venerdì 11 febbraio 2011

Elitron-Imprevedibili 2-3

C'è un momento drammatico della partita, poco dopo che Zacca ha improvvidamente cercato di danzare sul pallone, anossicamente dimentico del suo peso. Lui se ne sta là, prono nell'angolo più buio, a rantolare con le mani che reggono il semiasse sinistrato, l'arbitro fischia trenta secondi in anticipo la fine del primo tempo, promettendo di travasare il tempo rubato nella metà successiva della partita e il nostro bomber sta seduto sul cordolo del campo, con una faccia che sta a metà tra la furia e il lutto per la prematura scomparsa della dotazione di attributi virili della squadra. In sintesi la domanda che sembra porci, ed infatti gli esce dalle labbra è "ma come cazzo stiamo giocando?". Odia, dice la mollezza, caratteristica che abbiamo espresso al massimo grado nei primi diciannove minuti e mezzo. Il momento è drammatico, si diceva. Tutt'intorno alla scena, sta l'armata Brancaleone che siamo diventati, guidati da un Mister azzoppato che predica grinta, senza poterla praticare, che chiede fiato senza poterlo spendere per la causa. Siamo quelli dello scorso giro. Quelli che gli scotta la palla tra i piedi, a volte e così, lemmi lemmi, se ne vanno verso il centrocampo senza idea di cosa succederà dopo e tanto fanno che la palla cambia padrone e se ne torna a gran velocità verso le nostre parti molli e maldifese. E son contropiedi che fanno male, che diventano numeri brutti da leggere nel tabellone immaginario del punteggio.
E dire che le foto con le maglie nuove erano anche venute benino, mannaggia.
Ma il peggio deve ancora arrivare. E per fortuna anche quel po' di meglio che ci suggerisce timidamente che non siamo ancora morti. Devono ancora venire due goal su cui ci sono responsabilità grandi come gli svarioni che li hanno fatti nascere. Devono venire i tiri a mazzi e a cazzo che il Re Leone e Spaccaghiaccio si ostinano a sparare verso la porta, senza quasi mai centrarla come si deve. Deve venire lo 0-3 che ci dà un po' di sveglia e quindi due gollonzi, più bramati che ben costruiti, che fanno rifiatare la speranza e ci fanno, inutilmente, inseguire la rimonta nei minuti finali.
Il resto è la tensione di Zacca ferito in una gamba e scaraventato dentro la Golf, issato fino a casa sua e lì lasciato con un pacco di spinaci surgelati a surrogare un più tecnico ghiaccio, però mancante. Il resto sono birre e pizze buttate giù per dimenticare e discorsi un po' a vuoto intorno ad una certezza: che un po' della soluzione sta nelle gambe, che è difficile però far girare più rapide se la notte non dormi, che un altro pezzo, più importante sta nella testa di ognuno, ma il pezzo più grosso (della soluzione) sta nei pantaloncini. Frughiamoci dentro, che serva da memento.

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