lunedì 24 gennaio 2011
Elitron-Golden Boys 2-2
Le decorazioni di Natale si accendono e si spengono sul balcone e la condensa spande i colori sui vetri delle finestre. Fa caldo nella stanza sovraffollata, dove una pletora di bimbetti scarta vorticosamente i pacchi dei regali con un frastuono di carte, schiocchi, strappi, risate, lamentosi dispetti, baci e tantegrazie. Stanno lì, accucciati tutt’intorno alle poltrone dei quattro fratelli, mentre le donne sistemano le stoviglie in cucina. Il fratello giovane, con i baffoni ingrigiti segue attento, il secondo, silenzioso , ha dipinta sul volto una divertita incredulità e Giangio, come fa da tanto tempo, quando sente parlare di calcio finisce senza accorgersi per carezzarsi malinconicamente un ginocchio. E’ il più vecchio di loro che sta raccontando, l’unico testimone oculare di una battaglia di tanto tempo prima. Una battaglia che alla fine aveva portato un punto sofferto ma prezioso. Ma nel racconto non c’è molto spazio per le cose buone fatte da Seba, sempre fastidioso per gli avversari (e gli arbitri, spesso, e i compagni, talvolta, al cospetto di gialli inutili e pericolosi) o dal mister, parco di ghirigori, ispirato e concreto, distratto nel chiamare un cambio ma motorino inesauribile, per un rigore parato a qualche minuto dal baratro. Scarsissime anche le citazioni del lavoro ancora da perfezionare del difensore con gli occhi verdi o dell’ectoplasmatica presenza di Zacca, resosi agonisticamente irreperibile dopo diversi gare positive. Non si parla granché del doppio svantaggio, recuperato con calma e volontà. Più che altro nelle parole del vecchio cursore di fascia abbondano le descrizioni mirabolanti delle proprie scorribande sulla sinistra, si indugia su controlli di palla precisi e dribbling efficaci, su spericolate incursioni e occasioni mancate di un soffio per congiure del fato. Viene quasi l’affanno a correre dietro al racconto di ‘Gigi la trottola’. Uno dei piccoletti si è avvicinato e sta a sentire anche lui il racconto del nonno, che gli somiglia per l’inverosimile quantità di capelli per centimetro quadro di pelle. Il nonno ha appena finito di parlare e prima che gli altri si riprendano dalla fantasmagorica descrizione, il nanetto dice “nonna dice che non è vero, che non bisogna crederti, che eri scarso a giocare e che i racconti sono esagerati”. Gli sguardi convergono sulle donne che stanno in cucina e asciugano i piatti, continuando indifferenti nella loro conversazione, poi tornano sul narratore mendace, che per nulla scosso, fissa prima i fratelli, poi il piccoletto e con aria di sfida dice “vedremo”.
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