martedì 13 aprile 2010
Elitron-Arriba Perù 1-3
Il mister dice che la classifica non conta in questa serie A. Tolto il baratro dell’ultimo posto e dei playout, il resto va bene. Avremo gli spareggi e l’opportunità di arrivare a giocarci i playoff, obiettivo di questa stagione. Quello che conta è fare esperienza per i tempi a venire. L’esperienza è ciò che ottieni quando non ottieni ciò che vuoi, dice qualcuno. In ogni caso, l’esperienza è un disegno visto da lontano, un mosaico di tante partite, in cui le tessere vanno però incollate una ad una e ciascuna è fatta di quaranta minuti di corsa e volontà di vincere. Se poi non ce la fai, avrai fatto esperienza, che prima del fischio d’inizio è il minore dei mali. E così ce la mettiamo tutta per provare a portare via i tre punti ai Perù, anche se uno è in vacanza, l’altro pure, uno lavora, uno arbitra, uno ha il pupo, uno un pezzo rotto che s’aggiusterà dopo mesi solo domani, uno non si sa dove sia e un altro corre su campi più grandi mentre l’altro ancora ha le gambe molli per la febbre e a tirar le somme i numeri fanno ridere. Dunque spazio al nuovo, per una formazione di vera emergenza (se due su sei non hanno ancora giocato una partita quest’anno, si può ben chiamare emergenza). Torna l’ennesimo fratello rosso, dopo un secolo, dopo un lontano esordio all’inizio dell’anno scorso, quando quello che siamo oggi era solo un lontano sogno (ma di strada da fare, di esperienza da accumulare ce n’è ancora tantissima). E arriva un rinforzo fresco fresco, alle spalle un’amichevole estiva e basta, un puntello per la fase offensiva, particolarmente sguarnita. E così ci proviamo. All’inizio è casino. Forse ci sono parole più auliche o tecniche, ma la sensazione a pelle è quella: casino vero. Il Mister corre e cuce, smista e dirige, ma in campo c’è ansia più che calma, frenesia più che ragionamento. Lo schema non c’è e quindi si corre dappertutto per tappare tutti i buchi, quasi ognun per sé. Ma dopo pochi minuti ognuno trova il suo pezzetto di terra da difendere, i movimenti sono più armonici e sembriamo quasi una squadra. Ci gela una stoccata da futsal che passa tra diverse gambe e ci mette sotto. Ma non molliamo e con un po’ di fortuna, materializzatasi in una deviazione, riagguantiamo il pari, che dura fino all’intervallo. Proviamo a crederci fino in fondo, proviamo a tener duro, più che altro, perché la costruzione dell’azione è penalizzata dall’assortimento delle inclinazioni individuali dei superstiti: più difensori e interditori che produttori di gioco. Ma stringiamo i denti, tappiamo i buchi, ci sdraiamo sui binari e cerchiamo qualche idea là davanti. Va bene così, fino al frittatone: un tiro abbastanza comodo e potente, respinto, finisce sui piedi di Palu, che forse troppo alla svelta cerca di liberarsi dalla patata bollente che gli è toccata in sorte e regala palla sulla trequarti ad un Perù che spara il meno irresistibile dei tiri che però incontra la meno invincibile opposizione di quell’ex ragazzo col 23 che sta in porta e riporta sopra i nostri avversari. Proviamo a non scomporci, con risultati discutibili ma non drammatici, rifiatiamo durante un timeout, scopriamo che manca ancora metà del secondo tempo, ripartiamo, ma arriva il KO: un diagonale ben messo offre ai Perù un facile tap-in e il 3-1 finale, sancito poco dopo dal triplice fischio. La sensazione è che difficilmente avremmo potuto fare meglio, anche se ancora una volta contro questi avversari ci resta il rammarico legato all’impressione che con una formazione appena più attrezzata di quella che abbiamo potuto allestire avremmo potuto fare meglio. Pazienza, zero punti, anche questa volta. E un po’ di esperienza in più, che è ciò che ottieni quando non riesci a fare un goal più di quelli con la maglia diversa dalla tua.
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1 commento:
Reagire WOW! al resoconto di una sconfitta è assurdo, a meno, in questo caso, di non essere arribati dal Perù. O a meno che non sia stato scritto dal nostro Muro, le cui mani sanno intercettare, , oltre alla maggioranza dei palloni, le parole precise con cui ogni partita ricama la sua storia in campo. Brau!
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