Il 10 tocca la palla e la palla finisce in fallo laterale. L’arbitro vede male, chi non sbaglia mai? e assegna la rimessa alla squadra del 10, ma lui alza un braccio e dice che no, quella palla l’ha toccata lui. E’ il capitano, rappresenta la sua squadra. Non sta lì soltanto per scegliere testa-o-croce, palla-o-campo. Ha una fascia al braccio, che vuol dire qualcosa. Sa prendersi le sue responsabilità quando serve. Rimessa invertita: applaudiamo, ringraziamo e dopo pochi minuti abbiamo l’occasione per restituire il favore e lo facciamo volentieri. Serata no, quella, per l’arbitro. Il 10 gioca in una squadra tosta, difficile da battere, ricca di esperienza. Il 10 si chiama Danilo ed è il capitano di una squadra che rappresenta benissimo, fatta di gente che ha giocato a calcio per tanti anni ed ha imparato a praticare il rispetto, a interpretare lo sport nel suo senso migliore. Quella sera, Dany fa anche un brutto gesto, facendosi trasportare dall’agonismo dell’ultimo minuto, dopo aver segnato sul filo di lana: esulta in faccia a Seba, provocandolo. Chi non sbaglia mai? Ma il giorno dopo, Dany passa di qui e chiede scusa, perché quello non è il suo modo di giocare, di intendere la competizione: ci sono cose che contano più della vittoria, per chi vede le cose come lui e come noi. Sono valori che si imparano con il tempo, forse. Non basta avere il numero 10 sulle spalle ed essere il capitano per riuscire ad esprimerli. Si chiamano “onore” e “dignità”, cioè, stando ai signori Devoto e Oli “la cura o la conservazione della propria integrità e onestà” e “il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in un comportamento e in un contegno adeguati”, che uscendo dalle pagine del vocabolario e atterrando nella polverosa realtà di un campo da gioco significano la capacità di ammettere onestamente che quella palla non è tua, o almeno di evitare di sfruttare la confusione che si crea per segnare un goal “furbetto”. L’altra volta i nostri avversari hanno festeggiato, come loro costume, credo, avendolo visto fare in un’altra occasione, abbracciandosi, saltando, urlando. Questa volta il risultato era ben più pesante, significava il passaggio ai quarti. Peccato che sul terreno, tramortite, siano rimaste quelle due paroline lì. Forse per questo non si è visto saltare ieri sera. Forse perché le sorti dell’incontro sono state decise con l’inganno e la disonestà, negando l’evidenza e ricorrendo a trucchetti di basso profilo. C’è un’apparente attenuante, costituita dalla tensione dell’incontro e dalla velocità con cui i fatti si sono svolti. Ma è, appunto, solo apparente e si rivela un’aggravante, poiché condizioni come queste fanno prevalere l’istinto nelle decisioni e l’istinto si nutre di cose semplici e immediate, dice ciò che sei nell’intimo, senza filtri e svela così la tua scala di valori. Dice se per te vincere viene prima o dopo la dignità e il rispetto. In fondo, dice chi sei davvero.
Tuttavia, io non riesco a serbare davvero rancore, soprattutto dopo il post del nostro immenso presidente, che ci aiuta a vedere più chiaramente cosa abbiamo costruito in più rispetto a questi ragazzi che continueranno a giocare dopo che noi avremo smesso da un pezzo e magari diventeranno abbastanza saggi da capire che non vale mai la pena di vincere a tutti i costi, specialmente se stai giocando in un torneo amatoriale. Francamente più che risentimento a me resta un poco di tristezza per loro. E allora voglio fare loro, personalmente, un augurio sincero, che non ha nulla a che vedere con i nefasti risultati sul campo o con i traumi a caviglie, ossa, muscoli e legamenti che l’amarezza del momento spinge ad evocare ed ha invece molto a che fare con il piacere di confrontarsi con gente come Dany e gli Absolut, con squadre con cui abbiamo lottato, anche aspramente, ma sempre dentro confini ben definiti e condivisi, come, solo per citarne alcuni, gli amaranto dell’A.C Trezza, o i Uouazza Style, o come, lo scorso anno, i Re Artù Cafè. È l’augurio di imparare presto a battersi con dignità e lealtà, come non hanno fatto ieri sera. Di vincere, lo abbiamo visto a nostre spese, sono già capaci. Se riusciranno a farlo senza compromettere cose più importanti, magari gli tornerà anche la voglia di saltare.
8 commenti:
Lo scrittore, dovevi fare. Non il portiere.
allora non hai capito niente, cazzo
Scusa l'intromissione, ma devo rispondere.
Rispondo con poche parole perchè non credo di dovere spiegazioni, ma lo faccio soltanto in difesa, non mia, ma dei miei amici.
Trovo il tutto carico di una retorica eccessiva. Potete scrivere quello che volete ovviamente, ma se "attaccate" qualcuno dovrà pur "difendere".
