C’è un verso di una canzone (bellissima) di Ligabue che recita “lo sapete cos’ha in testa il mago Walter quando il trucco gli riesce e non pensa più a niente?”. Il bello di giocare è anche che la testa ti si svuota. O meglio si riempie di quello che stai facendo e questo non lascia posto per altro e allora non pensi più a niente. Non solo ogni fibra, respiro, pulsazione è dedicato a correre, inseguire, calciare, segnare, gridare, vincere, ma la testa corre dietro alla palla, alle maglie, alle caviglie degli altri, cerca la porta, lo schema, il compagno e non si stanca e non si stacca e quando tutto finisce ti ricordi di qualcosa che è rimasto fuori dalla grande bolla di gomma che ingloba il campo per un’ora e ti stupisci della forza della concentrazione. Così, giocando, riesci anche a dimenticare l’Inter che rischia tutto in una piovosa notte inglese, anche se l’arbitro irascibile e probabilmente gobbo, venuto apposta per noi, che gli altri han spostato in massa l’impegno, ha il piacere di informarti che dopo neanche cinque minuti il piano “aspetta-e-riparti” di Mourinho è già andato a puttane. Ma qualche volta invece succede invece che un pensiero improvvido e non autorizzato si insinui. Passa da una piccola crepa che si apre quando meno te lo aspetti e lascia filtrare qualcosa che non c’entra nulla con quel mondo di corse sotto un pallone. Si chiama distrazione e lascia filtrare il passaggio, fa perdere l'anticipo, sbagliare il tiro, scivolare la palla sotto la suola, verso una riga, verso l'errore. Questo dev’essere successo mercoledì sera, a pochi minuti dalla fine. Chissà cos’era? Un appuntamento? Un problema? Una donna? Un’idea straordinaria o una semplice follia, che spesso son la stessa cosa? Solitamente la distrazione arriva quando hai parecchi goal di scarto, nel bene o nel male e cominci a pensare alla doccia, o ti accorgi che hai voglia di una pizza e quattro chiacchiere, o fai i conti per la classifica e l’ora della sveglia il giorno dopo, che c’è da andare in trasferta. O ti sorprende in un momento di stanca, in una fase di risacca del gioco, spesso capita al portiere contro la squadra debole o mentre il suo collega sta piazzando la barriera. E invece, questa volta no. Questa volta è arrivata nel bel mezzo dell’azione, in cima alle barricate, ha congelato le gambe, mandato in tilt il meccanismo della difesa. Ed è finita pari. Ovviamente la partita non è tutta lì, che di goal ne abbiamo presi altri tre e dormitine ne abbiamo fatto forse un altro paio. Ma questa sventura è un po’ l’emblema della ultime due giornate, in cui abbiamo incontrato squadre da temere e abbiamo giocato come sappiamo e dominato, senza mai andare sotto e mancando il bottino pieno per un soffio, uno spiffero nella concentrazione, un errore banale. Ne vengono quindi fuori due punti nella sera del due. Due come i goal promessi da Palu, che poi ne mette solo uno, bello, anche se il capolavoro lo fanno, poco più tardi, in due, il Mister –che illumina- e Re Leone –che realizza-, a differenza del Manchester, che ne fa due per davvero (due i legni dell’Inter), due come i goal che a pochi minuti dalla fine sembravano garantirci il successo, ma soprattutto due come il numero di cuccioli che Olly avrà totalizzato a settembre. E la notizia è lasciata scivolare così, con leggerezza, alla fine della doccia e si guadagna gli auguri anche dall’8 del Real (in quel momento senza numero, però).
Del mago Walter si parla anche in un’altra canzone a lui interamente dedicata. Di lui si dice che torna al Bar Mario (che esiste davvero, è la sede del Fan Club di Ligabue a Correggio e lo si vede anche in Radiofreccia, dove il gestore è interpretato nientemeno che da Francesco Guccini) e si dice "quanti bambini ha stupito/e ora i bambini sono più vecchi di lui". E “il Bimbo”, il più giovane del mucchio, aveva –ingiustamente- la faccia un po’ invecchiata quando è tornato per portare i soldi del campo che si era scordato uscendo. E così, un po’ distratti, non ci siamo accorti della vera magia, fatta da Zacca, che si è praticamente smaterializzato sotto gli occhi di tutti.
