lunedì 29 novembre 2010

Elitron-Tennent's 5-6

Ora i due sono fuori, nel freddo pungente e umido di una sera di novembre, 2064. Il loro respiro frequente esce a sbuffi dalle narici e si condensa sulle sciarpe di lana tirate fin sopra la bocca.
-Da che parte hai la macchina?- chiede il vecchio portiere
La risposta è un cenno del capo, in una direzione imprecisata verso la piazza illuminata a giorno che sta in fondo al viale.
-Ti accompagno un pezzo.
-Ti ricordi che il lunedì qui, ai tempi, era chiuso?
-Già, ci toccava cambiare posto, interrompere il rituale.
I due camminano assorti, guardando il marciapiede per evitare trappole. Il portiere vorrebbe raccontarne ancora una, per rinvigorire il ricordo e alimentare la volontà. Ma in quel momento gli viene in mente solo una sconfitta, di quelle che non bruciano, perché hai la sensazione di essertela giocata fino in fondo. Ci si era messa la sfortuna in quella partita contro la capolista, con Olly a dormirsi tutti gli arretrati in Valtellina, a distanza di sicurezza dalla piccola peste notturna, Teto inghiottito da imprecisati imprevisti e il mister abbattuto dalla febbre, evento rarissimo. Così si era ripescato, dopo lunga inattività, l’esperto Palu e ci si era inventati una partita di attesa e ripartenza, con Seba boa a cui aggrapparsi quando si era a corto di idee. In campo la palla scottava spesso, quando si trattava di impostare e un po’ di fretta e di affanno era affiorato in qualche circostanza, ma una sassata piegamani di Zacca dopo pochi minuti aveva fatto indulgere all’ottimismo. Il primo tempo era stato un colpo-su-colpo continuo e la Elitron se l’era portato a casa. Poi nella seconda metà qualcosa si era incastrato nel meccanismo e si era andati sotto. Ma nessuno aveva perso la testa e tutti avevano fatto il loro dovere, fino proprio all’ultimo secondo, quando il re leone aveva trafitto per l’ultima volta l’ottimo portiere avversario, regalando ai compagni una illusione breve come l’infinitesimo spazio tra la ripresa del gioco e l’immediato triplice fischio finale. Peccato, ce l’avevano quasi fatta. Al vecchio portiere sfugge quasi un sospiro, ma sono arrivati alla macchina ed è tempo di salutarsi.
-Promettimi che ci pensi sul serio- dice il portiere, mentre l’amico armeggia con le chiavi.
-Certe volte ho l’impressione che tu abbia passato la vita a cercare di convincermi di certe cose.
Il portiere sorride, e mette una mano guantata sulla spalla dell’amico.
-Lo so, sono un rompicoglioni.
Il piccolo principe apre la portiera e si siede pesantemente al volante, guardando in su.
-Non ti manca il senso della realtà- dice. –Domani ti chiamo.
Il portiere annuisce e saluta con la mano, sentendosi un po’ goffo. Poi se ne sta lì ancora un attimo, a guardare mentre il vecchio amico mette in moto, diligentemente mette la freccia e si immette nella strada deserta e bagnata.

2 commenti:

Il Presidente ha detto...

E ieri sera?

giovanni ha detto...

L'aggiornamento twitter è rimasto in canna. Ad un minuto dalla fine la mia personale minchiata stava compromettendo il risultato, fissandolo sul 3-3. Poi Seba e Dario, in sessanta secondi, ci hanno portato i tre punti. Finale 5-3