Vi ringrazio per aver giudicato moralmente me e i miei compagni, dopo 80 minuti di pura passione passati insieme immagino che abbiate capito tutto di noi e di poterci giudicare non solo sul lato sportivo, ma anche personale.
Mi suonano un po' retoriche, come dicevo prima, alcune frasi, soprattutto in luce agli avvenimenti della partita di andata. Noi abbiamo preso una rimessa che l'arbitro ingiustamente ci ha dato (una rimessa laterale, nessuno stava agonizzando per terra, o aveva le scarpe slacciate, o sanguinava, o aveva un impellente bisogno di wc), voi potete dire francamente di aver sempre detto "no, arbitro è loro" in pieno agonismo? sono sicuro di no.
Non siamo stati noi che abbiamo battuto in fretta un angolo con il portiere avversario incastrato nella rete e con un piede scalzo. Il fatto di non aver segnato vi esula da colpe?
E non siamo stati nemmeno noi a provocare e spingere per poi farci espellere.
E non siamo stati noi ad avervi giudicati senza "dignità, integrità, onestà, onore".
Dopo il primo gol il 18, con tutta la sua correttezza, cioè, stando ai signori Devoto e Oli
" L'essere corretto, esatto, privo di errori, specialmente con riferimento al modo di esprimersi, alla proprietà linguistica", mi ha cordialmente consigliato di uscire se non volevo rompermi accidentalmente ("che accade per caso, fortuito, casuale") qualche osso.
Per tutte queste cose, credo che quello che abbiate scritto sul sito sembra, come dire, un po' troppo.
Anche noi giochiamo insieme da anni, anche noi siamo molto uniti e spero che i miei amici/compagni siano orgogliosi di essere 'rappresentati' da me, capitano senza fascia, che vuol dire qualcosa.
Non ho detto che era vostra, me ne sono pentito e per correttezza non abbiamo esultato sul campo, ma dopo si: perche non abbiamo rubato niente a nessuno e siamo orgogliosi di questo passaggio di turno.
Mi scuso per essermi intromesso.
Detto ciò, in bocca al lupo per tutto il resto. senza sarcasmo.
numero10,
a la grange.
Giulio, nessuna intromissione. Sapevo che avreste letto questo post e sebbene detesti senza cordialità il termine “provocazione” e chi lo usa, spesso abusandone, diciamo che quanto ho scritto era in parte una provocazione. E tu, devo dire come mi aspettavo, hai risposto alla (maledizione, di nuovo) provocazione nel miglior modo possibile. Mi riferisco al tono , al contenuto in generale della tua risposta e in particolare alla frase “me ne sono pentito e per correttezza non abbiamo esultato sul campo”. Sarebbe stato bello leggere “mi scuso” in riferimento agli episodi incriminati e non alla tua legittima “intromissione”, ma capisco che forse era una pretesa eccessiva. Ora ahimé devo fare un altro po’ di retorica per il mio datore di lavoro e non ho tempo di rispondere punto su punto alle tue osservazioni. Lo faccio limitatamente a due punti importanti. Il primo riguarda il giudizio affrettato dato su di voi. Nel ricordare che -come diceva Oscar Wilde- solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze, ti assicuro anche che mi sono fatto personalmente di voi un’idea meno radicale di quella descritta nel post e infatti speravo in una risposta simile a quella che hai dato. Francamente non mi interessa insultare te o altri tuoi compagni. Mi interessa molto di più –come ho cercato di dire- vivere bene le partite ed il loro contorno, con lo spirito giusto, e il finale di ieri mi ha lasciato moltissimo amaro in bocca. Questo post era un tentativo di avere alcune risposte che di persona non ho ottenuto ieri dopo la partita. Ci sono state. Bene. Il secondo punto: avrai notato che per due volte dico “chi non sbaglia mai?” (oddio, siamo all’autoesegesi). Non siamo immuni da errori neppure noi, certamente, ma sarebbe ingeneroso nei confronti della tua intelligenza credere davvero che tu possa mettere sullo stesso piano una minaccia verbale senza alcun seguito e un episodio come quello di cui parliamo. Anche perché, se vogliamo fare i conti “occhio-per-occhio”, dopo un intervento un po’ rude del nostro 18, il tuo compagno Jacopo gli ha detto che se non la smetteva… Infine, nel rallegrarmi per il tuo uso dello stesso vocabolario che venero, non posso fare a meno di farti notare che “esulare” è un verbo intransitivo. Sono sicuro che saprai immaginare il tono con cui lo dico.
In bocca al lupo anche a voi per il resto del torneo.
Ho scritto questo commento nello stesso momento in cui lo stava facendo anche Giò, lui è stato più veloce per cui mi accodo. Troverete qualche ripetizione, pazienza, non lo mofico.
