lunedì 21 marzo 2011

Due chiacchere con..

...un amico che ha giocato in serie B a calcetto. Gli ho chiesto di raccontarmi un po' di cose. Ebbene, l'aspetto che più mi ha sorpreso è che si faceva anche sei ore di macchina per giocare 7 minuti di partita. Il ritmo doveva essere vertiginoso, per cui i cambi erano fondamentali e chi era in campo doveva dare tutto se stesso. Attaccare sempre era l'imperativo. Tatticamente lui mi parlava dell'universale, praticamente il giocatore arretrato di difesa, che dettava i ritmi di gioco in fase di possesso palla. Dettare i tempi significava soprattutto decidere quale schema adottare, ed era lui il primo a partire. La squadra girava in senso orario o antiorario in modo tale da creare scompiglio e trovare un varco per segnare. Fondamentali erano i tagli. Il mio amico invece giocava come punta, ed il suo ruolo era quello di fare da boa, di far girare palla e quindi di coprire l'inserimento del compagno. Giocavano col 3-1 ma spesso arrivavano al 2-2. Negli ultimi minuti, nel caso si trovassero in svantaggio, l'universale si metteva la maglia del portiere e faceva il 5 giocatore, in modo da sfruttare il vantaggio numerico. Certo, negli allenamenti loro ripetevano anche per un'ora e mezza lo stesso schema, la tattica ricopriva un certo ruolo. In difesa giocavano a zona e mai si trovavano con un solo difensore a coprire. Morale: tanta corsa , movimento, scambi di ruolo e applicazione tattica. Ora, stiamo parlando di molte cose che non possiamo fare, però il senso credo sia utile a tutti.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Quand'ho letto l'articolo, sicuramente utile, mi e' subito venuto in mente il motivo per cui ho smesso di giocare a calcio: il fatto che era rimasto solo un lavoro, un impegno metodico, un'applicazione di schemi, ruoli, ripiegamenti, diagonali.
Mancava il "divertimento", o forse quella era la mia chiave di lettura di allora (tuttora valida pero').
Fatto sta che per due anni due, i successivi, non ho toccato il pallone: e tutti quelli che amano il calcio hanno idea di cosa significhi.
Ora, pensare che anche nel nostro torneo l'obiettivo sia l'industrializzazione del gioco probabilmente spoetizzerebbe l'essenza di queste partite. Se penso alle partite di calcetto dei pro (tanta gente che a 11 ha calcato categorie modeste e ha ripiegato su altro) vedo solo tanta noia e ripetitività, voi no?
La domanda e': vogliamo andare in quella direzione?


Sebi
p.s.: posto che qualche buon consiglio male non fa di certo, ma lo do per scontato.

giovanni ha detto...

Sebakunin!

Anonimo ha detto...

Ecco cosa succede quando potete permettervi il lusso di pensare.
Sto tornando e presto rimetteremo tutto a posto.

L. IV