L’epilogo della serata per noi non è al Bar Mario, ma davanti ad una pizza dallo zio, che rispetto al locale della via Emilia ci offre un manipolo di ex galeotti all’ingresso ed una diversa sfumatura del concetto di “alla buona”, ma sempre valida, a prezzo correttissimo e se stai dentro, con maxi schermo. Così fra un’intervista incomprensibile a Mourinho, una tettona bionda, i rigori della Roma, la mozzarella di bufala, i funghi e le cipolle, una pizza un po’ monca che si rifà un giro e il trucco in cucina e torna splendida di rucola e una zuppetta da ottuagenari con acqua naturale presa da un tale che viene apposta a vederci, per riabituarsi al profumo del sintetico prima di inspirare il balsamo Tigre e tornare a lottare in campo, il torcicollo di chi è dal lato sbagliato del tavolo e si deve avvitare per vedere Spalletti-primetime poco dopo il pallone nei distinti del 22 Tonetto, un limoncello (offerto) e uno sbuffo da pareggio del mister, si arriva all’ora di tornare a casa.
Per fortuna questa settimana il turno è di martedì.
Sarà il giro di boa.
Quindi.
*** Le pagelle (del Mister) ***
The Wall - 6.5: E' il giorno in cui decide di diventare un calciatore e non più uno spettatore del calcio. Abbandona la sua squadra del cuore, l'Internazionale di Milano, all'inferno del vecchio trafford per tatuarsi sulla pelle quella della Elitron football club. Il passo è fatto, la decisione è presa. Ed allora lui si mette lì a difendere il suo castello dagli attacchi avversari. Ma risiko è un gioco di strategie e chi non ritira il ponte elevatoio in tempo può essere ferito. Il banale non gli appartiene, come tutti gli altri si confronta soprattutto con le sue potenzialità e pretende da se stesso il massimo. Non è soddisfatto, ma per noi diventa sempre più una sicurezza, anche coi piedi. La fascia da capitano colora il suo braccio sinistro che però, a fine partita, non può alzarsi al cielo.
Blu eyes - 8-: non può prendere il voto pieno per questioni burocratiche interne ma ciò che è lui oggi è la più chiara espressione di come la squadra si sia migliorata. Inizia la sua carriera con sbadataggine, non trova la giusta posizione, i talloni sono sempre attaccati al suolo e spesso rischia il posto in squadra per le reiterate risposte al mister. Poi la svolta. Umiltà, applicazione ed energia fanno di lui un elemento essenziale. Quando esce la squadra prende gol...solo quando esce lui.
Il Re leone – 7.5: Il merito non è mai degli assenti. Lui c’è sempre e dopo questa partita si può dire anche ovunque. Non importa se colui che marca è più grosso perché lui arriva per primo e non importa se la gabbia difensiva è difficile da superare, lui passa. Corre, è l’arma in più, lui ruggisce. Si nutre della carne dei suoi avversari e respira ossigeno e acido formico ricavato da un termitaio rubato dai tedeschi. Il fatto è che il suo ruggito si sente in tutta la foresta fino a scomodare gli dei del giudizio che lo puniscono per ciò che non è. Imparare dai gatti il silenzioso passo felpato del furbo farà di lui il vero re.
Butterfly – 8: Per convenzione. La giornata gli offre la possibilità di essere finalmente in forma dopo un paio di giornate non al meglio. La farfallina vola qua e là, soprattutto nella prima parte della gara quando si diverte compiaciuto della danza coi suoi compagni.
Il cavaliere nero – 7-: Nonostante un riscaldamento tutto suo quello della partita è un giocatore diverso dal solito. Un altro cipiglio, un’altra volontà di esprimersi. I suoi piedi morbidi e una prestazione fisica superiore alle altre volte gli permettono di essere un punto di riferimento importante. Il gioco del calcio lo conosce e lo vuole giocare, fino all’ultimo. Una palla arriva a lui negli ultimi granelli di sabbia della clessidra, per poco non la mette dentro. Dirà poi di non ricordarsi dell’episodio. Lo perdo prima di rientrare dalla doccia.
Diamante – 6: La luna ha i suoi tempi. A volte scompare nel cielo avvolta da nubi per farsi rivedere qualche ora dopo solo su un lato. E poi magari ilgiorno dopo scoprirà uno spicchio di sé ancora più grande . E poi ancora e ancora più grande. Un giorno sarà enorme e illuminerà il buio della notte. Con quella luce, quando tutti saranno al massimo normali, il diamante ci abbaglierà di bellezza propria. Guarisci presto.
The Children – 5.5: ...e non sbaglio a scrivere. La letteratura, il cinema e la cronaca hanno esasperato spesso gli sdoppiamenti di personalità. La medicina, soprattutto con la filosofia cinese parla invece di yin e yang e dell’equilibrio che dovrebbe regnare tra questi. Ma la questione, nel suo caso, è più semplice e quella fugace interruzione neuro-sinaptica nella maggior parte dei casi da nessuno di noi avvertita, rappresenta, per la cattiva scelta della sorte, una leggiadra assenza fatale.
Marcatori: Dario 2, Lele 1, Palu 1
Nessun commento:
Posta un commento