giovedì 12 maggio 2011

Elitron-La Pessima 4-9

Al fischio di chiusura parte il riavvolgimento del nastro. Si sente un rumore stridente, mentre le immagini cominciano ad andare vorticosamente all’indietro, sempre più veloci. Ripassare attraverso le nove azioni da goal dei pessimi è un attimo, piccole fastidiose fotocopie di errori ripetuti con pervicace applicazione fino alla folle perfezione. Un istinto autodistruttivo solo brevemente sopito dal goal del nostro precario vantaggio, ultimo frammento riconoscibile di una gara già mangiata dal rewind. Prima sono strette di mano e pacche sulla spalle con una squadra così evidentemente imbiancata sulle chiome dallo zucchero a velo degli anni che non si può non sentire vicina. Si gioca finché si riesce, ci si dice tra colleghi di reparto, ancora alla reception. Prima ci sono macchine che percorrono all’indietro la strada che ci separa dal campo e via ancora, sempre più velocemente, briciole sparse di tutto ciò che ci ha portato alla partita di lunedì sera. All’indietro gli infortunati tornano a giocare, la frustrazione precede l’illusione, la gioia prelude alla fatica. Dal flusso emergono fulminee schegge di memoria: si alternano pugni alzati e sguardi al pavimento. Le facce sono abbacchiate all’inizio poi torna il sorriso e il mento si alza: stiamo uscendo dal campo dopo una rotondissima vittoria, arriva un pari sofferto e ancora un’altra vittoria, compaiono personaggi smarriti strada facendo, c’è un pasticcio difensivo, una mezza rissa, un tiro sbilenco, un tunnel, un gran goal, ci sono sudore, corsa, fatica, pedate, pizze, docce, sorrisi, urla, cartellini, capitomboli, parole, storie, nervosismo, felicità, scarpe, palloni, reti, fischi, facce, maglie, soldi, pioggia e piumini di pioppi, bambini nuovi, scivoloni, distorsioni, birra, sinistri rumori di umani spezzati, mani strette, rabbia, passione, c'è il calcio e ci siamo noi, un po’ più giovani, con meno esperienza, pivelli, appena usciti dal campo dopo una partita con La Pessima. Le ossa metaforicamente rotte, le energie sprecate, tanta corsa inutile e in affanno per cercare di scalzare una difesa arcigna, ricavando solo contropiedi e goal subiti. Loro sono in questo torneo da diverso tempo, noi appena arrivati, con pochissime partite alle spalle. E’ il 2008. Da quel giorno, da quella partita, la nostra idea di questo sport è cambiata e più di una volta ci siamo mentalmente confrontati con quella sera, ci siamo chiesti “come finirebbe oggi?”.
Un giorno, all’inzio della scorsa stagione, ho incontrato un pessimo ad una festa di bambini a cui avevamo portato le nostre figlie. Gli ho parlato di quella partita e gli ho detto che noi avevamo il loro poster in camera e che “da grandi” volevamo essere La Pessima. Siamo un po’ più vecchi, ma non abbastanza grandi, evidentemente. Lunedì però avremo un’occasione per crescere. Non sprechiamola.

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