lunedì 24 gennaio 2011

Elitron-FC Mediolanum 2-4

Il primo giorno ha allungato il percorso, comprando il giornale all’edicola oltre l’angolo, anziché alla solita, più vicina. Il secondo ha ripetuto l’operazione, cercando di fare più in fretta e cronometrandosi sull’orologio senza la lancetta dei secondi. Il terzo giorno ha fatto il giro largo per andare dal panettiere e dal quarto ha comprato solo mezzo pugliese, anziché la forma tutt’intera. Dopo due settimane il suo giretto mattutino durava quasi due ore e in capo ad un mese, sfidando il freddo e qualche volta anche la pioggia, ha cominciato a presentarsi al parchetto con le scarpe comprate apposta, la tuta adidas un po’ demodè e la fascia per riparare le orecchie dal freddo in un orario vicino all'alba, da impiegati disperati con il cane, per una corsetta sempre più lunga, sempre meno faticosa, sempre più soddisfatta. Fare a meno di lui? Impossibile, lui che praticamente, a conti fatti, considerando i minuti in cui stava in campo, non aveva mai perso. Anzi. Con lui si vinceva, lo dicevano le statistiche. E infatti si tenne alla larga anche quella volta, quando c’erano da smaltire ancora cotechini, pandori, ravioli, brodi, creme al mascarpone, capitoni, bolliti, torroni, salmoni e mostarde e tutte le cose buone che asfaltano le arterie e inducono a brevi pisolini nel mezzo della conversazione postprandiale, nei bui pomeriggi delle feste di Natale. Niente amichevoli, niente calcio per quaranta giorni. Biblica astensione che faceva presagire sventure, soprattutto quando per misteriosi motivi il bomber con gli occhi di ghiaccio aveva dato forfait poco prima della partita. Trovavamo una squadra già incontrata e già battuta in passato, ma che quest’anno ci aveva già affondato una volta. E così Zacca se ne stava a casa mentre la squadra provava a partire bene, riuscendo a centrare portieri improvvisati e cangianti ad ogni occasione e a distrarsi un paio di volte di troppo prima del riposo. Non aveva giocato male, ma neanche bene. Mancanza di fiato, di idee e di invenzioni. Nessun panico, niente isteria, come all’andata, ma nemmeno goal. Poi gli orfani del massiccio pugliese erano tornati sotto, con il primo goal stagionale del mister, bella invenzione da posizione defilata, ma avevano preso un mortale uno-due poco dopo e a poco era valso il goal da lontano, ma vicino alla fine del re leone. Quattro a due alla fine e un altro contributo alla indispensabilità di Zacca, che però non c’era. A questo pensava, quella mattina, ansimando felice nel gelo di una mattina feriale il nostro eroe. Un passo dopo l’altro, dopo tanto tempo, una facilità di corsa che lasciava sbalorditi i padroni dei cani. Si chiedevano cosa mai avesse nella testa quel vecchietto con la tuta, dove corresse, verso quale obiettivo. Poi tornavano pian piano alle loro case e ai loro mestieri, mentre Zacca continuava a rimbalzare sulle suole di gomma, sapendo benissimo dove voleva arrivare.

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