venerdì 8 maggio 2009

Elitron-Atletiko Billy Boy 1-7

Pinocchio non diceva le bugie. Almeno non in confronto al risultato di questa partita, che ha un naso interminabile, lungo almeno quanto il minuto di ordinaria follia che ci ha fatto precipitare nell’abisso del secondo o forse più probabilmente terzo posto (lo sapremo tra poco più di due ore, quando il Barrilete avrà portato a termine la sua sfida con il Barving Team) e quindi forse verso una rivincita, un confronto diretto con il Deportivo Sanfelice (che nel frattempo si è fatto superare dalla Pessima che perciò non incroceremo). Le bugie, si sa, non son cose belle. Perciò non parleremo di come è saltato fuori il risultato, né della gioia rumorosa della curva dell’ABB, ma parleremo di quanto di positivo si è visto e sentito in campo e fuori. L’inizio è in strada, questa volta. E’ il profumo di un sambuco fiorito che ci aspetta tra la macchina e l’ingresso del campo. E’ un profumo che sa di tempo fa, di quando si giocava a perdifiato nel prato sotto casa e poi sudati e con le ginocchia sporche di terra o sbucciate, come quelle del re leone, ci si arrampicava sui sambuchi a chiacchierare o a inventarsi un altro gioco. Questo è il mio di profumo, metteteci il vostro e ci siamo capiti. Buono anche ciò che abbiamo fatto in campo, per almeno mezz’ora prima del black-out, lasciando poco o nulla agli altri, chiudendone la manovra offensiva e andando ripetutamente vicino al goal. Bello è stato anche scoprire che i conti sui posti auto per il ritorno erano clamorosamente sbagliati e bello dunque ammassarsi sul sedile di dietro in quattro, sperando di non incrociare i ghisa. Qualcosa che sa, ancora, di vecchi tempi, di poche patenti nuove di zecca e macchine piccole. “Un bel tacer non fu mai scritto” afferma il proverbio. Ma bello è vedere come Ibe riesca a tacere per quasi tutta la sera, bellissimo come riesca anche a non sentire, con l’iPod a stecca nelle orecchie prima del match e addirittura stupendo il suo unico commento durante la cena sulle motivazioni per cui noi (parafraso) maturi compagni di squadra andiamo a giocare, non avendo di meglio da fare. Bello invece il discorso con cui il mister (arriva senza borsa, salta un turno sperando di guarire, bello e difficile gesto) carica la squadra, con “voglio” e “non voglio” a scandire le istruzioni. Ma più bello di tutti è forse il gesto atletico di Zacca che per due volte cerca di camminare sopra il pallone, in una discutibile esecuzione del suo pezzo migliore (a parte la discesa a clacson tirato): la cannonata da fuori. Il secondo tentativo raggiunge vertici sublimi, quando il nostro cavaliere nero si erge per un istante sopra la biglia a scrutare l’orizzonte, laggiù dove si intravede una porticina con un tizio arancione, e poi stupito e confuso si inclina pericolosamente da un lato, fuori baricentro e tradito dalla sfera che non lo regge più e prova a scappare da lì sotto, rovina a terra, tutto d’un pezzo, come un TIR con rimorchio che rovescia i pomodori sull’autostrada. E poi infine bello, sempre, comunque, giocare, metterci il cuore, farlo pompare di fatica, speranza e se serve anche delusione. Bello “essere maschi, amare il calcio, avere la possibilità di giocarlo”. Ne avremo altre. Ci saranno altre notti. Andrà meglio di così.

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