domenica 11 settembre 2011
FP - Il calcio è...storia: FC Elitron
La F.C Elitron nasce un’estate non troppo lontana, con le gambe sotto un tavolo, gambe che hanno corso insieme tanto tempo, sotto la pioggia, al freddo e col sole, nel caldo, chilometri sulla terra e i sassi e ciuffi d’erba solo sulle ali, nel fango, nella polvere: un calcio eroico di tempi spensierati, quando i pomeriggi durano anni e il concetto di futuro è molto astratto. Gambe attaccate a teste e cuori che si son scambiati parole per anni. Amici, insomma. Gambe di amici sotto un tavolo, e voilà! La voglia di provare di nuovo a fare squadra, ognuno con ciò che resta di quei muscoli flessuosi, di quei polmoni freschi e affamati e la passione intatta per il gioco. Per me la F.C. Elitron nasce in un parcheggio, un’ora prima dell’esordio. C’è il portiere? Sono io. Ciao. E dopo poche partite è già una malattia che ti fa contare i giorni che mancano alla prossima appena finisci la doccia. I figli, le riunioni, le trasferte, gli scooter rubati, gli scooter ingolfati, gli scioperi, i ritardi, gli imprevisti, le ossa che scricchiolano, le giunture che cigolano, il pane, che buono il pane, e la birra? Sia benedetta, maledetta. E le cene di lavoro, il tempo che manca, correre? Un sogno. Ci sono un sacco di cose che si mettono tra noi e il calcio, ma una volta alla settimana (vedi calendario, organìzzati), siamo almeno cinque, una squadra per un’ora e una pizza. Un gruppo di maschi che amano il calcio e, smesse le cravatte o i camici, abbandonati figli o colleghi, vinta la follia della tangenziale, possono giocarlo e viverlo, quella notte. E ripensarlo, parlarne e poi anche raccontarlo. Guarda come corrono quei giovani. Guarda come sono tranquilli quei vecchietti. Che forte il 10. Altre squadre, altre storie. Noi chi siamo? Tutti hanno passione, ogni squadra con le proprie sfumature, con radici diverse, rituali propri. Ma noi chi siamo? Lo dice il mister, qualche volta: cosa faremmo contro i noi stessi di vent’anni fa? Noi siamo quelli che lo sanno quanto poco manca all’abisso. Noi non siamo più ragazzi. Ce lo ricordano i muscoli e i tendini e le cartilagini e il coro tragico dei bronchi, bronchioli e alveoli. Basta niente perché la vita si complichi. Qualcuno resiste inossidabile, qualcuno si aggrappa più con la volontà che con le miofibrille, con il mestiere che vince sullo scatto, qualcuno si accontenta. Ma tutti vogliamo esserci, ed essere insieme, sapendo che ogni volta è una sfida al buonsenso, che siamo fuori tempo massimo. I giovani corrono, i giovani non sanno. Noi giocheremo per sempre.
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