lunedì 18 maggio 2009

Elitron-Seleção 6-0


La delusione per il mancato scontro è stata così forte che anche scriverne è impresa faticosa. Anche più faticoso immaginare un’analogia che meglio di quella estemporanea, nata poco dopo la partita, descriva la sensazione di amaro in bocca che lascia una vittoria a tavolino. Addirittura questo compito pareva impossibile. Poi è arrivata un’illuminazione. Improvvisa, come tutte le ispirazioni. Ha avuto bisogno di qualche giorno per distillarsi e prendere la sua forma definitiva, ma poi, una volta messa a fuoco, posta accanto all’altra, la faceva sembrare un misero, pallido, triste tentativo di spiegare cosa si prova ad aspettare una partita per una settimana per poi sentirsi dire a muscoli caldi, capelli bagnati, coltello tra i denti che… ehm… loro non sapevano di dover giocare proprio questa sera. In altre parole, la seratina romantica, tipo primo appuntamento, cenetta al costoso ristorante giapponese, che però è afrodisiaco, passeggiatina con gelato e lei che ti si appoggia al braccio e ride di ogni stronzata che dici e ad un tratto ti sussurra qualcosa avvicinandosi e senti il profumo dietro il suo orecchio e mentre sale sulla tua macchina ripulita per l’occasione le guardi le gambe abbronzate e da lì a casa sua dove sei autorizzato a salire per bere qualcosa non l’ascolti più, concentrato nello sforzo di immaginare la sua biancheria e il figurone che farà sbattuta in qualche angolo mentre procedi ad esplorare il resto della sua pelle e poi entri in casa sua, butti un occhio distratto in giro, mentre ti accomodi sul divano e lei ti dice scusa solo un attimo e blackout! Risvegliarsi con la sigaretta tra le dita e lei che alza dal letto infilandosi la tua camicia per andare in cucina a fare il caffè ed essersi persi senza scampo tutto ciò che sta tra il divano e adesso, bene, questa è una storia che anche narrata nei dettagli, è insipida al confronto di quella che racconteremo tra poco. Questa seconda, l’”illuminazione”, ha anche un altro pregio. Rispetto all’altra, non è una carrellata di luoghi comuni tratti dai peggiori film sul tema, ma attinge direttamente all’inevitabile esperienza di tutti. Perché prima o poi un giovane maschio italiano cui piace il calcio si è trovato, per forza, nella situazione narrata. In secondo luogo, questa storia ha anche un’altra caratteristica che –almeno a mio gusto- la rende particolarmente interessante. Ed è che in una sola vicenda questa storia riesce a fare ridere, piangere e riflettere. Nel breve volgere di una vicenda, e per di più semplice, non solo si alternano diversi stati d’animo, ma anche si possono trovare diversi spunti di riflessione. Ma veniamo al dunque, che non è il caso di tirarla troppo per le lunghe. La storia è questa.

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