Vengo chiamato in causa dall’intervento del nostro avversario di ieri sera e questo mi fa piacere. Il nostro blog, con nostra soddisfazione, è seguito da parecchie persone, non solo da coloro che fanno parte della squadra ma anche da esterni, a significare che è un sistema aperto, dove tutti possono dire la propria opinione, sempre con i dovuti modi, trovando così condivisioni o talvolta dissensi. Per questo motivo, numero 10, sono contento della tua intrusione, perché dopo il tuo freddo e prolungato silenzio di ieri qualche parola da te è gradita o quanto meno aspettata. Non sono molto d’accordo con la tua versione, su diversi punti, ma mi concedo il tempo di rifletterci, nonostante quei famosi 30 secondi che ti riguardano siano un pensiero fisso che non lascia spazio a molto altro. Ieri sera quando sono andato a letto mi sono addormentato con diverse riflessioni e fra tutte una più dolorosa di altre. Proprio quella frase sgradevole che hai sottolineato, “la minaccia” verbale, di cui me ne pento con amarezza, anche se sono state solo parole mai neanche seguite “per caso”, neanche in modo “fortuito”, ecc. da intenzioni vere, parole non diverse da quelle che il vostro numero 8 mi ha restituito pari pari poco dopo per altri motivi. Potrei dire che fanno parte dell’agonismo, che sono soltanto parole e NON azioni e che NON influenzano l’andamento di una gara o addirittura di un torneo ma preferisco sottolineare altro. Preferisco chiedere scusa a te per quella frase, anche se sei stato tu la provocazione voluta, preferisco chiedere scusa a chi tra il pubblico mi ha sentito pronunciare quelle parole sgradevoli, preferisco chiedere scusa ai miei compagni, gli stessi che mi hanno redarguito con fare comprensivo ma fermo, proprio quello che ti mette alle spalle al muro (magari come i tuoi compagni, anche loro molto vicini all’azione, avranno fatto con te), piuttosto che attaccarmi a scuse più o meno valide, più o meno costruite. E’ proprio giusta la definizione dei signori Devoto e Oli, mi allontano ancora parecchio dalla perfezione sia della parola che del comportamento esemplari, e non credo di essere il solo, faccio di tutto però per ammettere i miei errori quando me ne rendo conto, anche pubblicamente se necessario, perché è il modo migliore per uscirne, perché ti fa stare meglio poi e perché è così semplice. Tu dici di aver sbagliato a non intervenire nel modo giusto e poco dopo dici che non ti senti di aver rubato nulla, io ti dico che ho difficoltà a comprendere questo tuo ragionamento; scommetti, non a salve, sul fatto che sicuramente (!) anche noi in altre occasioni ci siamo appropriati di una rimessa non nostra ma inorridisci di essere criticato per il veduto; dici che noi abbiamo avuto un atteggiamento non sportivo nella prima gara, quando il vostro portiere era impigliato nella rete, io ti dico che pur essendo in campo non ho, sinceramente, visto che lui era in difficoltà. Parlo per me, personalmente, e chiedo la tua buona fede ma perdonami se non riesco ad averne nei confronti del tuo gesto. Diversità di pensiero, nulla di ché, oggi è un altro giorno. Ognuno trasforma col tempo le immagini vissute in pensieri costruiti, in realtà parallele, e in funzione della propria fantasia o modo d’essere avrà il ricordo a lui più utile.
Da Mister della FCE vi faccio i complimenti in ogni caso per il calcio giocato, siete una buona squadra ed avete la possibilità di migliorare ancora in qualcosa, non necessariamente a livello tecnico tattico.
Anch’io, senza sarcasmo, veramente, vi faccio il mio in bocca al lupo per il resto.
Numero 18
Giò ti ringrazio veramente per quello che hai scritto. Per me,per noi Absolut, il vostro valore come squadra e come persone ce l'abbiamo ben stampato nella testa .. lo sai .. te l'ho detto anche precedentemente .. anche per questo rinnovo l'invito, che poi sarebbe un onore per noi, di poter giocare insieme al 24h di calcetto il 26/27 giugno ... Grazie ancora da parte mia e di tutta la squadra Absolut
“Tuttavia, io non riesco a serbare davvero rancore, soprattutto dopo il post del nostro immenso presidente, che ci aiuta a vedere più chiaramente cosa abbiamo costruito in più rispetto a questi ragazzi che continueranno a giocare dopo che noi avremo smesso da un pezzo e magari diventeranno abbastanza saggi da capire che non vale mai la pena di vincere a tutti i costi, specialmente se stai giocando in un torneo amatoriale” (blog elitron, 4 giugno 2010.
È appena passato l’ottavo anniversario, ci siamo ritirati...godiamo ancora.
Numero 10
A la Grange
Raga...l’avevo toccata io!
Numero 10
Posta un commento