venerdì 3 aprile 2009

Elitron-Re Artù Café 11-2

I Cavalieri di Re Artù l’hanno letto nel libro di storia del muro di Berlino. Roger Waters che suona sotto ciò che resta di quei mattoni non l’hanno sentito e anzi forse il suo nome gli dice poco o addirittura nulla (nello stesso anno il resto dei Pink Floyd suona a Venezia e David Gilmour si scorda l’incipit di Wish You Were Here). L’anziano portiere invece il muro l’ha visto cadere in TV, un giorno anzi ne ha toccato un frammento a casa di un amico, e le canzoni dei Pink le sa quasi tutte a memoria. Certo non ci pensa nel momento in cui la palla si stacca dalla sua mano per volare verso la testa di Olly (uno che li ascolta ancora oggi nell’iPod), che la rimette proprio là, dove essa ha un appuntamento con il destro micidiale del mister, una frazione di secondo prima di conficcarsi nel sette alla destra del portiere (Milano, 24 ottobre 1988). I cavalieri non si ricordano nemmeno di Ramstein e delle Frecce Tricolori che si schiantano sul pubblico, ammazzando più di sessanta persone e un paio di ufficiali dell’Aeronautica che magari, ma chi lo saprà mai?, avevano qualcosa da dire sul disastro di Ustica, proprio il giorno dopo la vittoria di Fondriest nel mondiale di ciclismo. Il vecchio portiere se le ricorda insieme queste notizie, stampate una accanto all’altra sulla prima pagina de La Repubblica, comprata in un autogrill sulla Cisa, di ritorno dalle vacanze. Ma ora è distratto da Olly che arriva al suo di appuntamento, per metter dentro con un tocco sublime una palla telecomandata partita dal piede del Re Leone, che è in serata di grazia. E’ un fulmine nel superare la difesa, nell’aggirare il pur bravo Peter (Bolzano, 14 febbraio 1988). I cavalieri non se le ricordano quelle cose perché allora erano appena nati e in quella fine anni ottanta erano impegnati a fare cose che gli Elitron avevano dimenticato da tempo, tipo nascere, smetterla col latte e imparare a camminare, che è un ottimo inizio se vuoi arrivare, una sera di aprile, a giocarti una partita di calcio a cinque. E così si son persi l’inizio della fine di un’epoca, dove i politici si chiamavano ancora Craxi e Forlani, Occhetto era un giovane segretario con un’idea balzana e si chiudevano, spesso malamente, un po’ di processi su varie porcherie, bombe sui treni, fascisti, morti ammazzati, intrighi di politica, mafia, soldi e potere, pochi colpevoli, molti dubbi e troppe lacrime che nessuno ha asciugato porcaputtana. Nel frattempo l’Inter vinceva uno scudetto con parecchi record, con il Trap al timone (quel Trap che intanto guidava l’Irlanda contro l’Italia senza Cassano del Lippi-bis) e l’urlo neroazzurro della gente in strada il portiere lo sentiva stando seduto alla scrivania con suo padre, chimico e padre di un chimico mancino, ma anche di un portiere più incline alla poesia che alla tavola periodica degli elementi. Ma all’Inter mica ci pensa mentre vede il Palu procedere come sulle uova, con un pallone che scotta tra i piedi, ancora una volta solo davanti ad un tizio con i guanti. Questa volta Olly è lontano o si guarda bene dal segnalare la propria amichevole e potenzialmente utile presenza, però, e Palu così la picchia di puntazza. Di certo ad occhi chiusi. Quando li riapre la vede là, la biglia, dove deve stare, nella porta avversaria. Chissà se ai cavalieri dice qualcosa il nome di Didier Pironi? Quel disgraziato che insieme all’indementicabile Villeneuve aveva dato vita alla più bella battaglia di F1 di tutti i tempi. Quel disgraziato appartenente alla disgraziata categoria di quelli che le studiano tutte per morire e alla fine ci riescono, si spappolano le gambe al punto di non poter più guidare, ma riescono a prender male un’onda su un motoscafo troppo veloce e lasciarci le penne proprio nel giorno del compleanno del portiere. Che in questo momento ha però altro da pensare, perché dopo aver fatto tremare le lampade cascando a terra su dubbio intervento da tergo (e prima di cercare di spezzare un palo alla porta avversaria con un missile da tre metri), Zacca tira la manetta del fischio e come una locomotiva diesel parte sulla destra e segna il primo dei suoi tre goal di serata. Si va al riposo sul 7-0 e all’inizio del secondo tempo c’è un po’ di distrazione e forse troppa voglia di abbuffata e così, i Cavalieri mai domi provano a rialzare la testa, prendendo un paio di legni e concretizzando con un goal del loro capitano (Milano, 10 maggio 1987), con la palla che prima di entrare batte sul palo e sul dorso della mano in ritardo del portiere. Certo è un po’ più facile non mollare quando hai vent’anni e non hai visto Massimo Ranieri vincere il Festival di Sanremo cantando Perdere l’amore o quando quella foto di piazza Tienanmen non ti ricorda qualcosa che hai visto in diretta, all’inizio di un’estate che avresti poi passato in Irlanda, sentendoti grande perché avevi due anni di più degli altri e sentendoti felice per quella ragazza bionda, con la mano nella tua. Ma non pensa a queste cose il portiere, non ha tempo ora, perché il più vecchio dei loro (Basiglio, 10 marzo 1986… capirai) lo coglie un po’ spiazzato e un po’ in contropiede e fa il secondo goal per i Cavalieri. Per fortuna poi ci pensa il Re Leone che stufo di limitarsi a fare passare una brutta serata alla punta avversaria (Benevento, 14 gennaio 1989), decide di impinguare un po’ il suo score tra i marcatori e si inventa i tre goal che chiudono il conto sull’11-2. Alla fine i Cavalieri sono gentili e ci invitano alla tavola rotonda, in quel posto dove qualche birra ce la siamo bevuta tutti, anni fa, anche l’anziano portiere, che appellandosi all’età e alla nostalgia, ringrazia e declina. C’era bisogno di elaborare questa vittoria che ci rilancia, c’era bisogno di sentirsi squadra e di stare tra noi. Magari un’altra volta, se il calendario ci farà giocare nella stessa sera sarà bello trovarsi al Re Artù Cafè con i Cavalieri, constatare che non è cambiato molto, scolarsi un paio di birre e fare quattro chiacchiere sul campionato. O magari parlare un po’ dei bei vecchi tempi, che per loro sono oggi.

(Hanno giocato e segnato per noi: 3 goal Dario, Olly e Zacca 1 goal Lele e Palu).

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