mercoledì 18 marzo 2009

Elitron-Atletiko Billy Boy 3-3

Ci vuole un po’ di tempo a metabolizzare il terzo pareggio consecutivo e il rischio di essere scavalcati in classifica proprio adesso, al giro di boa, facendo per metà la fine del Perugia di Castagner, che nel ’79 perse senza perdere mai, per troppi segni X. La prolungata analisi della partita, ancora sul luogo del delitto, poi nello spogliatoio, la doccia lunghissima, per provare a lavare via la mezza delusione e poi ancora a meditare se abbiamo lasciato per strada due punti, visto come è maturato il risultato, o guadagnato uno, visto lo strapotere fisico che gente di quindici anni più giovane ha dimostrato, unito alla voglia di vincere, che quando si affronta la capolista, è sempre un po’ più forte. Dunque si torna a casa un po’ più tardi e troppo stanchi per aderire al cliché dell’insonne che fissa il soffito nel buio, pensando e ripensando a quella scena che cambia la storia e che come ogni imprevisto accade in un attimo e stravolge il copione, immaginando cento finali diversi e migliori, mille varianti a quella che è invece è diventata la vicenda scritta, fissata nel risultato. Arriva invece un sonno senza sogni (che poi dicono che sempre si sogna e semmai talvolta non si ricorda, da svegli, ciò che si è visto ad occhi chiusi) che non porta tracce di quella biglia avvelenata che gira su se stessa e, maldestramente accarezzata in una parentesi di goffaggine, ruzzola dentro la nostra porta, maledetta! Ma resta in agguato al risveglio il ricordo e ancora l’amarezza per non aver evitato ciò che si poteva facilmente evitare. La notte è stata una parentesi. Ma dentro la parentesi degli altri, mi domando, che c’è stato? Quali sogni sopra gli altri cuscini? Il re leone –immagino- fa un sogno a colori. E’ un sogno in cui stringe la fascia di capitano al braccio e ruggisce e corre, aggredisce, riparte, calcia, segna. Ma il sogno ha un colore dominante, un colore inquietante. E’ il colore giallo. Tutta la scena è tinta di giallo e non è quello del grano o del sole, non è quello della gelosia nel linguaggio dei fiori e non è nemmeno piscio, ma peggio, non è un viraggio seppia che parla di cose passate, ma è un giallo del futuro, un giallo cartellino, un giallo sulla sua sorte, un vero mistero, per ora. Ci sarà lui in campo la prossima volta? E’ forse questo il suo personale disagio al risveglio, che arriva presto, quando ancora Zacca forse sta ancora sognando il luna park. Il tirassegno. E nel sogno ha in mano un fucilone grosso come la sua coscia e il fucilone è carico e lui prende la mira per bene e sa che non sbaglierà mentre il dito fa scattare il grilletto e il colpo parte e va dritto, filato, sibilante, proprio là, dove il suo sguardo era fisso e bum! la paperella esplode in mille coriandoli festosi. Clic clac, ancora. Stanotte è lui il re del tiro di precisione, della bordata chirurgica e spara fino all’alba. Intanto nel suo sogno la farfallina si trova le ali pesanti, prova a sbatterle ma fa fatica. La testa sa dove vuole arrivare, ma il corpo non segue: le vele sono di piombo. E il campo sembra infinito ma con le ali che ha ogni metro è una pena e la porta è laggiù, in fondo, lontana, ma immensa. Ma questo è un altro sogno, sognato ad occhi azzurri. E’ il sogno di una corsa che sembra solitaria, verso una rete, forse leggermente mossa da un vento inspiegabile. Non c’è un portiere davanti, solo una tranquilla prateria di moquette e all’orizzonte nulla, a destra e sinistra solo quella grande, immensa porta da violare per vincere. Si sente solo il fiato regolare che segue il ritmo della falcata e a un tratto un bisbiglio, amico “ se vuoi, sono qui” sembra dire. E all’improvviso gli occhi azzurri scorgono tanti tanti palloni tra i piedi, che viene da ridere. Uno è per sé, uno per l’amico, uno anche da lasciare indietro, tanti ce n’è. Olly ha fame nel sogno, fame di goal, voglia di azzannare e sbranare quei momenti fantastici in cui capisci che è andata, anche ‘sta volta, è dentro. E così corre, controlla, si gira, va via e questa volta la palla non si incolla per terra, sotto la suola, ma scorre liscia verso il suo destino, che la doma un goleador di razza. Uno che non sbaglia. E lo vede Olly, questo goleador, mentre alza la testa, prende la mira, la scaglia. Goal. Goal, goal, goooooal, maledizione. Goal. Ma… com’è questa storia? Nei sogni non ci si vede, se non negli specchi. Semmai le mani o le punte dei piedi. E che faccia è quella? da bambino, con una crestina piccina e il ciuccio in bocca e un urletto senza denti mentre si gira e corre verso di lui, che sta un passo oltre la riga, a braccia alzate. Felice. E Olly si sveglia e mi sa che spera che questa volta sia un bel maschietto.

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