giovedì 14 aprile 2011

Elitron -Golden Boys 8-1

Anche i Golden Boys sono un pezzo della nostra storia. Avevano un altro nome e veleggiavano ad altezze irraggiungibili quando noi esordivamo in questo torneo e ci confrontavamo soffrendo con formazioni ben più modeste. Poi han perso qualche pezzo e cambiato nome e l’anno scorso li abbiamo incontrati due volte, portando a casa una vittoria e un pari. Quest’anno ce li siamo ritrovati contro di nuovo nel primo girone: una vittoria e un pari. Non paga, la sorte ha voluto che ci scontrassimo anche in serie A. La prima è finita pari: una forma farlocca e gonfia di speranza di statistica ci faceva presagire una vittoria. E parimenti lo faceva il nostro stato di forma, il recupero di Teto in mezzo alla difesa e nel complesso una formazione un po’ tanto sbilanciata in avanti ma anche perciò attrezzata a segnare. Basta solo metterci la grinta e la calma che servono. I Golden Boys sono –per fortuna – una di quelle squadre con cui ci piace giocare. Perché fisicamente sono alla nostra portata, ma anche, e soprattutto, forse, perché sono corretti: determinati, pugnaci, ma sempre leali. Prima di scendere in campo decidiamo, su cortese richiesta del mister, di onorare l’incontro con un perfetto silenzio, segno e stimolo ad una grande concentrazione. La buona sorte premia i buoni intenti e sul primo rilancio di mano dalla nostra area esce un assist lungo linea che Seba addomestica e gira nell’angolo opposto con chirurgica, spietata precisione. Si comincia alla grande e si continua, con un copione già sperimentato con Absolut, sulle ali dell’entusiasmo, della corsa e della tecnica, aumentando il vantaggio. E’ sempre il nostro superbomber, allora ancora prossimo ai quaranta a fare lievitare il punteggio, fino al 4-0 che chiude il primo tempo. Gli dà una mano il mister, che raccoglie una respinta del portiere e mette la sua firma nel tabellino (si ripeterà nel secondo tempo, per una doppietta personale). Nella seconda metà cala un po’ l’intensità, facciamo un goal di meno e ne prendiamo uno a causa di una sbavatura nella nostra manovra, ma nemmeno per un minuto perdiamo il controllo del match. Alla fine il punteggio è rotondo (anche se meno di ciò che ci ricordavamo appena usciti dal campo). E’ stata un’ottima partita, per il clima, il risultato e le sensazioni. Impreziosita dall’ammissione dell’arbitro circa il suo errore sulla regola della distanza sul tiro libero (ammissione non richiesta quindi ancor più apprezzabile).

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