venerdì 14 maggio 2010

Elitron-Uouazza Style 5-1

Certe volte le cose succedono senza che te ne accorgi e in un attimo ti trovi in mezzo ad una situazione nuova senza che nessuno abbia detto pronti-via. Nelle ultime giornate abbiamo parlato di esperienza, utile, anzi necessaria, per concretizzare i miglioramenti che abbiamo cercato di raggiungere nel corso della stagione. All’improvviso, senza che ci pensassimo troppo, ci troviamo al momento di usarla questa benedetta esperienza, negli spareggi, terra di nessuno sospesa tra la regular season e il periodo ad alto voltaggio degli scontri ad eliminazione diretta. Ma come rilevava saggiamente il mister in una conversazione privata di poco precedente la sfida di lunedì, siamo al momento decisivo per verificare se rispetto all’anno scorso abbiamo davvero fatto un passo avanti: fin qui siamo allo stesso punto, cioè a giocarci agli spareggi l’accesso ai play-off. Ora, nella differenza fra off e out, tra l’essere comunque nella metà alta della classifica oppure attorno alla 22sima posizione dell’anno scorso, si scoprirà la verità. La partita contro gli Uouazza ha dato segnali positivi. L’anno scorso le abbiamo prese all’esordio assoluto e abbiamo poi strappato un pari al ritorno. Quest’anno abbiamo vinto senza soffrire un secondo. E’ questo il senso generale della gara e la morale che se ne trae: un passo avanti, per il momento. Non è cambiata la preparazione atletica, non è cambiata la tecnica di base, che ormai siamo troppo vecchi. Ciò che è cambiata è la rosa –e non si può non dirlo nella sera in cui Seba segna un goal, si guadagna un rigore che trasforma e sforna due assist per altrettante marcature-; ciò che è cambiato è senz’altro la mentalità e la concentrazione: l’impressione è che ora, sempre di più, riusciamo a giocare avendo costantemente sotto controllo pochi ma fondamentali principi, che giochiamo con la testa, oltre che con i muscoli e le vene (flebite permettendo). Nulla è ancora definitivamente acquisito, ma il primo passo l’abbiamo fatto: continuiamo così, senza mai perdere di vista il bambino, di cui non parlo per non dare ragione a Carlo, ma che ogni sera che andiamo al Libertas si sveglia e ci aspetta in campo, con una immensa voglia di divertirsi e ridacchiare per il campo, facendo capriole e correndo a perdifiato. Portiamolo ai playoff.

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