Dalle bocche dei ragazzini escono sbuffi di fumo, mentre nel gelo umidiccio inseguono il pallone sul campetto di cemento. Le porte le hanno fatte quelli più grandi, spostando due bidoni dell’immondizia e accostandoli ai sostegni dei canestri da basket; la traversa te la devi immaginare.
Il bimbo sovrappeso ha appoggiato la giacca a vento su una panchina e adesso ritorna in campo. E’ piuttosto scarso, ma il pallone è suo. E poi mena più forte degli altri. L’altro giorno a Miguel ha tirato un pugno e gli ha fatto venire il sangue dal naso. Quindi. Il bimbo sovrappeso è veramente scarso, fa appena in tempo a pensare il signore distinto che passeggia accanto al campetto, con la schiena dritta, il mento all’insù ed un cane al guinzaglio. L’uomo lo vede litigare con il pallone, tirare un calcio storto che voleva essere un pericoloso fendente. La palla parte di sghembo e punta verso il signore che ha rallentato il passo e ora esegue uno stop perfetto. Un magrolino con gli occhiali viene spedito al recupero. Si ferma davanti agli occhi di ghiaccio del signore con i capelli bianchi e respira affannato senza parlare.
Non sa, il bambino, che il signore potrebbe partire, con quelle scarpe lì ai piedi, senza nemmeno togliersi il cappotto e dribblare lui e tutti i suoi amici senza nemmeno fargli vedere la palla, entrare in porta con una giravolta e il cane ancora al guinzaglio. Il signore è uno di quei signori che hanno segnato migliaia di goal nella sua vita, correndo con il freddo come oggi o nel caldo dei pomeriggi d’estate sull’erba, nella polvere, sulla moquette, il sintetico, il fango e facendo l’attaccante spesso il terreno lo ha visto da vicino, ci ha sbattuto contro una guancia, mentre il suo cervello registrava contemporaneamente il dolore allo stinco e la distanza dalla porta, valutando il tiro diretto della punizione. Il signore sa cosa come ci si sente a segnare un goal. Sa che il calcio è quello, il resto è oblio. Le belle azioni sfortunate non servono e non restano, i goal sì, diventano numeri e qualcuno li scrive e numero dopo numero si fa la classifica, la vittoria, la gioia, la sconfitta e tutto ciò che ci sta in mezzo. Il signore sa come un goal cambia le cose, come, per dire, quei goal allo scadere che improvvisamente cambiano il senso di una partita che si era messa male per colpa del portiere. Fare goal, prenderli. Il calcio è lì, con quelli in mezzo che lavorano per la gloria e contro la vergogna degli estremi. Come quella sera di cinquant’anni fa, quando fortissima fu la sensazione di essersi illusi allorché un rinvio maldestro del portiere rimpallò sull’attaccante avversario per un pareggio del penultimo minuto. Una partita condotta quasi sempre davanti, facendosi però rimontare un doppio vantaggio. Una sensazione di frustrazione dilagante, in una stagione ondivaga che stentava a decollare. Servivano punti, serviva continuità, serviva vincere. E invece… sembrava improvvisamente che il sogno cullato per trentanove minuti stesse evaporando. Ma poi ci pensò il signore con gli occhi di ghiaccio a raddrizzare la gara, con una botta imprendibile che il bambino sovrappeso mai sarà capace di tirare in vita sua. Una manciata di secondi dalla fine, ma i goal sanno insinuarsi anche negli spazi stretti e il suo trovò posto lì, tra la delusione e il fischio finale. Lo stesso spazio in cui il Cavaliere Nero riuscì poi a calcarne un altro: dopo essersi guadagnato l’applauso con un tocco sublime qualche minuto prima, una carezza alla palla, per saltare in scioltezza l’intervento di un avversario, ora anche l’ultima parola su quella partita dal meteo così variabile.
Il signore potrebbe dribblare tutta la squadra, ma è un bravo signore e sorride al bambino e si limita ad alzare la palla con un doppio tocco rapidissimo e perfetto e farla atterrare precisamente tra le mani del piccolo occhialuto. Con il tempo, anche il passaggio è entrato nel suo repertorio. Il signore alza lo sguardo e vede la piccola truppa ansimante che attende di riprendere il gioco. Da lontano non hanno potuto gustare la finezza. Ma il bimbo con gli occhiali sì che l’ha visto e adesso sorride di rimando al signore con il cane. Un giorno vuole essere anche lui bravo così. E’ il sogno di tutti quelli che giocano a calcio.
1 commento:
Questo post piacerà un sacco a Zacca, cita l'essenza del calcio..
Ironia a parte, siamo una squadra sempre e comunque: l'altra sera l'abbiamo voluta vincere tutti con la stessa cattiveria agonistica, dal primo all'ultimo.
A stasera!
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