giovedì 24 febbraio 2011
Elitron-Golden Boys 5-5
I sei vecchietti se ne stanno intorno al tavolo e la bottiglia di whisky è ancora quasi intatta. Bere poco: uno dei nuovi comandamenti. Qualcuno un cicchetto in più se lo farebbe volentieri, ma se si vuole arrivare vivi e in forma all’appuntamento, bisogna fare qualche sacrificio. Bere poco, mangiare con moderazione, sigarette zero, un po’ di corsa e movimento ogni giorno. L’ha detto il mister. Saranno cinquant’anni che lo ripete. Palu distribuisce le carte. Il re leone guarda le sue due e le ributta al centro del tavolo, stiracchiandosi sulla sedia e sbirciando l’orologio. Fare tardi, un altro divieto, ma ogni tanto è concesso. Meglio che dormire davanti alla televisione. Il mister conta le sue fiches e si tira fuori anche lui. Giangio invece ha preparato un bel mucchietto e lo spinge al centro del tavolo, con il suo solito sorrisino indecifrabile. Palu non ha dubbi e chiama. Olly ha sonno. Olly ha arretrati di sonno come nessun essere umano. Olly sogna il cuscino, ma non vuole uscire per primo e con quattro e sei spaiati non è certo il caso di finanziare il successo altrui. Peccato per quelle fiches già messe in mezzo al tavolo. Il vecchio portiere sbircia le sue carte. Un Jack e una Donna dello stesso seme. Il vecchio portiere è uno che non ama chiamare spesso. Aspetta mani come questa per entrare in gioco e poi le spinge fino in fondo. Guarda la bottiglia sul tavolo, ha già deciso, ma perde un po’ di tempo. La bottiglia gli restituisce lo sguardo ma non lo seduce. Aggiunge le sue al mucchio. Palu brucia una carta e ne scopre altre tre. Un sei di cuori, un asso di picche, un dieci di cuori. Olly si massaggia gli occhi. Il portiere è abbastanza contento di questo flop. C’è un bel progetto di colore, quasi sicuramente vincente, se entra. Fa una puntata, di circa metà piatto. Gli altri non ci mettono molto a rispondere. Giangio chiama, Palu se ne va e scopre un’altra carta. Sette di fiori. “Check” dice il portiere. Non gli spiacerebbe vedere una carta gratis, anche se non si fa troppe illusioni e la possibilità che l’altro abbia qualcosa di meglio che una donna è concreta. Giangio infatti punta metà del piatto. Il vecchio portiere ama le parole più dei numeri, ma ha imparato a fare i conti di base. Probabilità di trovare la carta vincente contro guadagno in proporzione al rischio. Conta le probabilità, conta quanto guadagni. Nel lungo periodo vincerai. E’ matematico ed è meglio non scherzare mai con la matematica. Si ricorda di una volta che costò caro. Sessanta secondi da giocare, palla tra i piedi per un calcio d’angolo. Un time out in cui si predicò calma e possesso palla. Una ripresa in cui si presentò la ghiotta occasione di un tiro in porta. La scelta cadde su questa opzione. Un’opzione cinquanta e cinquanta. Probabilità inferiori a quelle della perdita di tempo. Quella volta la squadra “chiamò”. Tiro, rimpallo, contropiede, tunnel… sgomento, tiro, goal. Un punto va bene, si disse, c’è stata la reazione, che ci fu, in effetti, una break di tre goal che li aveva riportati in vantaggio dopo essere andati sotto di due. Un punto, per muovere la classifica fin lì asfittica. Ma un pareggio subito quando si poteva vincere scegliendo in base alla matematica. Che però abita raramente presso i campi di gioco e ancor più raramente sgorga dal cuore e dal sudore, s’inceppa davanti al miraggio del goal, davanti alla chimera del successo garantito. In campo si gioca a calcio, non a poker. In campo si corre, non si conta. E infatti si lasciano punti per strada quando si potrebbe fare bottino pieno. Questo torna in mente al vecchio portiere, mentre abbandona le sue carte al centro del tavolo, per la prossima mano. Giangio ritira le sue fiches. Dalla sua faccia si direbbe che non avesse nulla in mano.
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