verificare se funziona un aspetto tecnico che sembra essere saltato con l'introduzione della nuova grafica. Un'occasione per augurare a tutti un buon weekend.

mercoledì 4 settembre 2013

FCE-Lions Club Milano 5-7 (Elite Cup)

Le bambine arrotolavano gli spaghetti al burro mentre uscivo di casa e il rituale saluto "papà vinci" (non vale chiederlo, se no non funziona) suonava piuttosto improbabile, a questo giro. Le abbronzature raccolte lungo la strada e la memoria a lunga gittata dell'ultimo incontro giocato rinforzavano la sensazione che la prima uscita stagionale fosse uno stradone in salita, affannato dal caldo canto del cigno di questa estate. Invece. Invece il mister che è tornato quello che ci ricordavamo accarezza un lancio diagonale di Teto e ci regala il vantaggio. La partita si mette bene: in un campo un paio di ettari più grande di quello del Libertas ci muoviamo con ordine e senza affanni. Subiamo il pari con una sventola ad lontano ma poi torniamo addirittura sopra di due (da segnalare un goal di destro di Carlo e una pregevole azione di prima che manda anche Dario a segno), per poi sprecare tutto con un black out evitabile in un'azione confusa nella nostra area e con una palla regalata quando mancavano dieci secondi alla fine della prima metà. Nel secondo tempo la fatica comincia a farsi sentire e la lucidità che abbiamo avuto si perde un po'. Tuttavia ce la giochiamo e fino a pochi minuti dalla fine il risultato è fermo sul pari. Poi l'imponderabile e un tiro diretto (fuori) sul lato sinistro viene intercettato da una spalla che dovrebbe essere amica, ma si rivela beffardamente avversa e ne vien fuori un parabolone imprendibile che si insacca nel sette opposto. Chiude la partita un tiro invisibile e preciso, che spunta a due metri dalla porta dalla nebbia di troppe gambe e fa il definitivo 7-5. Probabilmente i Leoni da quarto posto non erano quelli di ieri sera, però avevamo di fronte una squadra ben messa, con buoni giocatori e ben organizzata, sicuramente più giovane di noi e non abbiamo sfigurato, anzi, forse avremmo meritato qualcosa di più di quello che abbiamo raccolto. Quasi buona la prima, dunque. Questo porterà, ce ne sono già i segni, a dissennate decisioni sul futuro. Ma in fondo tutto è già abbastanza privo di logica.

martedì 3 settembre 2013

Si riparte

Facciamo un po' di pulizia, prima di cominciare una nuova avventura che ha pochi confini certi. Dunque, rompiamo un silenzio che dura da troppo e prepariamo uno spazio, nuovo e bianco come le nuove divise. E cerchiamo di ricordarcele, al loro esordio, sotto una pioggia allegra e dentro a un fango pesante e insidioso, attorno -alla fine- a cuori pieni di una gioia che non assaporavamo così da chissà quanto. Verranno risultati buoni e meno buoni. Forse qualcuno ottimo, speriamo pochi pessimi: l'importante è non smettere di cercare quello spirito che conosciamo ma non si può descrivere. Perché, anche quest'anno, siamo un anno più maturi. Buona nuova stagione a tutti.

martedì 19 febbraio 2013

La Pessima - FCE


Finalmente La Pessima. Priva del bomber Stanghi, di The Wall Giovanni e dell'esperienza di Teto la Elitron si appresta a giocarsi una delle partite più belle della stagione. Un classico per FCE che sempre ha affrontato in questi anni la compagine del Plaz, dai tempi in cui loro erano in casacca verde e noi nera. Si sono rinnovate le maglie da allora, noi casualmente simili a quel Parma di Nevio Scala, Asprilla e Zola e loro con una leggerissima sfumatura di arancio su casacche indubbiamente troppo grandi per il sottoscritto. Non è cambiato invece il nucleo di questi due team, perchè  non è mai cambiato il senso dell'essere una squadra prima di tutto di amici. Lo stile di gioco tra noi e loro è simile ed identica è la scelta di aver in rosa giocatori con la carta d'identità un po' rovinata. Pagherei oro per vedere e giocare questa partita vent'anni prima. Non è possibile, stasera saremo sicuramente più lenti di quel che saremmo stati negli anni novanta ma di certo, tutti, scenderemo in campo con la solita grande voglia di giocare a pallone.



