mercoledì 5 dicembre 2012

FCE-I Ciaparat 7-3

Un po’ di matematica, per cominciare (sottinteso: nella vita e nel calcio meglio avere qualche obiettivo, giustifica una birra in più ogni tanto). In un girone con turno di riposo ci vogliono trenta punti per avere ragionevoli speranze di essere tra quelli che vanno in serie A. All’andata ne abbiamo fatti tredici, ne servono diciassette, che fa quattro in più del primo giro, che significa vincere dove si è vinto e migliorare dove si sono lasciati punti sul campo. Oppure complicarsi maledettamente la vita e inventarsi un nuovo schema. Un po’ di memoria per caricarsi: con i Ciaparat c’è un palo che svetta e arde nella pianura moquettata del ricordo: è quello su cui si è stampato un pallone scagliato a un secondo dall’abisso del non più rimediabile, sancito dal fiit-fiit-fiiiit. Tre punti salvi, un sospiro troppo amaro, un boccone ingigantito dalla difficoltà di una partita mai controllata troppo bene e vinta così così. Un pizzico di scaramanzia e alcune osservazioni oggettive e allarmanti fatte dal mister nel lungo prepartita per concentrarsi. Poi il campo, la corsa, il gioco. La balistica. Dopo una rasoiata di Olly che sblocca il risultato e ci mette nella comoda posizione di gestire un vantaggio, ci pensa Christian con tre missili terra aria, con tre azioni ricalcate con la carta carbone, a far capire di quale partita stiamo parlando. In mezzo qualche parata e un goal evitabile e la ricomparsa improvvisa sul campo del mister, che tra fiatoni e costole messe a repentaglio da tuffi sproporzionati all’età, resta l’ultimo utilizzabile e si immola anzitempo per la causa. Corsa, tattica, visione sono intatte. La grinta coi canini scoperti va ritrovata, scacciando il timore dall’ultimo anfratto del cervello. Ma ci vuole tempo e una fiducia che si costruisce partita dopo partita. Nel secondo tempo si prevale di poco (parziale 3-2). C’è più circolazione, meno efficacia. C’è tempo per un gollonzo in cui Lele mette l’idea di un cross e un ciaparat finalizza sfortunatamente nella porta sbagliata; c’è una finta e goal con scavetto di Olly e il quarto sigillo (non è Bergman) di Christian. I conti, alla fine. Arrivano i tre punti che dovevamo fare. Abbiamo fatto bene per larga parte del match, abbiamo un po’ svaccato a tratti, quando il risultato era ampiamente rassicurante. Non si deve fare, ma si può capire. Navigazione regolare, in attesa di vedere che succede sugli altri campi, in altre partite che ci interessano. (Oggi sappiamo cos’è accaduto: chi sta davanti ha vinto, scavando un divario che è solo apparente e non significa nulla: il secondo posto è probabilmente il meglio che possiamo aspettarci da questo primo girone, ma è ancora tutto da conquistare: guai a mollare. Le sberle arancioni che abbiamo preso all’andata stanno già cominciando a popolare i nostri sogni. Spero).

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