domenica 21 novembre 2010

Elitron-FC Mediolanum 3-4


-Lo so perché me lo dici-. Il piccolo principe si lascia andare sullo schienale della sedia e lancia al vecchio portiere uno sguardo che sta fra l’antica amicizia e il rimprovero, ricevendone in cambio un sorriso un po’ storto, complice forse anche la dentiera non perfettamente salda.
Il vecchio portiere ha appena finito di sostenere la tesi che è la testa che conta più di tutto. E per corroborare la sua affermazione ha raccontato come esempio negativo di quella volta in cui, dopo una lunga sosta preceduta da una vittoria convincente, di forza e carattere, hanno affrontato una squadra raccogliticcia, con uno degli avversari, appena arruolato, che ascoltava i compagni spiegare che all’inizio del gioco la palla si batte in avanti (concetto facile, ma non sempre applicato anche dagli esperti, se perdono la testa), mentre saltellava per il campo infilandosi in fretta e furia una scarpa. Una partita nata storta, con un goal preso dopo un minuto, un pallone che filtra nella boscaglia delle gambe amiche per spuntare imprendibile e conficcarsi nel sacco. Che peccato grave sottovalutare gli avversari. Che sbaglio non reagire con la testa e abbandonarsi ai nervi. Tutti avanti, ad affannarsi in una tattica che già allora era fisicamente insostenibile. A corto di ossigeno, con le idee obnubilate era un attimo cominciare ad urlarsi contro. A poco era valso il goal del pari, risultato che durava poco. Che tristezza lo smarrimento delle linee avanzate, vittima della dispnea e arrendevoli nell’uno-contro-uno. Che disperazione vedere il re leone arrancare dietro le folate avversarie. Una partita nata storta, che finisce male, dopo un aborto di rimonta. La testa, amico mio, ha detto il vecchio portiere. Sta tutto lì.
Ora il piccolo principe cerca di incrociare lo sguardo di un cameriere mentre entra ed esce dal gazebo riscaldato ad infrarossi. Vorrebbe il limoncello offerto dalla casa, da decenni. Un piccolo vizio dei bei tempi andati. Il piccolo principe alza un braccio e riceve un cenno di assenso. Dice:-E’ praticamente da allora che la schiena mi fa dannare.
-Lo so. Maledetta schiena- risponde il vecchio portiere e si lascia sfuggire un mezzo sospiro che l’amico conosce bene. Infatti non gli lascia il tempo di riprendere, e gli ruba la parola che sta per dire.
-Però…
-Già, però. C’è sempre un però.
Arriva il cameriere. E’ un ragazzo lungo lungo, con il gel nei capelli. Parla una strana lingua, un italiano del sud con un vago sentore di lingue dell’est e ha una luce selvatica negli occhi. Chiede cosa desiderano e se ne va, facendo un commento incomprensibile e guardando sull’orologio quanto manca alla fine del turno.
I due vecchi amici si guardano negli occhi. C’è l’ombra di un’idea folle negli sguardi di entrambi. Chi li conosce la saprebbe riconoscere.

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