Il mister guarda i suoi ragazzi novantenni che corricchiano per il campo. Il vecchio portiere si ferma accanto a lui e dice “te l’avevo detto, ti ricordi, che avremmo vinto, quella volta lì?”. “Già. Anche se era difficile immaginarsi che ce l’avremmo fatta, dopo il primo tempo”. Poi si fruga in tasca e tira fuori il telefono. “Guarda” dice, dopo un po’ di ricerche nella memoria dell’apparecchio. Si vedono le immagini riprese quella sera di più di cinquant’anni prima. Una cosa che lascia a bocca aperta il vecchio portiere. Quei ragazzi di un tempo che corrono nelle loro maglie seminuove gialle e blu [come il nuovo layout ndr]. “Ehm” dice il portiere e guarda il mister, quello vero, ingrigito, perché quello giovane, nel telefono, ha appena danzato su una palla al limite dell’area, impegnato in un numero da circo che si interrompe a metà e lascia una bomba innescata poco lontana dalla nostra porta: una palla dimenticata lì, nel bel mezzo di una giravolta. Ed ecco un altro giovane con la maglia blu che arriva e la fucila dentro. Peggio era difficile cominciare. I blu sono più giovani, corrono e si capisce che han voglia di strafare: accennano a giochetti e finezze. Sono anche bravi e dopo non molto sono di nuovo più o meno dove stavano prima e di nuovo fucilano una palla in porta ed il re leone si scansa di millimetri all’ultimo e spiana la strada al raddoppio avversario. Malemalemale. Come male rinvia il portiere (stavolta è il mister a dire “ehm”) quando esce dalla porta per allontanare un pericolo e ne crea uno più grosso. La palla stavolta caracolla indecisa tra lui e un difensore, ma alla fine lemme lemme trova la sua via, per il tre a zero che chiude il primo tempo. Peccato perché i nostri si stavano ritrovando e mettendo bene in campo e sembrava che potessero rimontare, anche se il portiere di là, come previsto, ci metteva del suo per negar loro la gioia. E poi zac! Il film finisce. “Ma come?”.
“Eh sì, la videocamera aveva un problema…”.
“Peccato, manca il discorso sull’umiltà del re leone a Seba”, reo di avere tentato una manovra rischiosa nell’ultima azione, anziché passare la palla e di non volerlo ammettere, spostando il discorso sull’approccio generale alla partita e sull’impossibilità teorica di prendere tre goal come quelli che abbiamo incassato.
“E i fanculi reciproci che ne sono venuti”
Ma soprattutto manca la rimonta. Manca il primo goal in torsione carpiata rovesciata scivolata, in anticipo sul difensore e sul portiere. Manca il numero del Re Leone, che addomestica una palla al limite dell’area e se l’aggiusta con calma, in un interminabile intervallo di tempo che gli occorre per trovare lo spiraglio giusto e dare consistenza e realtà alla rimonta. E poi manca tutto il parapiglia causato da un arbitro che non ne azzecca una e si inventa fantastiche regole al limite della fantascienza. Non si vede Teto che si porta via l’uomo davanti alla porta una frazione di secondo prima di un calcio di punizione e causa un rigore. Palla sul dischetto, parte la rincorsa, tiro abbastanza centrale, portiere che va giù dalla parte sbagliata ma recupera col piede sinistro. Fischio e cartellino giallo alzato dall’arbitro. Ma per chi? E perché? Per Teto perché, come apprenderemo dopo animata discussione, è vietato fare “Bu!” all’avversario da distanza ravvicinata. Da lontano si può, da vicino no. La FIGC parla chiaro. Sarà, intanto il rigore è da ribattere. Cambia l’esecutore, non l’angolo. Cambia il lato in cui si butta il portiere, non il risultato. Parata di nuovo e corner. “Dagli il terzo” si sente urlare dalla curva gremita della FCE. Si sentirebbe, se ci fosse il video, veramente. Ma non è difficile capire di chi si tratti. Sempre lui, non nuovo a queste alzate di ingegno. L’altra volta era stato mandato fuori da solo, stavolta si porta al gelo anche il resto della tifoseria.”Tutti fuori” è infatti il perentorio ordine dell’arbitro. Finito l’esodo, passa una manciata di secondi, nemmeno il tempo di battere il corner e dopo mesi torna in tribuna il presidente, accompagnata da Giangio. Tre passi sul campo e sono fuori anche loro. Si riprende e dopo poco è il pari, con una puntazza di Seba da distanza ravvicinata. L’urlo della curva che vede a malapena la porta ma capisce lo stesso è attutito dal telone, ma si fa sentire. Nel frattempo il Reduce è riuscito nell’impresa di prendersi anche lui il suo giallo stando a bordo campo. Ma gli avversari accusano la rimonta e i gialloblu ne approfittano, col mister che inventa sulla destra e segna il goal del vantaggio. Nuovo boato da fuori. Timeout: Seba ammonisce sull’inopportunità di farsi raggiungere dopo ciò che abbiamo fatto e il resto della squadra dà vita alla sceneggiatura horror prefigurata dal bomber. Punizione, la barriera si apre quel tanto che basta da far filtrare la palla, che sbatte sulla mano del portiere ma finisce in rete lo stesso. Cinque botole si aprono sotto i piedi dei giocatori Elitron. E’ pur sempre un punto, ma il cuore si era ormai affezionato all’idea di vincere. Frustrazione, delusione, rabbia, palombella. Palombella: come fa a venirti in mente su un tiro da distanza media? Eppure. Il portiere è lì, in attesa dietro la barriera, accovacciato, intorno a lui ronza il mister, seguito da un difensore. Parte la palombella, scavalca la barriera: il tempo è perfetto. Niente bordata, il portiere è di ghiaccio, c’è troppa gente attorno, non riesce a recuperare, la palla sfiora la traversa e si infila in porta, a meno di un minuto dalla fine. Così bello che neanche Seba riesce ad essere distaccato. Bello vincere. Bello farlo così.
Non c’è il video a ricordarlo, ma quella con Fila Football Club è una partita di quelle che si ricordano per sempre.
1 commento:
Ucraino ma approvato...
G
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