giovedì 16 aprile 2009

Elitron-Longobarda 3-1

La partita comincia lunedì notte, quando una strega, o Randall Boggs, il signor Buio, il lupocattivo o la fata strabica e insolente del capriccio notturno vanno a trovare la piccola Margherita, che si sveglia e non sapendo che fare sveglia a raffica quella delicata macchina da goal di suo papà, il quale, prima che sorga il sole decide che di dormire non se ne parla più e così confessa, già nel primo pomeriggio, al popolo di Facebook di non avere grande fiducia nel proprio stato di forma alle ore 22, per il late night show contro l’arcigna Longobarda. E forse comincia anche prima, la partita. Comincia domenica pomeriggio, sul terrazzo di una casa da cui ci piace immaginare si veda uno spicchio di quel mare per milanesi, freddo e subito profondo, che fai tre passi e i sassi ti vengono a mancare sotto i piedi, basta un’onda e sei un turacciolo alla deriva. Lì, sotto il sole finalmente caldo per davvero, Olly suda, ignaro del futuro che lo attende all’alba successiva, mentre il re leone si accartoccia come una fogliolina, scosso dai brividi della febbre e alla fine si arrende all’evidenza di essere un felino malato. Pure io ci ho provato, una volta, steso su un prato a Dublino, circondato da gente in maglietta, a tremare con addosso un maglione di lana rossa. Avevo mangiato il maiale in agrodolce al cinese (ma non era colpa sua), per l’ultimo pranzo della vacanza e sulla DART sembravo un tossico, appeso al palo, rammollito e rincoglionito dall’eccessiva temperatura interna. Ma è un’altra storia; e torniamo alla nostra. La partita, questa partita che ci regala tre importanti punti, sudati, voluti, sofferti e stragoduti dopo il fischio finale, comincia addirittura ancora prima, quasi due anni fa, quando un corpulento Ibe decide che è ora di buttar giù peso e inizia una dieta permissiva, con dei mezzi bicchieri d’olio al giorno, che gli lima dai fianchi e dalla panza quasi quaranta chili, cosicché martedì sera, oltre che inspiegabilmente giovane in una squadra così allineata alla media dell’età, è anche in forma, tonico e micidiale. Poi la partita comincia davvero e i longobardi fanno subito capire che aria tirerà. Un palo, una sventola che rade la traversa e un tiro irresistibile come un omogeneizzato per bambini sorride al portiere col 23, lo saluta mentre arriva in ritardo all’appuntamento e se ne va a baciare il fondo della rete. Questo goal resta l’unico per quasi mezz’ora, a cavallo tra i due tempi. Si rischia un po’ subito dopo lo svantaggio, poi lentamente il baricentro sale, gli avversari arretrano, si affidano a contropiede mai troppo cattivi e ad una decina di minuti dalla fine, tarpano le ali alla nostra farfallina imprudentemente vicino al limite della loro area. Incidentalmente, sia detto, la farfallina ha sudato un bel po’ a svolazzare, perché tra la difesa ben chiusa dei longobardi e gli spunti offensivi offerti dallo zombie che si è impossessato della maglia numero 9, gli spazi per inventare e illuminare erano davvero risicati. Ma torniamo alle propaggini dell’area avversaria, perché Ibe vi ha appena sistemato la palla nel punto indicato dall’arbitro, che si allontana contando i passi. Nel ricordo si avverte il rumore di un tuono, uno di quelli che fanno gli aerei supersonici al momento buono. La cannonata di Ibe si fa strada tra i corpi avversari e va là, dove tutti con il pensiero la spingiamo. Uno pari, palla al centro. A questo punto sale in cattedra Palu, che con la maglia del re leone si esibisce in una serie di anticipi perfetti e stronca il tentativo longobardo di riprendersi il vantaggio. Non contento, il capitano del prossimo turno porge a Zacca una palla che il nostro addomestica con una delicata e prodigiosa carezza di piede prima di cannonarla alle spalle del portiere. Il gesto lo rifà subito dopo, a campo vuoto e senza palla, per spiegare la prodezza e poi ancora, chi fosse rientrato al momento giusto nello spogliatoio, dopo la doccia, lo avrebbe trovato seduto, in accappatoio, a roteare il piedone nudo per un’ulteriore replica della disamina tecnico-fisica delle proprie gesta appena compiute. Nel frattempo gli altri raggiungono il limite dei cinque falli e il sesto ce lo procuriamo, finalmente, con un po’ di mestiere. Si opta (lo scopriamo in diretta che bisogna optare) per il tiro libero. Ibe scopre in diretta anche che non è sul dischetto del rigore che bisogna mettere la palla, ma più indietro, ma poco importa, se quel paio di metri di differenza richiedono una frazione di millesimo in più tra la pedata e il goal. Tre a uno. Finirà così, come all’andata, una partita molto combattuta con una squadra leale e molto simile a noi nell’impostazione tattica. Ora aspettiamo di vedere cosa fanno gli altri, tranquilli. Ma aspettiamo anche che l’antibiotico finisca il suo lavoro e auguriamoci che domenica notte la camomilla, o Signora Tranquillità, l’angelo custode, Morfeo o il folletto della palpebra pesante e del cuscino soffice ci sorridano, vadano a trovare Margherita e così permettano di dormire tranquillo anche chi la sera dopo avrà un lavoro importante da portare a termine.

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