I numeri mentono, ma il cuore sa la verità. Il 7-3 matura nel finale della gara, quando la pazienza dà i suoi frutti da un lato e l’improvviso ribaltamento fa perdere lucidità dall’altro. Il primo lato è il nostro, quello dei più vecchi, dei più saggi, di quelli che si sforzano di non perdere la calma e ci riescono (quasi sempre), di quelli che sanno che con tranquillità e ordine possono raddrizzare un match che per due volte si mette male. L’altro lato è quello dei più giovani avversari, in versione più attrezzata rispetto alla volta scorsa, ma troppo inclini al nervosismo, alla provocazione e alla bestemmia plateale. E’ anche il lato del portiere migliore, che sventa diverse occasioni apparentemente destinate a migliore fortuna, fino alla sbavatura che favorisce il nostro vantaggio e l’epilogo della partita.
Il cuore sa anche ciò che la testa si è sforzata di negare in campo: la paura di perdere proprio ora, contro un avversario che ad ogni uscita onora il proprio nome; proprio ora che stiamo arrivando allo sprint e sembra che sarà una cosa a due, avendo gli amici del Chorry alzato bandiera bianca davanti ai ragazzi d’oro; proprio ora che il calendario ci presenta gli stessi avversari (incrociati, ovviamente) dei Golden Boys e quindi, da un punto di vista squisitamente matematico (il Re Leone ruggisce e ammonisce chi la fa troppo facile) un’opportunità, avendo noi tre punti di più.
Il momento più caldo della partita, in cui il timore va tenuto sotto controllo, è quello che passa tra il goal del tre pari e il successivo. Come evidenziato dalla cronaca del DS, sette minuti di tensione, con la sensazione che un goal possa essere quello decisivo (come, infatti, sarà). E’ la partita sul filo, il risultato in bilico, un tocco e si cade giù, da una parte o dall’altra. E quando arriva, infatti, c’è da festeggiare, a mucchio, come per le occasioni importanti. Ci pensa poi il bomberbimbo a chiudere il match, affondando la lama in una difesa che ormai è burro. Ancora lui e Seba, in rapida sequenza, poi, confezionano la bugia del risultato.
Il cuore sa che è stata dura ed infatti batte ancora un po’, più tardi, al ricordo. Batte di soddisfazione. Ora il primo posto è davvero a portata di mano. Basta essere sempre noi stessi, come questa volta.
E sorride il nostro cuore in campo, sul goal finale, quando ormai l'urlo di battaglia che ha accompagnato le precedenti marcature è divenuto pleonastico per chi sta in campo, ma non per la nostra curva di donne, che esplodono in un acuto tanto inopportuno quanto significativo e bello da ascoltare. Anche loro sono una parte fondamentale di questa avventura.
Pare che la ragassa sia alquanto nervosa.
1 commento:
Questa sera le convocazioni per giovedì e la corsa finale per il sondaggio. Chi vincerà? Comunque sia i 18 votanti sono stati inaspettati...
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