mercoledì 6 febbraio 2013

FCE-Real Concordia 4-7

Tra le alghe e la melma dove d’inverno si acquatta la tinca, dove più sotto non si può scendere e la luce fatica ad arrivare, filtrata tra la fanghiglia smossa e torbida, al freddo e allo sconforto: sul fondo. E’ lì che stiamo, con le nostre birre in mano e gli sguardi a ghermire le pettinature attorcigliate di ventenni fumatrici e il nostro risultato che ci pesa addosso, insieme alle sue cause: alla poca determinazione, alla colpevole sufficienza e alla confusione individuale e del coro. Sul fondo della classifica e del gioco. Onore al merito degli avversari, affamati e urlanti; vincenti. Comincia così, come il peggiore dei sogni da cui vuoi svegliarti, il nostro girone in purgatorio. C’è voglia di redenzione, ma il primo è un passo falso, una buca che è una voragine e si inghiotte quello che sapremmo fare ma non c’è verso di mettere in atto. Soffriamo da subito, rischiamo e andiamo sotto. E quando, riagguantato a fatica il pari, dovremmo far girare il transatlantico della partita, ci incagliamo nella prima secca e regaliamo errori e vaghezza. Bravi gli altri ad approfittarne, colpevoli noi di ogni colpa possibile. La ripresa del gioco è una granita nella schiena, con due fantasmagorici goal al passivo nello spazio di un giro di lancette. Ci proviamo a tornare a galla solo nel finale, quando il tempo è troppo poco e torna un po’ dell’agonismo che sarebbe servito molto prima. Non basta, siamo sul fondo, silurati ripetutamente e tramortiti. Vogliamo fare bene, dobbiamo farlo, ma gli altri galleggiano al sole già metri sopra di noi. Dal fondo si risale.

martedì 22 gennaio 2013

Elitron vs FC Internazionale

 Così in campo alle ore 20.00

1) Giovanni
2) Palu
3) Dario
4) Carlo
5) Lele
6) Silvio
7) Christian

giovedì 17 gennaio 2013

FCE - Black Stars 2-9

L'80% delle volte in cui ha giocato la sua prima partita del nuovo anno, la Elitron ha perso. Colpa di nessuno, è fisiologia. Il mese di stop incide indubbiamente troppo sulla prestazione dei ragazzi in giallo-blu. Se poi ci metti che te la giochi subito con una squadra già forte di suo, molto motivata e che si esprime con una freschezza atletica di altri nostri decenni passati, il compito è davvero proibitivo. Il girone giallo assume ora una conformazione di classifica interessante, quattro squadre, tutte vicine, per i due posti restanti da giocarseli negli ultimi 80 minuti. Li affronteremo, soprattutto ritrovando la giusta dimensione per giocare queste gare. Il risultato di ieri sera ce lo siamo meritato tutto, non abbiamo fatto niente perchè fosse migliore. Il sangue ribolle.

mercoledì 16 gennaio 2013

Convocazioni vs. Black Stars

E' tempo di tornare in campo anche per Elitron, un mese dopo l'ultima gara. La partita è una di quelle molto interessanti, lo dicono i precedenti e lo dice la classifica che, alla stretta finale, volge a tirare le sue conclusioni. Impossibile fare calcoli, le due squadre dovranno puntare entrambe solamente a vincere. Per ottenere il risultato migliore gli interpreti del mondo calcio si differenziano da sempre in due tronconi, in due correnti filosofiche, nessuna corretta, nessuna sbagliata, nessuna banale. Scegli la tua: per vincere devi segnare più dell'avversario o prenderne di meno rispetto a lui?

Convocati:
1) Palu (p)
2) Silvio
3) Carlo
4) Gianluca
5) Teto
6) Silvio
7) Luca

Ritrovo h.19.30